akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 luglio 2008

803. Sorprese da un curioso libriccino



Non so se a molti o a pochi ma a qualcuno sarà senz'altro capitato di leggere - non credo a scuola - "Griselda", che è proprio l'ultima, cioè la decima novella della decima giornata, del Decamerone di messer Boccaccio.
A me è capitato di riaverla sott'occhio oggi, e la piacevole causa è stato un curioso libriccino, edito da Sellerio, in cui sono presentate a fronte la novella del Boccaccio e la libera versione latina dello stesso racconto ad opera nientemeno che di Francesco Petrarca. Perché sì, quell'umanista scontroso e ambizioso che fu il cantore immortale di Laura, rimase affascinato da quella storia tanto da impararla memoria (lo scrive lui stesso in una lettera all'autore) e volle ad ogni costo cimentarsi nel lavoro di traduzione, rivaleggiando con lui nella prosa colta della gente bene. Naturalmente, e manco a dirlo, quella novella è la più castigata e bacchettona di messer Giovanni, se si esclude una battuta da trivio proprio nel finale.
Per chi non conoscesse la storia, la riassumo brevemente (invitando però presto a sanare la lacuna, perché ne vale veramente la pena).
La buona e poverissima Griselda viene sottoposta dal marito, un tal Gualtieri dei marchesi di Saluzzo, a una serie di orribili angherie: nata la prima figlia l'uomo le fa annunciare che, essendo sgradita, la farà sopprimere. Poi le comunica che essendo stufo di lei, ha fatto chiedere - e anche ottenuto - dal papa l'annullamento dell'unione tra loro, e che subito intende sposare una donna più piacente. Così la rispedisce dal padre villano, senz'altro abito che una camicia da notte. Griselda accetta tutto nascondendo il dolore, docile e innamorata com'è del marito fellone.
Ma ogni ave finisce in gloria, e tutto si rivelerà una bolla di sapone, perché quel sadico ha giocato a Griselda tutti questi brutti tiri solo per provare la "dedizione" della poveretta.
Era questo dunque all'epoca di Boccaccio e Petrarca l'ideale di moglie? Una donna che accetta ogni angheria senza fiatare? Forse (anche se non lo credo). Di sicuro però, per l'autore, non era quello l'ideale di marito, e a spiegarcelo è appunto l'irriferibile battutaccia che - chi vuole - potrà leggere proprio a fine racconto, seguendo le coordinate che ho dato ad inizio post (e cioè la fine dell'ultima novella, prima dello stacco per il commiato di Dioneo e anche prima delle conclusioni del Boccaccio).

(Non me ne vogliano i più delicati, ho citato un testo fondamentale della letteratura italiana, mica una delle tante, orribili gazzette che ammorbano oggi l'aria di quello che, in tempi lontanissimi, qualcuno chiamava "Belpaese").

30 luglio 2008

802. Dell'irreale intatto dentro il reale devastato



Di che cosa soffri?
Come se si svegliasse nella casa senza rumore
l'ascendente di un volto
che uno specchio agro avesse raggelato...
Come se tu murassi,
mentre il tuo amore dorme,
il portale sovrano e la via che vi penetra.
Di che cosa soffri?
Dell'irreale intatto dentro il reale devastato. 

René Char
da Fogli d'Ipnos
(1943-1944)
°


28 luglio 2008

801. [Il canto come un'acqua nella gola]

Scrivere, per Rainer Maria Rilke, doveva essere quasi una sorta di "religione terrestre"; una potente, incontrovertibile, infinita ricerca della forma "suprema" che si nasconde anche nelle più piccole cose.
Giaime Pintor (sua è la versione della lirica che segue) scrive che a poco a poco "Rilke doveva privarsi negli anni di ogni più facile motivo di ricchezza, così da trattenere per sé appena una materia dura, opaca". E devo dire che ci è riuscito perfettamente se, al di là dei suoi inquieti viaggi e delle sue incessanti "evoluzioni mistiche", è riuscito a lasciarci versi così puri, che incantano non per la mera ricerca del "suono", ma per il senso profondissimo che emana dal compiersi di quel "rito terrestre" di cui parlavo poc'anzi.
Tutto si crea e si risolve in un cerchio lirico.
Come la vita, in fondo.

