akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 dicembre 2008

952. L'asincronia degli inapparenti

Non tutti vogliono dirigere un’azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli d’amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli di giornale. Qualcuno vuol essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua, qualcuno vuole eseguire l’autopsia del quindicenne che si è suicidato una mattina di gennaio, e l’hanno ritrovato in acqua una settimana dopo. Qualcuno non vuole andare in tivù, alla radio, sui giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. Qualcuno vuol fare il pubblico. Qualcuno vuol essere una ruota dell’ingranaggio.
Non perché è costretto, ma perché lo vuole. Una pura questione matematica. Così io me ne stavo seduto. Qui. Qui in giardino, e non avrei voluto essere in nessun altro posto al mondo.


Libro strano, a tratti piacevolmente "incoerente", ma l'assunto - in larga parte contenuto nel piccolo brano citato - è proverbiale, e mi ci sono riconosciuta. Mi sento quindi di consigliare il volumetto anche se, lo riconosco, esso è decisamente "asincrono", quindi inattuale, quindi imperdibile.
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951. Borforismi

la genialità? è la capacità di darsi da soli una norma anormale.

non essendo io uomo di fede, quando dico "io credo" si potrebbe quasi leggere "io dubito".

io non immagino nemmeno che danni possa fare una immaginazione lasciata libera.

La sofferenza è l'unica cosa della quale possiamo dire "è mia".

Questi, e molti altri "borforismi", fanno parte di un delizioso blog collettivo che, senza apparenti pretese, affronta i più complessi temi della vita con leggera profondità (o con profonda leggerezza, scegliete voi l'ossimoro che più vi aggrada...). Il segreto di questa "leggerezza" sta tutto nel sottotitolo che gli autori hanno scelto per il loro blog.
Da visitare al mattino, per affrontare meglio la giornata.

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30 dicembre 2008

950. A propria immagine e somiglianza


Dato che proprio il suo autore ha sottotitolato il Master of Ballantrae con la dicitura "romanzo d'inverno", oggi mi sono dedicata all'ennesima rilettura di questo immenso capolavoro di Stevenson. Ricavandone immutate emozioni e mai sopite sensazioni di empatia. A volte con James, a volte con Henry, sempre con l'autore che, sotto le mentite spoglie di Mrs. Mackellar, sembra divertirsi nel non nasconderci nulla del lato deteriore di quella che ancor oggi ci ostiniamo a chiamare "umanità", ma che Dostoevskij aveva ben capito di cosa si trattasse quando, in un suo notissimo aforisma, ha lasciato scritto: "Qualora il diavolo non esistesse, ma fosse una creatura dell'uomo, credo che questi lo abbia creato a sua immagine e somiglianza".
Leggetelo (o rileggetelo) in una delle prossime, gelide serate invernali. Poi mi farete sapere se Dostoevskij non aveva ragione.
A prescindere da Stevenson.
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949. Fare i conti con l'ipertesto

Seguendo McLuhan, se il medium trasforma l'oggetto della comunicazione e quindi lo stesso soggetto che comunica, troveremo attraverso differenti canali d'informazione diverse modalità di strutturazione del testo e del pensiero che esso rielabora. Un problema di notevole portata è riuscire a tradurre l'informazione e la natura del pensiero, che si estende in un contesto differente da quello in cui è stato articolato e per il quale, di per sé, è stato concepito.
La trasposizione da una struttura reticolare, come il World Wide Web, a una forma lineare, come la pagina stampata, comporta il superamento di una serie di ostacoli, che rischiano di offuscare e tramutare il multi-senso proprio degli ipertesti. Lo stesso spazio logico entro cui si articola la parola digitale non presenta un ordine univoco, e neppure un'organizzazione sequenziale, a differenza di quanto accade nei testi tradizionali, dove lo sviluppo concettuale avviene seguendo la forma gerarchica dei contenuti.
da Il testo digitale: traduzione e mappatura del pensiero di Matteo Ciastellardi in Filosofia dell'ipertesto (a cura di Paolo D'Alessandro e Igino Domanin)
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948. Il Palombaro della fantasia


Qualcuno si ricorda di Corrado Govoni, oltretutto di quello "più mattocchio". Che bello...
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947. Un "quarantotto"


Luca ci parla oggi di un buon libro e di certe (forzate) relazioni di causa ed effetto. Curioso (e gustoso) l'aneddoto con cui chiude il post.
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946. Il "traversatore" di lingue

..."L’aria del tempo", appena uscita per i tipi di una nuova iniziativa della Mursia, aggiunge un tassello ulteriore a un percorso letterario che può vantare una singolare compattezza. Nel risvolto di copertina si parla dell’autore come di “traversatore di lingue italiane d’Europa”. Leggendo i testi, si può concordare ancora con l’editore quando rinvia a espressioni tipo “pietre verbali” che danno vita a versi che propongono “una verticalità lievitante, scontrosa, popolare e lirica”. Ma, aldilà del gergo degli addetti ai lavori, si tratta di poesie di un’intensità speciale.

