akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 gennaio 2009

1022. Il dono della leggerezza

C'è chi riesce a raccontare la disperazione con una certa levità. Non è mancanza di rispetto nei confronti di chi soffre, tutt'altro. E' il dono dell'estro come lenimento al dolore. Quello di chi resta, quello di chi sa che - suo malgrado - dovrà sopravvivere (ancora un po'). Paasilinna è fra i fortunati che riescono a trattare l'argomento "spinoso" con una leggerezza che - a volte - sa quasi di gioia. Leggerlo è un piacere e una sofferenza al contempo, ma il piacere - è bene dirlo - è molto di più. Nel suo struggente romanzo corale, infatti, aleggia la morte ma trionfa la vita.
Fin dall’inverno il direttore Onni Rellonen aveva covato propositi di suicidio: e non era la prima volta. La sua voglia di vivere s’era già esaurita da tempo, e la depressione aveva a sua volta convertito la sua sana aggressività in pensieri autodistruttivi. Quanto a lui, avrebbe già messo fine ai suoi giorni la primavera precedente, all’epoca del fallimento della lavanderia, ma in qualche modo gliene era mancata la forza. Adesso era san Giovanni. La moglie era rimasta in città, dicendo che non voleva rovinarsi la festa in campagna con un marito deprimente. Una sera della vigilia in solitudine, senza falò, senza compagnia, senza futuro. Niente di meglio per far felice un povero cristo. Onni Rellonen posò la bottiglia di birra sullo scalino e rientrò in casa. Rovistò nei cassetti del comò in camera da letto, tirò fuori la pistola, la caricò e la fece scivolare nella tasca dei pantaloni...

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