°

Come talvolta in mezzo ai rami ancora
spogli un mattino sorge, e in quel momento
è primavera: così nulla affiora
dal suo capo, che il sùbito portento

della poesia non ci ferisca; il muro
d'ombra è lontano dal suo sguardo incauto
troppo fresca è la fronte per il lauro,
e solo tardi all'arco delle pure

sue sopracciglia sorgerà il rosaio,
da cui foglie cadute e sparse il lieve
tremito della bocca veleranno,

quella che tace adesso e accenna solo
a un sorriso da cui nitida beve
il canto come un'acqua nella gola.

27 luglio 2008

800. [Ne rentre pas trop tard, surtout ne prends pas froid...]




26 luglio 2008

799. [Rischi e sofferenze del cuore]


L'uomo si trova vivere in un mondo aleatorio; la sua esistenza comporta, per dirla in parole povere, un gioco d'azzardo. Il mondo è per lui un continuo rischio: è incerto, instabile, pericolosamente instabile.

John Dewey
da Experience and nature, II
in "The Collected Works of John Dewey"
ed. Southern Illinois University Press, 1967-1991

°

Vidi che lì non s'acquetava il core.

Dante
dal Purgatorio XIX

°

...Lui ricordava perfino distintamente il momento e il modo in cui aveva cominciato a soffrire. Un pomeriggio di otto anni fa, alla scrivania, nel suo appartamento di scapolo; mentre lottava coi rumori della famiglia del piano di sopra, invece di un pianto inarticolato aveva sentito per la prima volta la voce del bambino più piccolo, sottile e squillante in un'unica parola, latte gli sembrava, e lui allora, lì, con le mani nervosamente aperte sopra le pagine del suo libro, aveva avuto uno scoppio di pianto, e per due minuti, forse più, lo aveva sfogato senza riuscire a calmarlo.

Cesare De Marchi
da Una crociera

°

Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s'alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m'apra a una speranza?

Nasce invece una pena senza pianto...

Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c'è basta a sé sola.

Vittorio Sereni
da Strumenti umani

°

I percorsi precedenti:
Minimo viaggio in Italia - Di libri e lettori, 2 - Di libri e lettori, 1 - Questione di fiducia - Tra nulla e vuoto - Squarci nella notte - Alcune declinazioni del rimpianto - Nel gorgo dell'irrealtà - Asfodeli

25 luglio 2008

798. [Tè, ossessioni, nostalgie]


Jimroy si sentiva solo nel suo primo mese in California; una volta decise di andare a una rappresentazione studentesca del Malato immaginario. Perché decidesse di farlo rimane un mistero; le commedie di Molière gli erano sempre sembrate una perdita di tempo. Ma il suo umore si era improvvisamente incupito e aveva concluso che una serata fuori gli avrebbe fatto bene.
Non era insolito per lui scegliere in questo modo i passatempi, come dosi di medicine. L'ossessione per i libri aveva ristretto i suoi interessi, o così si era lamentata la sua ex moglie. "Sembri un maledetto monaco" lo accusò una volta, infilando il lungo collo porpora nella porta dello studio del marito. Non aveva mai imparato a bussare. "Dovresti uscire di tanto in tanto" lo rimproverava. "Incontrare qualcuno. Divertirti di più. Farebbe bene alle tue afflizioni."
Cara, vecchia Aud. Piena di buone intenzioni, sensibile, ma le sue stoccate intuitive avevano sempre ricordato a Jimroy le viti di uno scaffale di metallo quando penetrano nella parete. Tipico di lei pensare sempre di sapere cosa lo affliggesse. Sorrise al pensiero. Audrey, capelli rossi crespi, spalle strette, fronte piatta. E gomiti, che in inverno diventavano tanto ruvidi da doverli strofinare con la crema Jergens prima di andare a letto. La sua adorata, unta Audrey. Pensava spesso a lei, specialmente al crepuscolo, specialmente verso la fine dell'anno, ma era un ricordo indulgente, e lo colpiva con piccole frecce appuntite di sofferenza. Ma sì, lo ammetteva. Sentiva la mancanza delle tazze di forte che lei gli portava dopo cena, e anche del modo in cui le posava — bruscamente — sulla scrivania.
Be', il tempo aveva attenuato le rivendicazioni meschine. Il tempo aveva perfino portato un perverso, delicato apprezzamento per gesti di Audrey considerati fastidiosi e ora, con nostalgia autunnale – certamente non con amore – gli tornava in mente la sua voce, chiassosa e rauca perché fumava troppo, e la grande tazza da tè bianca stretta nelle mani screpolate...