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945. Storie che nascono da sole

"Le mie storie nascono da una lista di nomi sulla carta: sono loro, poi, a spiegarmi chi sono, che cosa fanno".
Torna in libreria "Un romanzo d'avventura" di Alberto Ongaro, con protagonista Hugo Pratt
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944. Su rive dense di cielo



Farsi amore un'altra morte sento
ignota a me, ma più di questa tarda,
che mi spinge sovente alle sue forme.

Abbandoni d'alga:
mi cerco negli oscuri accordi
di profondi risvegli
su rive dense di cielo.

Il vento s'innesta
docile al mio sangue,
ed è già voce e naufragio,
mani che rinascono:

mani conserte o palma a palma giunte
in distesa rinuncia.

Di te ha sgomento
il cuore secco e dolente,
infanzia imposseduta.


Salvatore Quasimodo

Convalescenza
da "Oboe sommerso"
(1930-1932)
ora in Poesie e discorsi sulla poesia

29 dicembre 2008

943. Niente di nuovo sotto il sole

Molte persone oggi, commosse dagli orrori di ogni tipo che la nostra epoca diffonde con una profusione insopportabile per i temperamenti un po' sensibili, credono che, per effetto di una troppo elevata capacità tecnica o di una forma di decadenza morale, o per qualche altra causa, stiamo entrando in un periodo di una barbarie ancora maggiore di quella dei secoli precedenti attraversati dall'umanità nel corso della sua storia. Non è così. Per rendersene conto basta aprire un qualsiasi testo antico - la Bibbia, Omero, Cesare, Plutarco. Nella Bibbia i massacri si contano di solito in decine di migliaia. Nei resoconti di Cesare, lo sterminio totale, nel corso di una sola giornata, senza eccezione di sesso o di età, di una città di quarantamila abitanti non è qualcosa di straordinario. Secondo Plutarco, Mario passeggiava nelle vie di Roma seguito da una truppa di schiavi che ammazzava chiunque lo salutasse senza che egli si degnasse di rispondere. Silla, implorato in pieno Senato di voler almeno dichiarare chi volesse fare morire, disse di non avere presente tutti i nomi, ma che li avrebbe pubblicati, giorno per giorno, man mano che gli tornavano in mente. Nessuno dei secoli passati storicamente a noi noti sono poveri di avvenimenti atroci. La potenza delle armi, a questo riguardo, è priva di importanza. Al fine dei massacri sistematici, la semplice spada, anche di bronzo, è uno strumento più efficace dell'aereo.
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942. Diritti

...Il fatto fondamentale e incontrovertibile è che Galileo aveva diritto di sbagliare, mentre l'Inquisizione non aveva alcun diritto di impedirglielo.
Alessandro Litta Modignani - Galileo, il caso non è chiuso
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941. Fole

Le storie si ascoltano più volentieri quando ci ingannano.

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940. Un auspicio idiosincratico

Sostenere che il Liberalismo, privato della sua radice religiosa, è destinato a scomparire è empiricamente falso. Poniamo pure che il liberalismo sia effettivamente preda di una scristianizzazione in atto, o anche pienamente compiuta: forse che esso è scomparso come ideologia politica o economica? Io direi di no, almeno a giudicare dalle pubblicazioni accademiche sul liberalismo politico o dalle discussioni, accademiche e non solo, in merito a come meglio interpretare e implementare quei principi di libertà economica che si esercitano nei mercati. Dunque, il liberalismo come ideologia politica o filosofica, e come prescrizione di politica economica, continua ad esistere, seppure i suoi presupposti cristiani siano, secondo Marcello Pera, caduti in oblio. Secondo questa prima obiezione, dunque, il Senatore farebbe bene a circoscrivere con più precisione i termini della discussione, precisando che ciò che lui discute non sono il liberalismo e il cristianesimo in quanto tali, ma la sua personale descrizione di cosa cristianesimo e liberalismo dovrebbero essere, da soli o in combinazione. Quanto appena detto è banale, del resto tutti quando parlano, parlano di quanto interessa loro; però in questa luce, le parole di Marcello Pera perdono l’ineluttabilità della diagnosi irreversibile e si presentano nella luce più fioca di un auspicio idiosincratico.
Marco Boninu recensisce, con qualche ragionevole dubbio, "Perché dobbiamo dirci cristiani" di Marcello Pera
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939. Il gioco perfetto del narratore onnisciente

