akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 gennaio 2009

1040. Un orizzonte senza tempo

Oggi, sulla "Stampa", Carlo Rovelli spiega - bene - quali siano, in fisica teorica, gli ultimi orizzonti sull'origine dell'universo. E lo fa sovvertendo un'idea difficile da "espiantare" dallo scenario comune umano: quella del Tempo. Il suo è un suggerimento estremo, ma a mio modesto avviso efficace (e assolutamente affascinante, anche per le implicazioni filosofiche che esso comporta): facciamone a meno.
...E se «spazio» e «tempo» non fossero strutture universali alla base del reale, ma solo approssimazioni che hanno significato per la nostra esperienza quotidiana, ma non vanno più bene per capire il mondo un po' più in profondità? [...] Ripensare cosa sia il tempo è il passo più arduo. Siamo abituati a concepire l'uniforme scorrere del tempo; questo grande fiume in cui siamo immersi e che ci trascina. Ma un vero fiume è solo una danza disordinata di milioni di molecole d'acqua; vista da lontano, la danza disordinata diventa un placido e ordinato fluire, a costante velocità. E se il tempo si scomponesse anch'esso in una danza incoerente e disordinata, quando osserviamo il reale alle scale più minute? Se la nostra idea di un Grande Tempo che fluisce non fosse che una specie di approssimazione, che ha senso solo su scale «grandi»? Se per scrivere le equazioni fondamentali che descrivono il mondo fosse necessario dimenticarsi del tutto della variabile «tempo»? [...] Il campo di ricerca che si occupa di questi problemi si chiama «gravità quantistica»: è il nome dato alla teoria che stiamo cercando e che deve combinare Relatività generale e meccanica quantistica in un quadro coerente. E' una teoria cercata ansiosamente da decenni, un «Santo Graal» della fisica teorica contemporanea. [...] Le equazioni della gravità quantistica a loop descrivono la dinamica dello spazio come una danza di minutissimi anellini («loop» in inglese ). Nelle equazioni non c'è la variabile tempo. Le equazioni ci forzano, quindi, a ripensare da capo il mondo, senza mettere il «tempo» alla base della struttura della realtà. Se la teoria è giusta, il tempo non esiste. Il tempo è, come la velocità media dell'acqua di un fiume, nient'altro che una nozione media e approssimata, utile solo a scale molto grandi rispetto alla trama minuta del reale. Per comprendere questa trama minuta dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione che ci porti fuori dalle nostre abitudini: pensare il mondo senza pensare al tempo...

4 Comments:

  • At 21/1/09 3:36 PM, Anonymous pessima said…

    Il tempo come una danza, mi pare bello.

     
  • At 21/1/09 6:08 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Concordo. L'immagine ha colpito anche me.

    C.

     
  • At 21/1/09 8:43 PM, Anonymous Bruno said…

    Ciao Clelia!
    Ti dirò: lo spunto di Rovelli mi ha fatto venire alla mente il volume “Chaos: making a new science” di James Gleick (nonché alcuni paradossi filosofici, primo fra tutti quello del sorite).
    Spiego: cambiare punto di partenza per semplificare il percorso? Lateral thinking? É ottima cosa. Lo abbiamo sempre fatto. Come illuderci poi di aver risolto. In realtà ci saziamo solo un po', nella nostra eterna condanna a fagocitare spazio e tempo, aberrando per salti o scorciatoie i limiti animali di movimento e procreazione.
    Aggiungo: “il tempo non esiste” ipotizza Rovelli, “il futuro è finito” dice Baricco (post 997). Sebbene su piani diversi, il tempo oggi sparisce.
    Concludo: l’ho detto, noi lo stiamo fagocitando – ne intravvediamo finalmente le basi scientifiche e la tecnologia -, “impresentandolo” (perdona il neologismo, se lo è) con uno dei nostri soliti e smisurati sforzi di sintesi, sia come futuro (che non ci serve ahimè realizzato domani, ma la cui valenza è solo nel pensiero di esso nell’oggi) che come passato (non devo certo aggiungere io ulteriori richiami nel tuo cospicuo blog su memoria, ritorno, nostalgia), e quindi come suo fluire, fino a farlo svanire nello spazio di un’idea (di non esistenza).
    Oppure siamo già lo spazio di un’idea di non esistenza, e allora – deo gratias! - lo avremo scoperto.

     
  • At 21/1/09 9:32 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    L'ultima che hai detto mi sembra allettante e perseguibile (in senso attivo e passivo). Bisogna solo vedere se - trovato il coraggio per farlo - ce lo faranno poi fare.
    Io è un po' che ci penso e - in quell'esistenza parallela che sta diventando la mia vita - provo anche a metterlo in pratica.
    Nichilismo? Forse.
    Ma l'idea di togliere, anziché continuare ad aggiungere mi pare oltremodo allettante.

    Stammi bene.

    C.

     

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