akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 ottobre 2008

892. Una tranquilla inquietudine



Fino a quando ci sentiremo inquieti
potremo stare tranquilli.

Julien Green
da Journal
in Œuvres complètes


30 ottobre 2008

891. In esperienza scarlatta



Non si sa di nessuna rosa che sia venuta meno alla sua ape anche se il fatto ha luogo in situazioni specifiche, in esperienza scarlatta. La storia dei fiori differisce dalla nostra soltanto per la sua inaudibilità. Man mano che invecchio provo maggiore rispetto per queste creature mute la cui apprensione o passione può superare la mia.

°

Questa è la mia lettera al mondo
che non ha mai scritto a me -
le semplici cose che la natura
ha detto - con tenera maestà.
Il suo messaggio è affidato
a mani che non possono vedere -
Per amore di lei - amici miei dolci  -
con tenerezza giudicate - me.


Emily Dickinson
da Herbarium
e da Lettere - Poesie

29 ottobre 2008

890. Buoni propositi



Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero per i nostri quattro occhi stupiti, - a una spiaggia per due fanciulli fedeli, - a una casa musicale per la nostra chiara simpatia, - io ti troverò.
Non ci sia quaggiù che un uomo saggio, quieto e bello, circondato da un "lusso inaudito", - ed io sarò alle tue ginocchia.
Che io abbia realizzato tutti i tuoi ricordi, - che io sia colei che sa legarti strettamente, - ti soffocherò.

Jean-Nicolas-Arthur Rimbaud
dalle Illuminazioni


28 ottobre 2008

889. La legge invisibile (dell'eterno ritorno)



Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
l’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato confonderti il cervello.
Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.
Il corpo, lento, freddo, vecchio - cenere e brace dei fuochi d’un tempo,
la luce velata degli occhi tornerà a splendere al momento giusto;
il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.


Walt Whitman
Continuità
da "Foglie d'erba"


26 ottobre 2008

888. Lettere dalla zona interdetta [XV] Contabilità della coscienza



E va bene, andiamo incontro al tuo mito 'trascendente' e anticipiamo, qui e ora, quello che probabilmente non avverrà nel giorno del giudizio.
Questo perché credo che l'illusoria realtà dei numeri non ci appartenga.
Noi sappiamo di rado, infatti, se abbiamo realmente vinto o perso (tranne che nella contabilità - sempre illusoria - della coscienza).

In risposta a F.
21 ottobre 1998

°

XIV - XIII - XII - XI - X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I


25 ottobre 2008

887. Un turbine di vuoto



Travestito da sogno, disseminato 
per infinite pianure, 
perseguitato da troppi indizi per essere 
capace di orientarmi, a volte immagino 
di prevedere luoghi precedenti, spingendo 
sempre più avanti il segnale 
che definisce il campo, il fossato, il filare, 
come seguendo nell'ombra che si sposta 
la sferza della trebbia, il fuoco fatuo 
del grano che precipita in pulviscolo.
E penso 
in questi casi al ritorno
, essendo la pianura 
un turbine di vuoto attraversato 
da una sola figura, che non mi assomiglia.


Roberto Sanesi
Per infinite pianure
da "Mercurio"
Ed. Scheiwiller, Milano, 1994

23 ottobre 2008

886. Separazioni


Si obietta: Un'altra cosa affligge o piuttosto tormenta: il distacco da tutti quelli che sono i beni della vita. Bada che non sia più giusto dire i mali. Ma perché dovrei ora compiangere la vita umana? Lo potrei fare sinceramente e a ragione; ma, dal momento che sto cercando di dimostrare che dopo la morte non saremo infelici, che bisogno c'è anche di rendere la vita più infelice con dei lamenti? L'ho già fatto in quel libro, ove, per quanto fu possibile, ho consolato me stesso¹.
La morte dunque separa dai mali, non dai beni, se vogliamo essere sinceri. Ed è un argomento così ampiamente svolto da Egesia di Cirene, che si dice, il re Tolomeo gli proibì di esporlo nelle sue lezioni, perché molti, dopo averlo udito, si davano la morte.