...Opera non facile, ma di facile lettura, “Lush Life” è il gioco perfetto del narratore onnisciente. Il romanzo al suo meglio. Il lettore vede ciò che accade. Sente gli odori. I suoni...
Enzo Baranelli parla de "La vita facile" di Richard Price.

>>>qui un'intervista a Richard Price (da Il primo amore)
>>>qui un'altra intervista all'autore tratta da New York Entertainment
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938. Le ragioni di una passione senza senso

...Le ragioni della passione, ma quando la passione è intesa nella sua autenticità di passione, di sofferenza del singolo, di sofferenza vissuta, di sofferenza che ciascuno deve cogliere dentro la sua domanda del senso della propria vita e della propria morte, del senso di trovarsi perduto in un mondo che non ha bisogno di lui e che non spiega la sua apparizione nel mondo stesso. La passione perciò è questa, la sofferenza di una vita che potrebbe non avere senso.
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28 dicembre 2008

937. L'autentico che accade [In cammino verso la parte meno abitata della Rete - III]


937.1 Easter Parade è un libro necessario. Ci dice che la nostra vita è segnata dalla dipendenza. Ci basta un frammento di felicità (la sfilata di Pasqua del titolo), per viverne l’astinenza, nella speranza che il miracolo di nuovo accada. Ci dice che la nostra vita è segnata da un’insanabile coacervo di gioia e dolore. E si dà una sola alternativa: sposare entrambi, o fuggire entrambi. Ci insegna infine a guardare in faccia alle cose. A riconoscere l’autentico che accade. A non farci fregare dall’ottimismo cieco, dalle felicità sbandierate, dal brillante successo. La vita è questa. Non se ne danno altre.
Richard Yates ancora una volta rifiuta la cecità, si vieta trucchi da quattro soldi, come avrebbe detto Raymond Carver. E ci consegna una sfida: penetrare oltre le apparenze. Non trovare alibi, non accontentarci, e trovare la nostra autentica strada.
[Dalla recensione di Simone Cerlini a Easter Parade di Richard Yates (ed. minimum fax) - dalla rivista culturale telematica Scritti Inediti]

937.2 Quell'incomprensibile silenzio calato su Gaetano De Sanctis [da L'Occidentale]

937.3 Pochi lo conoscono. Ma il liutista Vincenzio Galilei, nato a Santa Maria a Monte, presso Pisa, intorno al 1520, ha avuto almeno quattro grandi meriti. Il primo è il più noto: aver dato vita, insieme alla moglie Giulia Ammannati, al figlio Galileo, pioniere di quella rivoluzione culturale che è la scienza nova. Gli altri meriti che è giusto riconoscere a Vincenzio sono meno conosciuti al grande pubblico, ma non meno importanti. Il liutista pisano, infatti, ha il merito di aver realizzato nell’ambito della musica una rivoluzione che, per dirla con Stillman Drake, è “comparabile a quella del figlio nella scienza”. Vincenzio ha, inoltre, il merito di aver fornito al figlio Galileo trasparenti lezioni di determinazione e di sfida all’autorità, introducendolo alla nobile arte della polemica. Ma, dal nostro punto di vista, ha soprattutto il merito di aver fornito al figlio Galileo un imprinting epistemologico, dimostrando che arte e scienza – due dimensioni della cultura umana ritenute troppo spesso agli antipodi e sostanzialmente incomunicanti – possono non solo essere collegate tra loro da fili piuttosto robusti, ma anche che questo processo a volte carsico di trasmissione culturale è per sua natura bidirezionale: il passaggio può avvenire dall’una all’altra, dalla scienza all’arte, ma anche dall’arte alla scienza, secondo percorsi imprevedibili. [da Vincenzio e l'imprinting epistemologico di Galileo Galilei in Sissa - Journal of Science Comunication - il file è in formato .pdf]

