akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

13 gennaio 2009

1011. Ombre d'aria

Pochi versi, suddivisi in tre parti distinte. Nella prima un chiaro riferimento spazio-temporale introduce il lettore in una dimensione "diversa" (l'ombra non è qui solo l'altro aspetto della luce e l'aggettivo "sconosciute" indica un chiaro inizio di spaesamento). Poi iniziano a mancare più decisamente dei punti di riferimento, e il desiderio di unione è forse sollecitato da un vago senso di paura. La parte finale ci affida un riferimento chiaramente leopardiano (i due "oltre" sono riferibili a un "di là da quella" siepe) e anche un cimento d'amore che - da solo - si offre a quell'incognita complessa che è la vita (rappresentata qui da un vuoto pneumatico "grande") che però, forse, non spaventa più come prima. L'esperienza della reciproca conoscenza pare infatti aver sollecitato un aspetto più importante: l'amore personale sembra andare incontro a quello universale. L'imponderabile pare essere messo in conto, le prospettive anche.
Giunti in alto al Belvedere
guardando nella valle
cercavamo le ombre
delle cose sconosciute.
Cercavamo di riconoscere nel mondo
qualcosa che ci univa in fondo.
E in silenzio scrutavamo
oltre le pendici
oltre la coscienza immersa,
tenendoci per mano
timorosi un poco
del grande vuoto d'aria.

Di Nicola Vitale (che è anche >>>pittore) consiglio anche il più recente (e maturo) Condominio delle sorprese
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