akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

18 gennaio 2009

1030. Scene da un dolore

Le implicazioni psicanalitico-letterarie del dolore analizzate da un grande romanziere:
...Ma il quoziente di dolore di un individuo non è già abbastanza terribile senza amplificazioni romanzesche, senza dare alle cose un’intensità che nella vita è effimera e certe volte addirittura invisibile? Non per tutti. Per poche, pochissime persone quast’amplificazione, uscendo e sviluppandosi in modo incerto dal nulla, costituisce la loro unica sicurezza, e il non vissuto, la supposizione, impressa per esteso sulla carta, è la vita il cui significato arriva a contare di più.
via Scompartimento per lettori e taciturni > mi era parso assolutamente indispensabile
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4 Comments:

  • At 18/1/09 2:42 PM, Anonymous pessima said…

    Secondo me, però, non parla solo di dolore, non essenzialmente. Quello che dice a me è che per chi scrive la vita e le persone sono quelle su carta, che hanno a che vedere con quelle reali solo per il fatto che me sono, appunto, amplificazioni, nate da quello che la persona che scrive sente di loro. La cosa che mi interessava, comunque, era questa quasi impossibilità di farne a meno, perchè ho l'impressione che sia un po' la stessa cosa che accade anche a chi legge. Saluti.

     
  • At 18/1/09 3:09 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sull'ultima tua proposizione concordo integralmente.

    Saluti anche a te.

    C.

     
  • At 18/1/09 6:39 PM, Blogger Castor et Pollux said…

    Sarebbe da dire:

    Dolori volant, scripta manent... :-)

    e se la cosa diventa necessità, forse è preoccupante.

    Bel blog, mi complimento.

     
  • At 18/1/09 8:39 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie, e benvenuto(i).

    C.

     

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