Marco Tullio Cicerone - Tuscolane
, I, 83

°

Anche fra codeste cose, o Lucilio, che chiamiamo "neutre", sussiste un grande divario. La morte, infatti, non è così indifferente come avere un numero di capelli pari o dispari; la morte è da annoverare tra quelle che, pur non essendo mali, ne hanno la parvenza, come l'amore di se stessi, la volontà, innata nell'uomo, di durare a lungo e di conservarsi, l'orrore per la dissoluzione, perché abbiamo l'impressione che la morte ci strappi molti beni e ci allontani da una quantità di cose cui siamo abituati. Ecco un altro elemento che ci rende odiosa la morte: la realtà di questo mondo ormai la conosciamo, mentre ci è ignota la sfera alla quale dovremo passare, quale tipo di realtà ci aspetti, e noi abbiamo orrore dell'ignoto. Inoltre c'è una paura naturale delle tenebre, dove la morte - come si crede - dovrà condurci.

Lucio Anneo Seneca - Lettere morali a Lucilio, 82, 15

¹ Consolatio, un'operetta (perduta) scritta da Cicerone nel 45 a.C. in occasione della morte della figlia.

885. Possibilità trascendentale


L'uomo è definito, secondo Abbagnano, dalla possibilità di scegliere tra le possibilità che gli sono date, di realizzarne alcune e non altre - e in ciò consiste appunto la possibilità trascendentale. L'uomo può scegliere tra esistenza autentica ed esistenza inautentica, tra la fedeltà al proprio essere e la dispersione della quotidianità. La possibilità di scelta che Abbagnano gli attribuisce acquistava così un significato normativo, che Heidegger aveva invece escluso: "la norma è il dover essere della libertà come trascendenza", un dover essere che coincide con il dovere di pervenire alla realizzazione della propria struttura.

[Pietro Rossi - Nicola Abbagnano. Il pensiero]

da Nicola Abbagnano [sito ufficiale]

22 ottobre 2008

884. Lettere dalla zona interdetta (XIV) Attesa



Di te che devi ancora arrivare, ho già tutto: il vento sulle nuvole che sembrano muovere la luna e i miei sogni di donna che non cede.
Potrei farmene un vanto nella vastità della notte, quando questo inatteso grecale sembra portarmi tracce di un tuo presente che - per ora - non può esistere.
Lascio che siano le luci dall'altra parte del lago, smorzate dalla poca nebbia, a riannodare i fili di un destino che non dovremo né potremo temere.
Se tu verrai, saprò riconoscerti.
Sarai nei miei occhi un segno di certezza. Mentre nei tuoi leggerò un po' di quel cielo che basterà a illudermi su quella splendida impostura che qualcuno - ancora - osa chiamare "domani".

°

XIII - XII - XI - X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I

21 ottobre 2008

883. Silenzio sul confine



Ascolta

dietro il silenzio
c'è un mondo che respira

Respira un mondo sconosciuto
dentro il tuo silenzio

Parla con lui
e svela quell'arcano
di riso e foglie
oltre il tuo balcone

Coraggio
dammi una mano
e libera il silenzio

Senza parole
saremo terra di confine

(ricca di fuoriusciti
e di ricordi da evocare)

Saremo ciò che torna
e ciò che non ha voglia di partire

Ogni silenzio è un dono

un dono da scambiare


Gary Snyder
da The Gary Snyder Reader
Prose, Poetry, and Translations

20 ottobre 2008

882. Claritas, il proprium dell'arte


Il proprium dell’arte è allora l’artistico, cioé la claritas, non il bello decorativo. La claritas, congiuntamente a integritas e consonantia, fa la bellezza vera che è la verità nel suo splendore o lo splendore della verità, la verità nella sua purezza assoluta, quella dell’iperuranio.