937.4 Tanto per non finire: / la morte, già così allegra a viverla, / ora la dovrei morire? // (Non me la sento, d'ucciderla)
[Giorgio Caproni - Clausola]

937.5 Dobbiamo sapere che cosa significa spiegazione. È un rischio permanente voler usare questa parola in logica in un senso desunto della fisica. [Ludwig Wittgenstein - The Big Typescript, XII, § 16]

937.6 I sentieri precedenti: II - I

25 dicembre 2008

936. Lettere dalla zona interdetta [XIX] Frangar, non flectar



La mia follia d'amore, carissimo, è come il furore che placa gli elementi fino a quando il loro suono non mi giunge chiaro dalle tue cime di pace. Le gazze pongono un freno a quell'arco di celeste tristezza che da sola non ce la fa a piegare il mio riso chiaro, tanto che esso preferisce piuttosto spezzarsi (proprio come il pane caldo che ti offrii in quel maggio al lago degli anemoni).
E' così che la mia antica fame giunge necessaria ad invocarti e a chiederti di uscire dal tuo mondo per entrare nel mio. Sensualmente pacifico, spiritualmente carnale, pronto a diventare tuo, se lo vorrai.

°

XVIII - XVII - XVI - XV - XIV - XIII - XII - XI
X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I

°

Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.

Franz Kafka
da Aforismi di Zürau


935. Un ricordo futuro



La speranza di pure rivederti
m'abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d'immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio...

Eugenio Montale
da Le occasioni

°

...Questo mistero era stato respinto indietro, in una zona meno accessibile, ecco tutto. Era, mi venne fatto di pensare, un po' come il mistero di tutte le cose, dalle grandi alle piccole: tutto si può spiegare salvo la loro esistenza.

Alberto Moravia
da L'amore coniugale

°

C'eravamo solo noi, ieri, nel ristorante a lago, tra il silenzio e il vuoto di chi ha già avuto tutto e non sa più cosa aspettarsi. Io persa a guardare il vento (e il ricordo futuro di un giorno ancora tutto da passare), tu ancorato al tuo Eliot che cercavi le mie mani...

I remember a slice of lemon, and a bitten macaroon.

19 dicembre 2008

934. In cammino (verso la parte meno abitata della Rete) [II]


934.1 Viandanti e viaggiatori (a cura di Lilli Monfregola). Rari resoconti di viaggio di Schopenhauer, Berenson, Strindberg, Melville, Douglas; c'è anche un inedito di Thackeray. [Robin Edizioni]

934.2 Prima una stirpe aurea di uomini mortali / fecero gli immortali che hanno le olimpie dimore. / Erano ai tempi di Crono, quand’egli regnava nel cielo; / come dei vivevano, senza affanni nel cuore, / lungi e al riparo da pene e miseria, né per loro arrivava / la triste vecchiaia, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia, / nei conviti gioivano lontano da tutti i malanni; / morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni / c’era per loro; il suo frutto dava la fertile terra / senza lavoro, ricco e abbondante, e loro, contenti, / sereni, si spartivano le loro opere in mezzo a beni infiniti, / ricchi d’armenti, cari agli dei beati... [Esiodo - Opere e giorni, vv. 109-119]

934.3 Recensione di Maria Cristina Di Nino a Giuseppe Modica, Una verità per me. Itinerari kierkegaardiani, ed. Vita & Pensiero [da dialeghestai]

934.4 Per chi non lo conoscesse ancora segnalo, e credo non sia la prima volta, il sito della Biblioteca della Letteratura Italiana, composta di 342 opere di 205 autori italiani dal Duecento a oggi integralmente consultabili (e scaricabili) in formato .pdf.

934.5 Non ci induciamo a partecipare al governo di qualsiasi tipo di repubblica né in ogni circostanza né senza uno scopo preciso; avendo il saggio una repubblica degna di lui, cioè l'universo, egli non è estraneo alla vita pubblica anche se si è rifugiato nel suo ritiro; anzi, può darsi che, lasciato uno spazio angusto, si trasferisca in una sfera più prestigiosa e di più ampio orizzonte e comprenda quanto basso sia il luogo in cui si poneva quando ascendeva alla sedia curule o alla tribuna. [L.A. Seneca - Lettere a Lucilio, LXVIII, 2]

