akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 gennaio 2009

1089. Strade di disperata speranza



Neppure questo è il luogo.

I superstiti con le loro famiglie.
I quadri ammucchiati, le pareti vuote.
Ancora l'odore di vernice.
Sei ancora lì, stai per partire.

Crateri rugginosi.
Schegge, spire di preistoria.
Luci che disgregano un futuro invecchiato.

Siamo vicini al prato, al nido di vespe.
Siamo lungo una qualsiasi strada
della grande isola.

Siamo nel riposo della nuova
possibile nascita. Sotto le nostre luci.
Distesi e piegati nell'ora
della nascita-morte.
Sotto il pallido imperio degli orologi.

Distinguo rumori e suoni.
Dormo e penso.
Sono un corpo senza corpo.
Un colore incolore.
Sospinto fuori, furioso.

Alfonso Berardinelli
da Lezione all'aperto
[Ed. Lo Specchio-Mondadori, 1979]

[Didascalie]

3 Comments:

  • At 31/1/09 7:20 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia, concedimi il lusso di riportare qualche riga sui racconti di William Trevor; ecco
    quello che ho scritto sul forum Leggere e scrivere.
    Trevor è forse il più bravo di tutti nei racconti, meriterebbe il Nobel (ha pure 80 anni, chissà se farà in tempo...). Un caro ciao.

    L’ultimo libro di racconti di William Trevor (Uomini d’Irlanda) è un libro bellissimo. La sua battuta sul fatto che i romanzi li ha scritti nel tempo libero - tra un racconto e un altro - non è poi tanto una battuta, è che Trevor riesce ad essere veramente ammirevole nei suoi racconti brevi. Un personaggio di un suo racconto “sente bruciare le lacrime sotto le palpebre” ma non piangerà, questo è l’effetto che fanno molti racconti di questo autore. Uomini d’Irlanda è formato da 12 racconti tutti della lunghezza di circa 15 pagine, perfetti, io ne descrivo solo uno. Si intitola “La bravata” ed è la storia di un gruppo di adolescenti, ragazzi e ragazze, che vanno a spasso per Dublino in una serata in cui c’è la voglia e il capriccio giovanili di sentirsi al centro del mondo. Hanno bevuto e i ragazzi vogliono fare colpo sulle ragazze. Sono maldestri, sbruffoni, una ragazza dal nome Aisling chissà cosa starà pensando del suo ragazzo; all’improvviso su di un prato il ragazzo di Aisling e un suo amico percuotono alle spalle un giovane e lo lasciano a terra. Uno di loro dirà, per giustificare la loro violenza, che “certi hanno la mano pesante con le donne”, facendo intendere che il ragazzo a terra aveva molestato in passato sua sorella. Dicendo questo congela la reazione delle donne che sono con loro, nessuno soccorrerà quel ragazzo a terra, Aisling avrà pena per la ragazza molestata e non muoverà nemmeno lei un dito. Quel ragazzo a terra morirà nella notte, al mattino la signora che lo troverà in giardino verrà svegliata dal suo vicino che avendo visto il corpo del ragazzo non ha ancora chiamato soccorsi “avendo il cellulare scarico”, e suonerà insistentemente al suo campanello. La scena è amaramente isterica. Al processo i due ragazzi saranno condannati. Aisling andrà a trovare il suo ragazzo in carcere ma col tempo, dalle lettere, capirà che quel ragazzo morto non aveva fatto proprio nulla e che l’avevano ingannata con le parole, con la frase falsa “certi uomini non sanno tenere a posto le mani con le ragazze”, la sua pietà era andata verso la persona sbagliata, si tufferà nel teatro e reciterà Shakespeare, lavorerà nel mondo dei libri. Andrà più volte a trovare il ragazzo ucciso e fisserà quella lapide: “sarebbe potuta andare via, e spesso ci pensava nella quiete di un altro tempo e di un altro luogo, sfuggire alle ombre della bravata. Invece rimase, una persona diversa da lei, perché il suo posto era lì dove il fatto era accaduto”.

     
  • At 31/1/09 8:00 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie Domenico, ciò che hai lasciato qui è molto ispirato.

    Un caro ciao anche a te.

    C.

     
  • At 31/1/09 9:56 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Giro il ringraziamento a Trevor e anche a te - moderno anfitrione (ciao e buona serata).

     

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