Piero Trupia
Euristica ed ermeneutica della figura VIII


18 ottobre 2008

881. I giorni della luce fragile



I giorni della luce fragile, i giorni
che restarono presi ad uno scrollo
fresco di rami, a un incontro d'acque,
e la corrente li portò lontano,
di là dagli orizzonti, oltre il ricordo,
- la speranza era suono d'ogni voce,
e la cercammo
in dolci cavità di valli, in fonti -
oh non li richiamare, non li muovere,
anche il soffio più timido è violenza
che li frastorna, lascia
che posino nei limbi, è molto
se qualche falda d'oro ne traluce
o scende a un raggio su la trasparente
essenza che li tiene -
ma d'improvviso nell'oblio, sul buio
fondo ove le nostre ore discendono
leggero e immenso un sùbito risveglio
trascorrerà di palpiti di sole
sui muschi, su zampilli
che il vento frange, e sono
oltre le strade, oltre i ritorni ancora
i giorni della luce fragile, i giorni...


Lucio Piccolo
I giorni...
da "Gioco a nascondersi"
ed. Lo Specchio/Mondadori, 1967

17 ottobre 2008

880. L'incompleto attende, e nell'attesa s'interroga (Lo scacco del desiderio)



Per ottenere il possibile è proprio necessario passare attraverso l'impossibile? Così pare: almeno nel reame del desiderio, l'impossibile sembra la condizione stessa di ogni possibilità, forma sformata dall'intravedere, che prepara l'alètheia del non nascondimento, l'apo kalupto del disvelamento e dunque l'apertura all'irrompere di forme altre, liberate. C'è uno scatto creativo della forma, del resto, ogniqualvolta l'impossibile ci lusinga; un'impennata della volontà: voluntas ipsa voluptas.
L'incompleto attende, e nell'attesa s'interroga.
Ma non è nella stasi che le cose accadono, quanto in tutto il vitale che attende solo una nostra determinazione di volontà per agire nelle movenze dell'essere. E' pur vero che quand'anche volessimo escluderci dalla comunicazione, ossia  scomunicarci nel silenzio provvisorio [...], essa può sempre nuovamente riaccendersi in ogni momento, lacerando col suo improvviso risveglio la tela del silenzio-nascondimento.
C'è un qualcosa che impedisce le aperture, ma anche le chiusure definitive, e quel qualcosa ha spesso a che vedere col risentimento che René Girard definisce lo "scacco del desiderio".

Angelo Semeraro
da Omero a Baghdad

16 ottobre 2008

879. Ispirazione carnale



Le parole sono lame d'erba che attraversando gli ostacoli germogliano sulla pagina; lo spirito delle parole che si muove nel corpo è concreto e palpabile come la carne; la fame di creare è altrettanto palpabile come le dita e la mano.
Guardo le mie mani, vedo crescervi piume. Dalle dita, mie piume, inchiostro nero e rosso cola sulla pagina.
Escribo con la tinta de mi sangre.

Gloria E. Anzaldùa
da Terre di confine/La frontera

15 ottobre 2008

878. Lettere dalla zona interdetta [XIII] Vincoli illogici (e diverse prospettive)

Suoni indistinti che si fanno voci, come le nacchere di quelle gitane che sentii vibrare forte a Granada in quella sera di mezza festa, mentre andavamo verso Sacromonte, o come il rumore insolito delle collane di pietre dure che avevano le donne Baka a Souanké. Le voci diventano presto pensiero, e il pensiero immagine e illusione. La risata cristallina di un bimbo si fa catena, quella sommessa di una giovane una spina che mi punge. Cosa vuoi che sia il corpo senza la mente... Penso alle grandi cattedrali, concepite per spingersi verso il cielo, per liberare i pensieri verso l'infinito e ridotte invece oggi a puzzare d'incenso e di cera, a ripetere stancamente salmi e litanie di cui perduto è ogni significato. Vuoi che il nostro corpo diventi questo? Vuoi che la smettiamo di guardare oltre il confine? Dimmi, come fai ad imbrigliare la mente nel credo del corpo? Io, per quanto mi sforzi, non ci riesco affatto...