da Mary Swann
di Carol Shields

[Ed. Voland, 2007, versione dall'inglese di Vilma Porro]

24 luglio 2008

797.


Un profumo di memoria percorre la camera da letto
da poco rinnovata.
E' un odore dolce di cose che sono state,
mentre nel cielo un sole rosso sangue
lancia i suoi ultimi raggi
sul pavimento appena levigato.
Mi sto a poco a poco riconciliando con la malinconia
e inspirando quest'odore di vernice mi dico:
Non morirò mai.
Perché?
Perché ricordo molte più cose di quelle
a cui rinuncio
e questo per me vuol dire
eternità.

Robert Lowell
da The Dolphin
Ed. Farrar, Straus and Giroux, New York, 1973

°

23 luglio 2008

796.


Di misura in misura
di segno in segno
il quieto vivere di un'anima
nel rigoglio dei girasoli.
E' la nostra primavera
è il tempo del segreto e del rinascere
del mio sogno che si perde
nel mondo
e del tuo che si riconcilia con il cielo.
Siamo stati tutto
quello che c'era da essere.
Ora soli
ognuno nella propria parte d'infinito
ci limitiamo a comunicare nell'oscurità
per ri-conoscerci ancora.
Sappi che il mio silenzio
è albergo del destino
e il tuo è la voce
che salva ciò che chiama.

Gabriela Mistral
da Poesias completas
Ed. Aguilar, Città del Messico, 1958

22 luglio 2008

795. [Minimo viaggio in Italia]


Potrai tu sostenerti nel naufragio
a quelle foglie galleggianti
che un vento lungo abbia strappato a riva?


Tommaso Landolfi
da Il tradimento
ed. Rizzoli, 1977

°

Come il partente invidia chi rimane!
Come felice, stabile,
si mostra a lui che lo contempla
con l'animo di un esule, con occhi
di morituro.
Deciso all'addio,
egli è, pur indugiando, già in cammino
e fuori della vita.
Così a me tutto apparve, in ogni tempo,
come quelle città che salutai
verso sera,
mentre, partendo, già il ricordo urgeva...

Vincenzo Cardarelli
da Viaggio
in Opere

°

Su coste desolate si batteva
il luminoso mare. In alto lievi
paesi: lievi spoglie sotto il sole.
(Sotto il sole medesimo gli antichi
abitatori). Io siedo all'osteria
nella nuova città. Rientro dove il sole
brilla sereno sugli oggetti, e ride
il vecchio mendicante al suo giovane cane.


Sandro Penna
Il viaggio
da Poesie

°

Non c'è terra. Non c'è ritorno.
Ma tu, segui le vie del finito.
Viaggiare. Ricomincia, non arrenderti.

Tu puoi parlarmi ancora, lo sai.
E andare sinché non avrai trovato
la tua verità, la sostanza che cerchi

e che esce dal niente e dall'oblio.


Giuseppe Conte
da La traversata
in "Dialogo del poeta e del messaggero"
ed. Mondadori (il Nuovo specchio), 1992

°

I percorsi precedenti:
Questione di fiducia - Tra nulla e vuoto - Squarci nella notte - Alcune declinazioni del rimpianto - Nel gorgo dell'irrealtà - Asfodeli

21 luglio 2008

794.


