akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

21 gennaio 2009

1039. Il lato transeunte della gioia

Di pari passo coi ricordi, sfugge la staticità della gioia. Questo bene che, finché dura, crediamo eterno, ci offre il senso della sua esatta misura solo quando ci manca. Come accade per l'aria che respiriamo e per la terra che calpestiamo: è la sua assenza a rivelarci - troppo tardi e paradossalmente - la sua effettiva esistenza.
E' dal completo oblìo dell'ieri che io creo le cose di ogni ora... Io non credo alle cose morte e confondo il non essere più col non essere mai stato... Se almeno i nostri mediocri cervelli sapessero imbalsamare i ricordi! Ma questi si conservano male..., i più voluttuosi marciscono... Ciò di cui ci si pente era delizioso al principio... Rimpianti, rimorsi, pentimenti, visti a posteriori, sono gioie brevi. Non amo guardarmi indietro, e rinuncio al mio lontano passato, come l'uccello, per involarsi, abbandona la sua ombra... Ogni gioia ci attende sempre, ma essa vuole sempre trovare il letto vuoto, essere l'unica, e vuole che si arrivi a lei come un vedovo... Ogni gioia è simile all'acqua della fonte Amele, che, narra Platone, non si poteva conservare in nessun vaso... Ogni istante porta via con sé tutto ciò che aveva apportato.

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