°

Mia vita, a te non chiedo lineamenti
fissi, volti plausibili o possessi.
Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore han miele e assenzio...


Eugenio Montale
da Ossi di seppia

°

XII - XI - X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I

14 ottobre 2008

877. Adóxastos

Pirrone, che non aveva più fiducia nell’uomo (come l’avevano, invece, in situazioni ideologiche simili, Gorgia e Protagora) rinunciò a tutto: l’uomo è nulla, fanciullesco ogni suo proposito, follia la vita: “Colui che vuole essere felice deve considerare queste tre cose: 1) qual è la natura delle cose; 2) come dobbiamo porci di fronte ad esse; 3) che cosa risulterà a coloro che si porranno in un certo modo di fronte alle cose. Dunque, 1) le cose sono ugualmente indifferenti, immisurabili e indiscriminabili e per questo né le nostre sensazioni né le nostre opinioni possono essere vere o false; 2) di conseguenza, non bisogna accordare ad esse fiducia, ma bisogna essere senza opinione perché ogni cosa è e non é; 3) coloro che si porranno in tali disposizioni conseguiranno l’afasia e l’atarassia”. Le cose, dunque, appaiono a Pirrone apparenze (senza che al di là di esse ci sia una realtà noumenica); per conseguenza l’unico atteggiamento da assumere è quello dell’astensione dal giudizio, cioè dell’epoché; si tratta di restare adóxastos, cioè senza opinione, senza agitazione, indifferente. Il distacco dalle cose comporta l’afasia, cioè il non esprimersi sulla natura e sull’essere delle cose, e questo a sua volta comporta l’atarassia, la quiete interiore. Varie testimonianze ci informano su come si comportava concretamente Pirrone: “Si narra che quando per qualche ferita gli furono applicati medicamenti corrosivi o dovette subire tagli o cauterizzazioni, non contrasse neppure le ciglia”. Durante una tempesta in mare rimase impassibile a guardare il porcellino che aveva con sé. Difatti, come riferisce Cicerone: “Il saggio per Pirrone non sente neppure le cose fuori di sé e chiama questo apatia”...

da L'epistola 9 di Seneca l'apatia greca in rapporto alla filosofia orientale

Distacco, apatìa, atarassìa, epoché.
Presenze di valore, perseguite con umile - ma ferma - determinazione, attraverso l'età, il tempo e il silenzio.
Gioia nel riconoscerle, modestia nell'ambizione di praticarle, speranza di meritarle, e - soprattutto - volontà di mantenerle.

13 ottobre 2008

876. Quella brezza che soffia dove vuole

...Lo Spirito – il vivo, la brezza che soffia dove vuole, e non sai donde venga né dove vada – io credo non sia qualcosa in cui si possa cessare di aver fiducia - senza morire (dentro). Ma credo anche che non abbia senso pensare che questo vento soffi altrove che nell’anima delle persone: è ciò che ci ravviva, che ci dà sollievo, che ci rallegra, che spalanca e approfondisce i nostri orizzonti valoriali, intensificando indefinitamente la nostra percezione di ciò che è prezioso e di ciò che è fragile, e la nostra attenzione al reale e al vero. Ma se è così, allora non si può separare la fiducia nello Spirito dall’intimo rinnovarsi di un consenso, e di una prontezza a operare, dove e come lo si sente soffiare...

da Il nichilismo della Chiesa cattolica

Una superba intervista di Emilio Carnevali in cui la filosofa Roberta De Monticelli  replica a Mons. Betori e ribadisce il suo addio alla Chiesa Cattolica. Tutta da leggere, tutta da meditare: per il coraggio, la forza, l'autonomia e - soprattutto - la rivendicazione di "libertà".
Così inusuale, di questi tempi.