°

I sentieri precedenti: I


18 dicembre 2008

933. In cammino (verso la parte meno abitata della Rete)


933.1 Matteo Andolfo - L'uno e il tutto. La sapienza egizia presso i Greci

933.2 Video-intervista a Gennaro Sasso sul tema della laicità [da Filosofia.it]

933.3 Maurizio Manzin - Alle origini del pensiero sistematico

933.4 Ero il primo sotto gli zibibbi / per uscire ai marmi della piazza / la sommossa o l’incendio era la meta / e “tutti uguali!” la parola d’ordine. / Di noi molti avevano una maschera / anch’io: verde come un frutto acerbo / che sentiva il vento della sera. / Il panno nascondeva la vita / di chi al varco attendeva / la sagra dei fuochi incrociati...
[Luciano Erba - Tutte le poesie]

933.4.1 Su Luciano Erba segnalo il bel saggio di Franco Pappalardo La Rosa intitolato Il poeta nel labirinto (per aprire la scheda del libro fare 'clic' sulla terz'ultima icona a forma di libro presente nella pagina 'linkata')

933.5 Le consolationes del IV libro dell'epistolario di Pier della Vigna articolo di Fulvio Delle Donne [pubblicato in "Vichiana", S. III, 4 (1993)]

933.6 ...A entrambi io chiedo perché i costruttori del mondo siano comparsi all'improvviso e abbiano dormito per innumerevoli secoli, perché non è vero che, se il mondo non esisteva, non esistevano i secoli (per secoli intendo quelli che risultano dal numero dei giorni e delle notti nel corso degli anni; ammetto che questi non potessero prodursi senza il movimento circolare del cielo; ma da un tempo infinito è esistita un'eternità non misurata da alcuna suddivisione temporale; se ne può tuttavia comprendere la natura in termini di estensione, poiché non si può concepire che vi sia stato tempo quando il tempo non esisteva)... [M.T. Cicerone - De natura deorum, I, 21]

933.7 Segnalo Critica Letteraria un blog collettivo di lettori appassionati.

*Il titolo del post (che forse diventerà il titolo di un'intera serie) è ovviamente ispirato al noto volume di Sergio Maistrello. che - visto il tema - consiglio vivamente di leggere.

17 dicembre 2008

932. Il segno del canto


Fra le poche altre cose che devo confessarti c'è quella - tutta mia - di amare molto quello che tu chiami il "sentimentalismo" di Alfonso Gatto. Credo peraltro tu l'abbia intuito quando - io che non amo le "parole" in senso stretto - ti ho svelato candidamente che fra le sue liriche la mia preferita è forse proprio Parole:

"Ti perderò come si perde un giorno / chiaro di festa: - io lo dicevo all'ombra / ch'eri nel vano della stanza - attesa, / la mia memoria ti cercò negli anni / floridi di un nome, una sembianza: pure, / dileguerai, e sarà sempre oblìo / di noi nel mondo."
Tu guardavi il giorno / svanito nel crepuscolo, parlavo / della pace infinita che sui fiumi / stende la sera alla campagna.

Non c'è canto che basti alla poesia, così come non c'è sogno che basti alla vita. Il sentimento non è un'inclinazione ma un segno. Le donne questo lo sanno.
Anche alcuni uomini, per fortuna.

[Con non altri che te / è il colloquio...]


16 dicembre 2008

931. Lettere dalla zona interdetta [XVIII] Nessun senso, nessuna assoluzione



Non mi stupisce la tua ossessione che la paura della morte sia connessa, e in qualche modo alimentata, dal nostro senso di colpa. Quello che mi meraviglia è piuttosto la tua idea che sia per una colpa qualsiasi che la morte ci punisce, fosse solo con la sua paura. Scusami se rido, ma so bene quali siano i miei "crimini": quello che in molti hanno solo sognato, io l'ho espresso e, quando possibile, anche messo in pratica. Sono figlia di un sogno, sappilo, non di un incubo. E non penso a nessuna colpa (né tantomeno al suo senso).
Quindi, almeno per questa volta, vorrei che mi fosse risparmiata un'assoluzione che non ho chiesto e alla quale, soprattutto, non ambisco.