Con i suoi pericoli, e con le sue promesse, l'altrove è già lì, alle porte. L'immagine dell'altrove è quella di un "ove" che non si mostra per se stesso, ma solo come negazione del positivo, rassicurante qui.
Se così è, si intuisce come la paura sia il riflesso di un niente, di una condizione che sperimentiamo in negativo, come un venir meno del sistema di abitudini e di parole, di cose e di persone che chiamiamo casa o paese, o magari etnia o razza. E s'intuisce come, spesso, ce ne stiamo vinti nei confini di questo luogo chiuso, prigionieri di un niente anche solo immaginato.

Roberto Escobar
Metamorfosi della paura

°

Nessun tribunale.
Niente

assassino o innocente.
Agli occhi di nessuno un cranio
varrà l'altro, come
varrà l'altro un sasso un nome perso fra l'erba.

La morte
(il dopo) non privilegia
nessuno.

Non c'è per nessuno,
bruciata ogni ormai inattendibile
mappa, nessuna via regia.

Giorgio Caproni
Dies illa
da "Il franco cacciatore"
Ed. Garzanti, 1982
[Ora in Tutte le poesie]


20 luglio 2008

793.


Ora, fra il buio e la luce,
questa calma irreale.
Oh, isola fortunata.
La sferza della città
non arriva a flagellare
la penombra che la racchiude.
Una pace imprendibile: una dolce
mescolanza dei tempi, e ore, immagini, pensieri,
che battono quietamente assieme al cuore,
senza consumare il futuro.
Isola fortunata, davvero
in cui si celebra il sabato della mia vita.

Luigi Compagnone
da La giovinezza reale e l'irreale maturità
Ed. Einaudi, 1981

19 luglio 2008

792. [Di libri e lettori, 2]



Entri di corsa nella stanza di Dave Wain e lo trovi seduto a gambe incrociate sul materasso posto sul pavimento intento a leggere Jane Austen, e gli domandi: "Qual è il miglior modo di cucinare il manzo alla Stroganoff?". "Il manzo alla Stroganoff è semplicissimo, non è altro che un buon pezzo di manzo ben cotto con cipolle in umido che lasci raffreddare e poi ci getti sopra dei funghi e un bel po' di panna acida. Scenderò a farti vedere come si fa non appena avrò finito il capitolo che sto leggendo di questo meraviglioso romanzo, scusa, ma voglio proprio sapere che cosa succede dopo...".

Jack Kerouac
da Big Sur

°

Il canonico Gennari continuava a essere l'amico di famiglia: mio padre l'aveva guarito di tutti i suoi acciacchi, da quelli che aveva e da quelli che non aveva ed egli passava più tempo da noi di quanto ne passasse in casa sua. Lo pregai di procurarmi qualche libro, se possibile del genere teatrale. Il canonico non aveva familiarità con la letteratura; tuttavia mi promise che avrebbe fatto il possibile per trovarmene e fu di parola.
Qualche giorno dopo mi portò una vecchia commedia rilegata in pergamena, me la affidò senza darsi la pena di leggerla prima e mi fece promettere di restituirgliela al più presto; infatti l'aveva presa, senza dir nulla, nello studio di uno dei suoi confratelli.
Era la Mandragola di Machiavelli. Io non la conoscevo, ma ne avevo sentito parlare e sapevo bene che non era una commedia fra le più caste. La divorai alla prima lettura e la rilessi dieci volte. Mia madre non faceva attenzione al libro che leggevo, dal momento che me l'aveva dato un ecclesiastico; ma mio padre mi sorprese un giorno in camera mia intento a scrivere note e osservazioni sulla Mandragola. La conosceva: sapeva quanto essa fosse dannosa per un giovane di diciassette anni; volle sapere da chi l'avessi avuta, io glielo dissi; mi sgridò severamente e si guastò con il povero canonico, il quale non aveva peccato se non di negligenza.

Carlo Goldoni
dalle Memorie

°

Oggi nella grande sala centrale
della Biblioteca Palatina, faticosamente aiutandoci
con un dizionario, abbiamo letto la nota
di Sappho und Simonides in cui
Wilamowitz parla di Catullo, del suo
dolore per essere rimasto un provinciale
sino alla fine nel suo esilio
volontario a Roma. Io medito
su di lui, su Virgilio, nati e allevati
non lontano da qui, in una terra
che non so come si possa abbandonare.
Non vorrei il loro dolore né il loro
compenso.