[da MicroMega]

>>>qui l'antefatto (da Settimo Cielo)

°


E già che siamo (quasi) in tema mi permetto di segnalare >>>Ànemos, da currenti calamo.

875. L'albero non avanza, i rami sì

... l’albero della vita non avanza, sono le sue ramificazioni che si moltiplicano.
Anche solo pensare che l’evoluzione dell’uomo possa fermarsi è l’ammissione stessa dell’errore di pensare ad essa come a qualcosa che avanzi.

[Articolo integrale: >>>L'evoluzione dell'uomo si è fermata. Perché, dove stava andando?]

12 ottobre 2008

874. Sul (comune?) buon senso

Che cosa sia poi il "senso comune" è questione tutt'altro che pacifica. Intanto è degno di osservazione il fatto che persino i sostenitori dell'eguale razionalità di tutti gli uomini non si trattengono dall'usare una certa ironia quando parlano del buon senso o del senso comune. Accade così che Cartesio, proprio là ove sostiene che la ragione è eguale per natura in tutti, cioè che "le bon sens est la chose du monde la mieux partagée", osserva che "ciascuno pensa di esserne così ben provvisto, che anche i più difficili a contentarsi in ogni altra cosa in questa non sogliono desiderare di più", il che conferma che "non basta avere l'intelletto buono, ma bisogna soprattutto applicarlo bene". Da parte sua, Kant, dice che "è un gran dono del cielo avere un retto e schietto buon senso; ma bisogna dimostrarlo con i fatti, pensando e dicendo cose ragionevoli e meditate, e non appellandosi al senso comune come ad un oracolo quando non si dispone di nulla d'intelligente per giustificare le proprie asserzioni". La garbata ironia di Cartesio e di Kant basta ad ammonirci che il buon senso, posto pure che esista, di fatto poi non vale se non per l'uso che se ne fa; e poiché quest'uso è sempre storicamente circostanziato, ne segue che il concetto di senso comune minaccia di sfaldarsi e dissolversi al primo esame, anche non approfondito, a cui lo si sottopone...
III, §2, 2
____________________________________________________
Le citazioni di Cartesio e di Kant sono i celebri passi dell'inizio del Discorso sul metodo e della Prefazione ai Prolegomeni (Akad. Ausg. IV 259)

11 ottobre 2008

873. Mala tempora currunt

Qui [in banca] si tramavano quegli imbrogli spolverati di legalità che consistono nel finanziare senza compromettersi imprese losche per poi aspettarne il decollo, ucciderle e impadronirsene, chiedendo indietro i capitali in un momento critico: una manovra tremenda che ha rovinato tante persone e imprese.

Gabrilù, con la sua consueta maestria, parla oggi,
opportunamente, di >>>César Birotteau (da Balzac).

Recensione - e libro - consigliati(ssimi).

872. Fra storia e memoria

Il rapporto fra la memoria e la storia non è qualcosa di nuovo, ma è antico quanto le società storiche. Le società sono storiche appunto perché si preoccupano della traccia che lasceranno dopo di sé. È per questo che esse hanno lasciato delle testimonianze, dei monumenti, delle iscrizioni, degli archivi, poi, in forme più elaborate, dei racconti, allo scopo di fissare nel tempo ciò che esse erano state: tutto ciò dura da più di duemila anni. Ciò che vi è di nuovo oggi è la trasformazione del rapporto fra la memoria e la storia, o, per dirlo più esattamente, la novità mi sembra essere il carattere quasi ossessivo che ha assunto la memoria nelle società contemporanee. È come se le nostre società fossero diventate delle imprese produttrici di memoria, che impiegano buona parte della loro narcisistica attività a riflettere sui mezzi per fissare la loro immagine mentre sono ancora viventi. Tale fissazione della memoria ha assunto forme differenti; per comodità di esposizione farò una distinzione fra tre forme principali. La prima e la più visibile è la commemorazione: noi commemoriamo tutto, e ciò è vero per quasi tutte le società, almeno per le società occidentali: passiamo il nostro tempo a ricercare delle occasioni per ricordare ciò che è stato il nostro passato e celebrarlo... [>>>continua a leggere]

