akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

23 gennaio 2009

1051. Piccoli centri di gravità permanenti

...“Favola” è ritenuta opposto di “Scienza” e quasi sinonimo di “frottola”. Si impongono tuttavia due sue qualità nel tempo e nello spazio, che danno a pensare. Una è l’antichità delle sue trame, che >Vladimir Propp fa risalire al Paleolitico, l’altra è l’estensione della sua area a continenti e culture diverse e non comunicanti, come per le tante versioni del mito di Amleto, secondo >De Santillana e Van Dechend. Deve esservi nella >fiaba qualcosa di solido e duraturo, qualcosa di interno e profondo, che scende in epoche lontane e negli innumerevoli “centri del mondo”, una legge di stabilità nascosta nella sua piccolezza.

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4 Comments:

  • At 23/1/09 4:50 PM, Blogger Kerub said…

    Ciao Clelia,

    ho letto il Mulino di Amleto questa estate.

    E anche il Qohelet tradotto da Ceronetti.

    Nihil sub sole novum.

    Certo che il Mulino di Clelia non si ferma mai...

     
  • At 23/1/09 5:47 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Finché c'è acqua e/o vento, c'è speranza...

    Ciao carissimo,

    C.

     
  • At 23/1/09 9:54 PM, Anonymous Bruno said…

    Vada per il mulino (è poetico, solitario), ma il rendimento energetico è quello di una macchina eolica a portanza, a giudicare dall’energia generata anche dai soffi più lievi o più disallineati.

    Quanto alla favola, di che stupirsi? Usa la grammatica del sogno, che è la trama più antica, ed è nuda come il gesto, che ha soggiogato l’uomo ad ogni latitudine, come un’epidemia globale portata dal vento, prima ch’egli s’illudesse guarito con la sua parola.

     
  • At 23/1/09 10:02 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    L'idea "pandemica" associata alla fiaba è efficacissima, mentre l'immagine d'inizio post un po' mi sgomenta e un po' mi lusinga.

    Grazie caro, stammi bene.

    C.

     

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