Attilio Bertolucci
da La camera da letto

°

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18 luglio 2008

791. [Di libri e lettori, 1]



Leggerò
, forse, fino a stasera; ma il libro non lo chiuderò: resterà aperto tutta la notte e troverò i sogni sulle pagine come se fossero figure.

Federigo Tozzi
da Bestie

°

Adolfo si avvicinò al divano; c'era in angolo quasi l'orma di lei; e mezzo nascosto sotto il bracciolo, giaceva un libro aperto. Lo raccolse leggermente commosso; era un libro di lei, a lettura interrotta, un libro dimenticato cinque minuti fa, mentre egli non si precipitava, come avrebbe dovuto, a vederla, a trovarla, un libro forse che l'aveva stancata rendendole insopportabile più a lungo l'attesa, che lei aveva persino buttato con disprezzo, nel ricomporsi, per uscire col suo passo dolce e marcato, verso la gioventù.

Elio Vittorini
da Raffiche in Prefettura
ora in Opere narrative, vol. 2


°

"Che sia o no scoperto, dobbiamo troncare qui. Perché?"
Nessun libro, fra tutti quelli che leggeva apertamente, coi gomiti nella sabbia, o appartato per pudore più che per paura, nella sua stanza, gli aveva insegnato che uno dovesse perire in un naufragio tanto banale. I romanzi riempiono cento pagine, o più, con la preparazione all'amore fisico, l'avvenimento in sé e per sé occupa quindici righe, e Philippe cercava invano, nella sua memoria, il libro dove è scritto che un ragazzo non si libera dell'infanzia e della castità con una sola caduta, ma che séguita a vacillare con oscillazioni profonde e come sismiche, ancora per lunghi giorni.

Colette
da Il grano in erba

°

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17 luglio 2008

790.


Ti guarderò andare
solo, ti guarderò partire.
Il tempo del sogno è finito

finita la buona idea
del nostro amore.

Ti guarderò partire
triste, ti guarderò andare.
Con sulle spalle il peso di una vita,
la mia


perché io
non posso più chiamare vita

quello che mi resta.

Catherine Amy Dawson Scott

da Beyond (Poems)
Ed. G. J. Glaisher, London, 1912.

16 luglio 2008

789.

Jean de la Bruyère

Nello specchio antico
d'acque morte
s'immerge una rana.
Risveglio d'acqua.

Non sempre ci si ritira in un eremo per motivi religiosi. Anche Jinshiro Munefusa Matsuo detto Bashō, a poco più di trent'anni, decise di ritirarsi in un luogo sperduto. Non solo per meditare, ma per dedicarsi alla sua più grande passione: la poesia. Una passione in lui tutta "spirituale", che evidentemente non aveva bisogno di un contatto diretto con la realtà dei suoi simili, per alimentarsi.
Era nato nel 1644, in un Giappone assai diverso da quello che siamo soliti immaginare oggi, e quel contatto con una natura intatta, generato dall'isolamento, lo arricchì di sensazioni nuove che bene si intravedono nelle sue composizioni successive:

Erba estiva:
dei sogni di gloria
dei grandi guerrieri,

ora,
rovine,
e null'altro.


L'arricchimento interiore che si generò da questa esperienza di assoluta solitudine lo fece sentire pronto, nel 1684, a intraprendere un lungo viaggio che toccò quasi tutto il Giappone. Un viaggio non solo "fisico", ma soprattutto dell'anima, e del quale ci sono rimasti (conservati quasi integralmente) i diari del poeta: Il romitaggio nella dimora illusoria-Lo stretto sentiero per Oku, Piccolo manoscritto nella bisaccia e Elogio della quiete. E' dai diari che - per fortuna - siamo riusciti a ricavare i brevi - e folgoranti - tratti delle sue poesie, scritte spesso di getto e accompagnate da accurate pagine di critica estetica su tutto ciò che l'artista incontrava nel suo errare per le strade di un mondo a lui spesso del tutto sconosciuto.