Jacques Revel

871. Ciò che limiti non conosce...


Il timore e il sospetto, indivisibili compagni d’ogni forza illegittima, (e illegittimo è tutto ciò che limiti non conosce) offuscano talmente l’intelletto del tiranno anche mite per indole, che egli ne diviene per forza crudele, e sempre pronto ad offendere, e a prevenire gli effetti dell’altrui odio meritato e sentito. Egli perciò crudelissimamente suole punire ogni menomo tentativo dei sudditi contro quella sua propria autorità ch’egli stesso conosce eccessiva...

Vittorio Alfieri


Traggo spunto di lettura da un breve, ma intenso, >>>alfabeto alferiano curato da Fabio Massimo Penna.

870. Buone nuove



Che non si pensi che in questi giorni dal mondo arrivino solo cattive notizie.

10 ottobre 2008

869. Sepolcri imbiancati



Lo so che il Giornale sul caso Englaro ha la sua linea: ma chiedo di poter dire ugualmente quanto abbia trovato sconcertanti un paio di uscite purtroppo governative. Eugenia Roccella, dopo la pronuncia della Consulta, ha detto che il problema «è l’espansione dei giudici e la loro invadenza di campo» perché «in Italia le leggi le fa il Parlamento e i giudici dovrebbero applicarle». Gaetano Quagliariello nondimeno ha definito «pilatesca» la decisione della Consulta e ha detto che «legiferare diventa ancora più urgente».

Cioè: ma di che state parlando?

Siete voi che la legge non l’avete mai fatta, siete voi che non volevate assolutamente farla, siete voi che sino a mezz’ora fa non volevate neppure sentir parlare di testamento biologico e urlavate «eutanasia» a ogni tentativo di farlo. E’ l’ipocrisia della politica italiana, unica in Europa, che ha lasciato dolosamente scoperti gli spazi di cui la magistratura non ha potuto non occuparsi: e ora venite a dirci che ci vuole una legge? Dopo che per anni ve l'ha chiesta la società civile, i medici, tutti i livelli della Magistratura, il Consiglio superiore di sanità, persino qualche politico? Dopo che la società e i medici, aspettando voi, per anni, se la sono cavata segretamente da soli con tutte le Englaro e i Welby lontani dai riflettori? E sarebbe la Consulta a essere pilatesca? Non dite che ci vuole una legge: fatela.

Filippo Facci
da Il Giornale
10 ottobre 2008



868. Un calcolo geniale...



Cercando di togliermi l'acqua
e poi la terra per la rincorsa e il volo,
facendo sì che i miei passi si incamminassero 
in un percorso obbligato
cosa pensavi di ottenere?
Davvero geniale il tuo calcolo...
Come vedi - nonostante tutto - non hai potuto
impedire a queste labbra di muoversi...

Osip Mandel'štam
da Les Cahiers de Voronej



867. Binari per riconoscersi


Nello studio dei processi cognitivi grande rilevanza viene riposta nello studio delle somiglianze. In ogni atto percettivo l'oggetto non ha mai la stessa rappresentazione ma rappresentazioni simili. La teoria matematica della classificazione costituisce un importante ed ampio capitolo che cerca di fornire di un supporto matematico al processo di classificazione che sta alla base di molti processi cognitivi.