°

XVII - XVI - XV - XIV - XIII - XII - XI - X
IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I

15 dicembre 2008

930. L'accadimento della verità (sull'indefinibilità del segreto)

Ciò che ci interessa è [...] più la circolazione dei segreti che non la loro natura, più la modalità del loro processo che il loro stato. Greimas, perso nei suoi modelli, diceva un giorno: il segreto è interessante perché è indefinito. Prendiamo le due grandi categorie "essere" e "sembrare", e poi costruiamo le due antinomie "essere/non essere" e "sembrare/non sembrare". Ora, cos'è una cosa che è e sembra quello che è? La verità. Cos'è una cosa che è e non sembra quello che è? Il segreto. Cos'è una cosa che sembra ma non è? La menzogna. Cos'è una cosa che non è e non sembra? L'indifferenza, l'adiaforo, quello da cui tutto il resto parte, la comunicazione irrilevante. E' un modello interessante solo perché permette di mostrare che esiste una conversione possibile fra questi fenomeni: neghi il sembrare e ottieni il segreto, neghi l'essere e ottieni la menzogna. Però, col vantaggio dell'interdefinizione, questo sistema categoriale perde la radicale discontinuità che c'è tra gli effetti di sembianza e segreto e la verità.
Credo che la definizione di verità come essere e sembrare nello stesso tempo non sia soddisfacente. Se abbiamo perduto - credo ormai definitivamente - l'idea della verità come adaequatio rei ad intellectum e pensiamo che sia un evento, un accadere, allora ho l'impressione che l'apparire di una cosa sotto forma di enigma sia una delle forme dell'accadimento della verità.

929. Quella che fu tutto



Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra,
fu tutto.

E non sarà mai rubato quest'unico tesoro
ai tuoi gelosi occhi dormienti.
Il tuo primo amore non sarà mai violato.

Virginea s'è rinchiusa nella notte
come una zingarella nel suo scialle nero.
Stella sospesa nel cielo boreale
eterna: non la tocca nessuna insidia.

Giovinetti amici, più belli d'Alessandro e d'Eurialo,
per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.
L'insegna paurosa non varcherà mai la soglia
di quella isoletta celeste.
E tu non saprai la legge
ch'io, come tanti, imparo,
- e a me ha spezzato il cuore:

fuori dal limbo non v'è eliso.

Elsa Morante
L'isola di Arturo
da Alibi

13 dicembre 2008

928. Un sogno che sogna se stesso



Non so se ci sarà un secondo rinascimento. Se ci sarà, si distinguerà molto da quello che pensiamo, senza dubbio. Però ciò può applicarsi a ogni opera. Quello che uno si propone è il meno. Per esempio: io mi propongo un argomento, poi lo svolgo e, se il mio svolgimento somiglia all'argomento, il racconto è riuscito male. Di modo che, possiamo pensare molte cose sull'avvenire. Spengler credeva che sarebbe venuta la cultura delle steppe, una cultura religiosa; noi potremmo dire che verranno le scienze, gli strumenti. Non è impossibile. Tutto è possibile. Frattanto, conviene organizzare l'avvenire, anche se questo avvenire non somigliasse alla nostra previsione; in ogni caso è lodevole farlo, e tutti dobbiamo collaborare in questo compito. Quando un uomo e una donna generano un figlio, non sanno chi generano; possono generare Shakespeare, Macbeth, Caino: non è questo che importa. Nostro gradito dovere è organizzare l'avvenire, sapendo che sarà molto distinto, perché le epoche non si somigliano. Però io non posso parlare con autorevolezza, giacché sono carente di ogni senso storico. Forse il maggiore dei miei difetti è la carenza di senso storico. Per esempio, io non posso pensare al medioevo; posso pensare alle mie remote origini, alla mia cultura gotica, alla Divina Commedia, alla Chanson de Roland, alle saghe. Non posso pensare al medioevo, non posso pensare nemmeno al barocco, però posso pensare alla musica di Vivaldi. Esempi concreti. Ma mi consolo pensando che un sommo filosofo come Schopenhauer non credeva nella storia. Ho studiato il tedesco per leggere in tedesco Il mondo come volontà e rappresentazione. Schopenhauer diceva che cercare un senso nella storia è come cercare nelle nuvole forme di leoni o di montagne. Uno le trova, quando le cerca, però sono arbitrarie. Vi faccio una confidenza: io vedo la storia come un lungo sogno, un lungo sogno arbitrario e, quello che forse è più strano, è che è un sogno che sogna se stesso. Un sogno senza sognatore. Forse è questo che mi allontana dal cristianesimo e mi avvicina al buddismo.

