akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 gennaio 2009

1041. Sarcasmi imperiali

Leggo (su Il primo amore) un breve - ma intenso - studio di Sergio Baratto dedicato a Zbigniew Herbert. (Bellissima la poesia Alle porte della valle in esso integralmente citata).
..."Non bisogna mai prendersi troppo sul serio" recita il primo comandamento del dio dell'ironia, una divinità oggetto di culto soprattutto nelle province più ricche ed estenuate dell'Impero. Herbert viveva e scriveva in una terra schiacciata da un potere ossessivo, che forniva ben poche ragioni per ridere. [...]Oggi invece l'imperatore gradisce più di ogni altra cosa che i sudditi ridano di cuore. La catastrofe climatica e l'eventualità di finire sparpagliati lungo il tunnel della metropolitana dall'ordigno di qualche volenteroso adepto di un dio assolutamente serio non devono toglierci il gusto e il privilegio di riderci sopra. Proprio per questo – e non sembri un paradosso – "Herbert è un maestro dell'ironia", come scrive Josif Brodskij nell'introduzione al volume Adelphi. La sua ironia è serissima, il suo sorriso è una smorfia piena di amarezza. Niente è davvero relativo: il potere è sanguinario, la barbarie è la barbarie, la tragedia è la tragedia. Si può ridere così solo se si percepisce la tragedia, solo l'assunzione su di sé della tragedia concede il diritto a quel riso. Del resto, è anche l'unico che sia possibile esprimere. Forse bisognerebbe chiamarlo sarcasmo. Sarkazein è greco: "mordersi le labbra per l'ira" ma anche "dilaniare, strappare pezzi di carne (sarx) come le belve". Il riso tragico nel momento in cui guardi dritto negli occhi il mostro che ti sbrana è un atto di eroismo.

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