Classificazione, aggregazione e generalizzazione sono i binari su cui si sviluppa il processo di pensiero al suo livello fondamentale. Trovare somiglianze costituisce quindi un compito di estremo interesse per l'elaborazione dell'informazione ma proprio su questo fronte il computer si trova in grande difficoltà, possedere una teoria matematica della classificazione sarebbe un obiettivo di estremo interesse per la computer science e per l'intelligenza artificiale... [>>>continua a leggere]

Oscar Bettelli

05 ottobre 2008

866. Cronache dall'altra notte



Il sogno è simile all'immagine, ha due lati, due versanti, di cui quello scuro è il tramite grazie al quale l'altra notte può entrare nella notte. Grazie al sogno la notte può diventare la trappola dell'altra notte. Il sogno consente all'altra notte di avvicinarsi a noi. L'avvicinarsi a noi dell'altra notte coincide con l'avvicinarci di noi ad essa, ma avvicinandoci ad essa noi ci allontaniamo da noi stessi. L'avvicinarsi della notte può venir presagito, come avvicinamento a quell'essenziale che senza tregua viene ricercato. ma nel momento stesso in cui chi cerca crede di essere giunto nel cuore della notte, della essenza nascosta che cerca, ecco che in quello stesso istante egli si abbandona all'inessenziale e perde ogni possibilità. Non c'è mai un momento esatto in cui si passa da una notte all'altra. In quell'istante vagheggiato, presagito, ma mai vissuto), il soggetto non può non perdere completamente se stesso.

Mezzanotte non cade mai a mezzanotte.
Mezzanotte cade quando i dadi sono gettati,
ma non possiamo gettare i dadi che a mezzanotte...



04 ottobre 2008

865. Verso l'altra parte del mondo



Il tempo è una guida cieca.
Figlio della palude, nacqui dalle strade fangose della città sommersa. Per più di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurità del fiume Gasawka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.
Nessuno nasce una volta sola. Chi è fortunato, vedrà di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglierà quando la lunga coda del terrore sfiorerà l'interno del suo cranio.
Io guizzai fuori da quell'acquitrino come l'Uomo di Tollund, l'Uomo di Grauballe, come il ragazzo che sradicarono in mezzo a Franz Josef Strasse mentre riparavano il fondo stradale, seicento conchiglie come perle intorno al collo, sulla testa un elmetto di fango. Grondava dei succhi color prugna della palude fradicia di torba. La placenta della terra.
Vidi un uomo in ginocchio sul terreno saturo d'acido. Stava scavando. La mia comparsa improvvisa lo spaventò. Per un attimo pensò che fossi una delle anime perdute di Biskupin, o forse il ragazzo del racconto, quello che scava una buca così profonda da venir fuori dall'altra parte del mondo...

Anne Michaels
da In fuga

°



03 ottobre 2008

864. Nostalgia del silenzio



E' proprio della partecipazione esistenziale il silenzio involontario come silenzio pieno, in cui di fatto si svolge la comunicazione più sicura.

Karl Jaspers
La filosofia dell'esistenza

°

Gli uomini di oggi vivono con la nostalgia del silenzio e, nel contempo, con la paura del silenzio. Da esso l'uomo dei nostri giorni è affascinato e, contemporaneamente, atterrito e smarrito. Ha nostalgia del silenzio perché è ridotto ad essere un'appendice del rumore e, nello stesso tempo, prova nei suoi confronti un sentimento di paura. Il silenzio lo sgomenta, lo disorienta, lo tortura. Conosce solo silenzi da noia o da angoscia, silenzi per difetto. Sartre parla del silenzio come di un qualcosa essenzialmente "mostruoso" ("l'uomo, egli scrive, si trova solo, girovagando per questo silenzio mostruoso, libero e solo, senza assistenza e senza scuse, condannato a decidere, senza appoggio di nessun genere, condannato per sempre ad essere libero"). Per Camus, è "irrazionale" ("l'assurdo - egli afferma - nasce dal confronto fra la necessità e il silenzio irrazionale del mondo"). Per Edmond Jabès "il vero silenzio è terribile e insopportabile per noi".