Jorge Luís Borges
da Una vita di poesia

11 dicembre 2008

927. L'ultimo luogo che visiteremo



La casa di campagna che sognavi
con un po' di giardino per piantarvi
ortensie, i fiori che più ami, forse
belle di notte e rose,
appartiene alle cose
che certo non avremo. Ancora ne parliamo
nei giorni di fervore e in quelli ignavi
delle nostre stanchezze.
E adesso? Adesso andiamo
in cerca della casa per le strade
mai prima visitate di questo nostro autunno
che ha il profumo amarognolo dell'Ade.

Ma tutto è così caro!
Sfogli allora riviste con immagini
di azzurri lidi immobili e paesaggi,
pensi a viaggi in Islanda, Cappadocia, a Cuba.
L'ultimo luogo che visiteremo
ci sembrerà di averlo già veduto,
"qui ci siamo già stati" ci diremo
con sgomento stupore.
Rintoccheranno ore
strane ed incongrue da una qualche torre
lontana, ci sarà

una colomba che da un sole diafano
come un'ambra di neve prende candore e tuba.
Ma il peculio di luce che abbiamo avuto in sorte,
quello è nostro, ci resterà negli occhi
sotto le palpebre.

Non ce lo ruba
la notte o l'ora della nostra morte.

Fernando Bandini
Consolatio ad uxorem
da Meridiano di Greenwich

10 dicembre 2008

926. Lettere dalla zona interdetta [XVII] Teodicea



Sai, oggi ho preso coraggio e ci sono tornata. Mi ha accompagnato Caroline, ma è rimasta giù mentre io, con una scusa, sono salita a vedere cos'era rimasto di te. Non c'era più il tuo violino, né gli scacchi che ti avevo regalato a Minsk (quelli di schiuma, col buffo re barbuto). I tuoi libri dorati e i miei senza pretese erano ancora tutti lì, colpiti d'improvviso da un raggio di sole memorabile.
Ho sentito l'odore di un altro mondo, il suono di un altro tempo, ho visto i colori dei nostri giorni e delle tante notti. C'era ancora molto da trovare, c'erano tanti segreti da decifrare e frasi da terminare in quei tanti metri quadri che ci hanno visti felici. Alla fine mi sono seduta per terra (là dove un giorno ti chinasti a raccogliere il dado scappato dal tavolino) e sarei voluta restare così per ore, a osservare il mondo innaturale del rimpianto, mentre la signora V., dabbasso, intonava quell'aria della Tosca sulla quale, con te stupefatto, discettai di teodicea.

°

XVI - XV - XIV - XIII - XII - XI - X
IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I

08 dicembre 2008

925. ...cchiù forte 'e 'na catena



L'uomo chiese una volta all'animale: perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi? L'animale dal canto suo voleva rispondere e dire: ciò deriva dal fatto che dimentico subito quello che volevo dire - ma subito dimenticò anche questa risposta e tacque; sicché l'uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, per il fatto di non poter imparare a dimenticare e di essere continuamente legato al passato: per quanto lontano, per quanto rapidamente egli corra, corre con lui la catena.

Friedrich Nietzsche
da Considerazioni inattuali
II, Sull'utilità e il danno della storia per la vita
ed. Adelphi, 1972

________________________________________
Il titolo, ovviamente, viene da >>>qui

07 dicembre 2008

924. (In)Certezze



Io dico di non sapere se noi sappiamo qualcosa o non sappiamo niente, e di non sapere neanche questo stesso nostro sapere-o-non-sapere, e neanche, insomma, se esista qualcosa oppure no.

Metrodoro di Chio
in Cicerone, Academica priora, lib. II, § 23, 73
dal volume "Scettici antichi"
ed. Utet, 1978


06 dicembre 2008

923. Uno specchio fra gioia e dolore non è un semplice vetro



Nell'insondabile c'è un gioco di violenza che è l'arché: in questa è un comando che è una sospensione. Ciò che è godimento di un'espansione è anche dolore di un'oppressione: questa coincidenza, questa oscurità su se stessi è intollerabile, la sofferenza di questa confusione è il comando di chiarificazione, è lo specchio che dividerà gioia da dolore. L'aiōn, il fanciullo, Dioniso, è un nome per designare lo stato originario: ma il fanciullo accenna a un lato soltanto, al gioco; meglio arché, dove il 'nascimento comanda', oppure, paidòs he basileìē. Il comando giocondo, arbitrario, casuale si distingue dal concetto di necessità, che è a esso subordinato, è soltanto il suo aspetto di violenza.

