akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 gennaio 2009

1043. Parole nel vento della storia scritta

Ritrovo l'eterno (ma mutevole) conflitto fra parola e scrittura in una deliziosa opera di Sini che avevo già letto qualche anno fa, ma che ora apprezzo con un gusto nuovo (ecco un vantaggio dell'età più matura...). Concordo con il teoreta, nulla potrà impedire alla scrittura di brillare di luce propria, conservando così il proprio fascino discreto e "notturno". Proprio come certe "stelle consigliere" che all'occorrenza non sappiamo nominare, ma che ci sono indispensabili per l'orientamento:
...la metafisica logocentrica domina per tre millenni circa, costringendo la scrittura al ruolo di una tecnica, di un portavoce della parola piena e originaria; di quella parola che, in una vivente presenza a sé, ha nel soffio e nell'eco dell'autocosciente sentirsi parlare la sua prima manifestazione. Ma questa dominazione non riesce a cancellare l'originarietà della scrittura prima: questa fatalmente riemerge (come un rimosso, o come il rimosso)...*

*So di essere "asincrona" ma non ho in grande stima la parola, mentre sono devotissima alla scrittura (soprattutto a quella degli altri). I corsivi nel testo citato sono miei.
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