In cielo
un lampo.
Nel buio della notte,
stridere degli aironi
in volo

°

Fiori di prugno.
Sull'aria profumata,
improvviso,
si leva il sole.
Un sentiero montano -

Ebbe anche dei discepoli, poichi ma devoti, che hanno contribuito non poco alla diffusione e alla preservazione dei versi del Maestro. Bashō aveva sempre seguito la corrente spirituale del buddhismo Zen, e forse fu questo suo legame profondo con la filosofia a far sì che egli riuscisse, in pochi tratti, a liberare lo haiku da stilemi ormai fini a se stessi e ad arricchirlo con quella che lui considerava una preziosa "contaminazione": quella tra la vita di tutti giorni (soprattutto spirituale) e la poesia. Bashō non notava alcuna differenza tra il "vivere" e il "sentire" e grazie a questa realizzazione, e ai sentimenti profondi che l'accompagnarano, il poeta riuscì a mutare completamente la forma e lo stile di quello che prima veniva considerato un puro e semplice divertissement letterario.

E' primavera!
Sottili veli di nebbia
celano anche la montagna senza nome

°

Nel cadere al suolo,
stilla
dalla corolla
l'umore di un fior di camelia

Credo siano nel giusto gli studiosi che hanno fatto risalire a lui la reale nascita dell'haiku. La purezza dello stile, la facilità compositiva, la pace che ci viene restituita dalla lettura delle sue brevi composizioni, sono gli ingredienti giusti per riconoscere in lui un maestro non solo di stile ma anche di distacco dall'angoscia del vivere.
Matsuo Bashō morì come aveva sempre vissuto, libero e volutamente povero; la morte lo raggiunse, ma non lo superò, nel 1694, quando ormai era giunto al termine del lungo viaggio che aveva intrapreso dieci anni avanti.
Tutto era compiuto, era giunto il momento di riposare.

Dilegua
l'eco della campana del tempio:
persiste
la fragranza delicata dei fiori.
Ed è sera -

____________________________________________________________
L'edizione cui ho fatto riferimento per le versioni dal giapponese qui riportate (che sono tutte a cura di Irene Iarocci) è quella dei Cento Haiku, pubblicata nel 1982 da Longanesi (e ristampata da Guanda nel 1987) con la penetrante presentazione di Andrea Zanzotto.

788.


Occhi miei
quello che vedo è solo il nulla
che tra noi spalanca la noia


La noia che reca con sé la cesura
tra il mio sguardo e il tuo

Poi sul confine del tuo corpo
dove brilla la luce del cristallo di mezzogiorno
ho sciolto ogni vincolo
senza però levare nulla
da quel cielo grigio che da sempre
porti negli occhi


E così
- dopo che né il tuo sangue
né il rumore violento
della tua vita segreta
più mi accompagnavano -

ho annegato i miei colori luminosi
la mia troppo delicata figura
nel ricordo del tuo lago tempestoso

Michel Leiris
da Autres lancers (1924-1968)
in "Haut mal"
ed. Gallimard, 1943
(II ed. 1969)

15 luglio 2008

787.


Non è certo a me che potrai tenere nascosto cosa significhi
lo sguardo di un amante o le parole dolci da sussurrare all'orecchio.
Non incantesimi, né divinazioni riguardo gli dèi,
né la voce degli uccelli o il loro volo, mi fanno intuire il futuro.
No, è la stessa Venere che mi ha messo alla prova con la sua frusta,
lo ha fatto più volte, dopo avermi legato le mani con un viluppo magico.
Smettila dunque di fingere: la dea fa bruciare ancora più spietatamente
quelli che si dimostrano riluttanti ai suoi comandi.