05 dicembre 2008

922. Mi piace la cosa inutile (il dolore simultaneo delle parole)



Il tempo mi è stato preso da immagini contestuali delle parole. In quale momento e in che modo non so. Chi potrebbe insegnarmene da capo i legami? Io potrei impararne di nuovo l'inizio. Una manciata di anni fino all'oggi in sé non mi dice niente. Mi attendo a lavorare intorno a quello sminuzzamento e non altro, a tentare la salita per se stessa. C'è un dolore simultaneo delle parole, questo è certo. Dolore nello spazio aperto, ma dentro infinita bonaccia. Comincio a raccontare dal primo giorno dell'anno, di quale anno, o scivolo via sul quotidiano delle cose mai finite? Dove mi fermo, su che cosa mi fermo? Faccio un elenco di scoperte, sollecito me stessa, nella tensione critica. Nella posizione della partenza. Quella parola piena non voglio usarla, perché non voglio affrancarle il "troppo". Quell'altra non mi convince, perché non è per qualità la linea confinante nel mondo intorno. Le mie interconnessioni aspettano impazienti un decreto. Un de-creto. La curiosità di scendere nell'origine del decreto è forte, a tratti diventa paralizzante. La sua pronunzia alta scatena ilarità compressa, tra me e me nel mezzo della palude di tutto il risibile, e della pratica di previsioni dietro le quinte. Avrei tenuto nota dettagliata, di collere intime, di improvvisi trasporti per gli oggetti... Mi piace la cosa inutile, la cosa di cui non c'è bisogno. E combatto con l'Utile, per alleggerirmi. Evoco le mie letture, e non basta. Gli argomenti delle mie letture, e non basta. Non è girare attorno, non mi piace girare attorno. Un'amica parla del tempo che le rubano. Se lo sente rubato. Rubato lo sento nella testa con due "b". Rubato da chi? Non ha nome o non ha senso. Ho lasciato indietro qualcosa nel millenovecentonovanta... il suo profumo mi segue a un passo di distanza.

Dolores Prato
da Giù la piazza non c'è nessuno

04 dicembre 2008

921. Strane alleanze



Le verità più dolorose sono alleate dell'adattamento.

Nancy McWilliams
da Psychoanalytic Case Formulation

°

Seduta a un tavolo per due
sola con quello sguardo vigile e fisso
si guarda attorno come se avesse perduto qualcosa
mentre si aggrappa a un libro: è quello il laccio

che la sottrae agli occhi che in coppia
le guizzano intorno spietati e pungenti
e che si abbattono su di lei come onde
costringendola - suo malgrado -
su quella sedia di plastica...


Ulla Hahn

da Liebesgedichte

03 dicembre 2008

920. Dove sono quei tuoi compagni ridenti?



Vanno ancora i ragazzi e le ragazze da Siever,
a bere il sidro, dopo scuola, gli ultimi giorni di settembre?

O a raccogliere nocciole lungo le boscaglie

nel podere di Aaron Hatfield quando incomincia la gelata?

Perché spesso ridendo con ragazzi e ragazze

io giocai nella strada e sulle colline

quando il sole era basso e l’aria fresca,

fermandomi a bastonare il noce
ritto,
senza una foglia, contro il tramonto in fiamme.

Ora il sentore del fumo d’autunno

e le ghiande che cadono,

e gli echi per le valli,

mi portano sogni di vita. Li sento aleggiare.

Mi chiedono:
Dove sono quei tuoi compagni ridenti?
Quanti sono con me, quanti

nei vecchi frutteti sulla strada di Siever,

e nei boschi che guardano

l’acqua tranquilla?


Edgar Lee Masters

Hare Drummer
dall'Antologia di Spoon River

01 dicembre 2008

919. Senza varchi (nella 'realtà' dello spazio-tempo)



Usciamo nella vita senza un inizio, entriamo nella morte senza un varco.
C'è una realtà ma non nell'ambito di un luogo, c'è una durata ma non nell'ambito di un principio e di una fine.
Ciò da cui esce qualcosa ed è senza varchi ha una realtà.
Ciò che ha una realtà ma non nell'ambito di un luogo è lo spazio, ciò che ha una durata ma non nell'ambito di un principio e di una fine è il tempo.
La spontaneità esiste nella vita e nella morte, nell'uscire e nell'entrare.
La vita degli esseri è fuliggine nel fondo d'un caldaio: quando si stacca, ogni particella cambia il suo concetto di ciò che è bene.

Zhuang-zi
§ XXIII, 173