Massimo Baldini
da Elogio del silenzio e della parola

°

La condizione ineluttabile dell'ascolto è il silenzio e chi non tace, mentre l'altro parla, non è in situazione dialogale; si compiace e si chiude nel monologo, la cui porta chiusa esige di essere violata dal dialogo.

André Neher
L'esilio della parola

°

Silenzio per me che dico
alla notte il suo nome
beva l'acqua questa mia sete
e la copra una caduta di foglie.

Pietà per me che nascondo
alla gente il suo volto,
all'immobile pietra ora somiglia,
chiunque può vedere il suo cuore.

Amore, albero grande
per un corpo dolente,
ascolta il consiglio d'essere
cenere dopo la brace.


Libero de Libero
da Scempio e lusinga (1930-1956)
ed. Mondadori-Lo Specchio, 1972

02 ottobre 2008

863. Il vano progresso e l'eterno ritorno



Il ricordo è complementare all'esperienza vissuta. In esso si deposita la crescente autoestraniazione dell'uomo, che cataloga il suo passato come un morto possesso...
La reliquia deriva dal cadavere, il ricordo dall'esperienza defunta, che si definisce, eufemisticamente, "esperienza vissuta".

°

L'eterno ritorno è un tentativo di saldare insieme i due principî antinomici della felicità: quello dell'eternità e quello dell'ancora una volta. - L'idea dell'eterno ritorno suscita per incanto, dalla miseria del tempo, l'idea speculativa (o la fantasmagoria) della felicità.

°

Il concetto di progresso dev'essere fondato nell'idea di catastrofe. La catastrofe è che tutto continui come prima. Essa non è ciò che di volta in volta incombe, ma ciò che di volta in volta è dato. Il pensiero di Strinberg: l'inferno non è nulla che ci attenda - ma la nostra vita qui.

°

Che senso ha parlare di progresso a un mondo che sprofonda in uno stato di rigidità cadaverica?

°

Per gli uomini come sono oggi c'è solo una novità radicale - ed è sempre la stessa: la morte.

Walter Benjamin
da Angelus Novus


01 ottobre 2008

862. Occorre rassegnarsi...



Di tutte le forme della letteratura e della poesia il romanzo è la più disprezzata, e per alcune classi di persone la più abborrita. — La lettura di un romanzo si fa, per solito, di nascosto e lontano possibilmente dagli occhi de' curiosi, press'a poco come quando si commette un peccato. — Se una ragazza è in odore di gran leggitrice di romanzi, storna da sé qualunque possibilità di matrimonio; la spina dorsale deviata, il broncocele, la clorosi, l'isterismo, l'epilessia, sono in una fanciulla, contro i giovinotti assestati che voglion metter casa, spauracchi meno spaventosi dell'abitudine a legger romanzi. — I maestri, i pedagoghi, i prefetti di camerata, se colgono un giovinetto alunno sprofondato nella lettura di un romanzo, tosto è un tumulto nella famiglia, un parapiglia nel Collegio-Convitto; minacce di castighi, di espulsioni, di collere implacate. — Gli uomini gravi, i torci-colli, quelli che si danno importanza, quelli che vogliono parere senza essere, i cultori di matematica, i poliglotti, quelli dell'alta e della bassa filologia, gli studiosi d'economia, quelli che aspirano, per lo meno, a diventar soci corrispondenti di un qualche istituto, danno tutti quanti a più potere la caccia ai romanzi, e guardano ai romanzieri con atti di commiserazione e di sdegno e d'inquietudine; press'a poco come gli esorcisti del bel tempo dell'inquisizione guardavano i sospetti di stregoneria...

Giuseppe Rovani
da Cento anni

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Sposare vorremmo non quella che legge romanzi, cresciuta
tra gli agi, mutevole e bella, e raffinata e saputa...

Ma quella che vive tranquilla, serena col padre borghese
in un'antichissima villa remota del Canavese...

Guido Gozzano
da L'ipotesi

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