Tibullo canta l'amore (pare non conoscere altro). Prima per la plebea Delia, poi per la cupida Némesi che lo renderà incoerentemente infelice (visto che dai suoi versi trapela l'idea di un amore che può e deve mirare alla felicità). Poche sono le notizie sicure su Tibullo, c'è qualche verso di Orazio che può illuminarci sulll'origine del suo carattere lirico e sui confini dei suoi tormenti psicologici; poi, su di lui, esiste poco altro. Carducci ce lo tratteggia "inebriato d'ideale in campagna come dell'odore di fieno fresco", dandoci uno spunto per comprendere da dove potesse trarre origine un così potente afflato ispirativo. Contrarissimo a ogni tipo di conflitto bellico (celebre l'incipit della X elegia: "Chi fu il primo che trasse a luce le terribili spade?") seguì controvoglia (e solo per amicizia) Messalla Corvino in un paio di campagne militari. Tornato a Roma, fondò un circolo letterario dove si declamavano versi a ogni ora, anche improvvisando. Sarebbe vissuto bene in piena era romantica, Albio Tibullo. In lui erano presenti la semplicità ispirativa e l'elegante cultura dei classici che aveva divorato, una fantasia che apre alla veemenza dell'amore passionale ma che non chiude le porte al rimpianto e alla nostalgia (materie prime per ogni poesia "sentimentale" che voglia chiamarsi tale).
Leggerlo oggi, in riva al lago, in una giornata che pare tardo settembrina, trasforma la mia realtà attuale in un incanto. In un sogno che, seppur breve, mi discosta dal mondo circostante e mi reca pace.
Pace su pace, sogno su sogno è ciò che mi ha donato oggi Albio Tibullo e io mi chiedo, ora, come Delia e Némesi questo non l'abbiano còlto.
Quale regalo maggiore un uomo può fare a una donna?

Attraverso il canto, io cerco un varco dolce
verso chi mi tiene soggiogato d'amore:
se questi miei versi non hanno alcun potere su colei che cerco
allora potete pure allontanarvi da me, o Muse...

_____________________________________________
Edizioni disponibili delle Elegie di Tibullo (tutte con testo latino a fronte):
- ed. BUR; - collana Fondazione Lorenzo Valla;
- ed. Oscar Mondadori; - ed. Garzanti.

14 luglio 2008

786.


Oggi io mi sento
Anna Frank
limpida come un ramo in aprile.
E amo.
A che servono le parole?
Mi basta che ci si possa guardare negli occhi, tu e io.
Come poche sono le cose al mondo
che ci è dato
vedere, annusare...
Non ci sono foglie per noi,
non c'è cielo per noi.
Eppure molto ci è dato:
teneramente
abbracciarci nella camera al buio.
Qui vengono?
Non aver paura:
è il clamore della primavera
che viene.
Avvicinati.
Presto dammi le labbra.
Sfondano la porta?
E' soltanto il disgelo...
Sopra Babij Jar non c'è che la voce delle erbe selvagge.
Severi come giudici guardano gli alberi.
Qui tutto, tacendo, grida;
e io mi scopro il capo
e lentamente
mi sento incanutire.

Evgenij Evtušenko
da Babij Jar
In "Poesie", ed. Garzanti, 1970
Versione dal russo di Alfeo Bertin

13 luglio 2008

785.


Quando con la lentezza propria degli anziani
siederai grigia e solitaria, col capo chino
lì, vicino al fuoco

ricordati di questo libro, prendilo
e leggine piano i sogni che ti ha offerto quando eri giovane,
quando i tuoi occhi conobbero

luci repentine e rare ombre.

Ricorda tutti i tuoi amori, le speranze, le delusioni,
chi ti amò sinceramente e chi brutalmente abbandonò
la tua bellezza.
Ma uno solo, ricordati, amò la tua anima inquieta
e quel dolore silenzioso che spesso ti accompagnava.

Così, reclina sul fuoco scoppiettante, pronuncerai poche parole
e un impercettibile velo di tristezza ti ricorderà quell'Amore perduto;
allora alzerai lo sguardo verso i monti, alti all'orizzonte
e rivedrai il suo viso, nascosto tra un nugolo di stelle.

William Butler Yeats
da The Rose (1893)
ora in The Collected Poems of W.B. Yeats
ed. Scribner, New York, 1996

12 luglio 2008

784.


Credo che da certi respiri nostalgici
possa nascere qualcosa.
No, nessuna angoscia,
perché quella l'ho sconfitta

poco prima di morire.
Piuttosto parlerei di un'inclinazione spirituale
che fa dimenticare
e poi piange e rimpiange con noi.
E' così che nasce qualcosa
che, assaporato, è gradevole.

Del resto non possiamo lasciarci andare alla delusione
perché c'è ancora - per fortuna - qualche verità.
Per esempio: non esiste "amore" se non si ama fino in fondo.
Ma ciò accade solo
dopo una serie di lunghe e
inesorabili sconfitte.

Dylan Thomas
da Collected Poems, 1932 - 1954
ed. J. M. Dent & Sons Ltd, London

10 luglio 2008

783.


La maggiorana con il suo cuore aperto
e la vespa su di lei,
e il ragno già sulla vespa in agguato,
e quarto un mio fuscello inframmezzato
a profanare delitti tranquilli
sul margine del prato.

Agostino Richelmy
da Madrigale
ora in Poesie

09 luglio 2008

782.


Tu sai sempre quel che dici
e sai sempre quel che fai
mentre io esisto
solo se mi vuoi.


08 luglio 2008

781.1 E' mia opinione che il futuro apparterrà a coloro che sapranno cogliere quel confine misterioso e difficilmente definibile che separa il brutto dal bello. E' questa la filosofia che ha permeato la maggior parte delle grandi civiltà del passato nelle epoche preindustriali; ed è un elemento fondamentale, che caratterizza il modo di percepire il mondo circostante, almeno per noi occidentali.

[Carlo Rubbia - Un nuovo patto tra scienza e società, da "Vita e Pensiero" n° 2/2004]

781.2 La filosofia della mente è un caso unico nel panorama degli argomenti filosofici contemporanei, in quanto tutte le teorie più famose e influenti sono false. [John R. Searle - Mind. A Brief Introduction]

781.3 Per Platone filosofia e poesia sono e devono restare diverse e la filosofia non deve ridursi a poesia come accade oggi con gli epigoni di Heidegger, i quali non a caso, dedicandosi alla cosiddetta "filosofia morale", rinunciano a fare una vera filosofia politica.
[Enrico Berti - In principio era la meraviglia. Le grandi questioni della filosofia antica]

06 luglio 2008

780.


Così ogni volta che te ne vai, e dal retro
dell'autobus mi dici addio addio
con un bacio lanciandomi dal vetro
l'ultimo tuo fiato,
sulla strada risalgo la mia ombra
e mi chiedo perché
si disunisce chi si ama, in alto
defraudata di se stessa
la luna guarda fredda, disperata.

Franco Matacotta
da "Canzoniere d'amore"
ed. L'Astrogallo, Ancona, 1977

05 luglio 2008

779.1 Insere nunc, Meliboee, piros, pone ordine vites ["Innesta i peri, Melibeo, disponi le viti in filari"]. Questo è ciò che Melibeo dice a se stesso nella prima ecloga delle Bucoliche di Virgilio.
Melibeo sta per essere esiliato dal suo podere (a seguito degli espropri voluti da Cesare per elargire terra ai suoi veterani), eppure il suo pensiero è ancora "ordinario", legato alla "ritualità" agricola; non sembra curarsi dell'imminente abbandono del proprio appezzamento di terra.
L'uomo è fatto così, pensa sempre in prospettiva, anche se l'orizzonte della sua vita è in fondo molto limitato. La prospettiva è la quintessenza dell'esistere, ciò che ci fa traguardare il "buco nero" della morte; purtroppo però l'aspettativa è anche il pozzo che alimenta l'inarrestabile gorgo della delusione. Fra queste due rive si gioca la vita di tutti: l'alternarsi tra la felicità della speranza e la melanconia che accompagna la (quasi sempre) inevitabile disillusione.

779.2 Bello il dossier su Le temps di oggi: L'âge à travers les âges. Il tempo che passa sull'età, e l'età che si fortifica e indebolisce col tempo sono temi "moderni", spesso indiscreti, mai inutili. Confrontarsi col tempo forse è una partita persa, ma vale comunque la pena di giocarla, perché - anche se sconfitti - se ne esce comunque sempre più ricchi.

04 luglio 2008

778.


L'immagine di un'acqua fresca e viva

domina la mia sete. Non più gaie
rincorse, non più giochi strepitosi
sotto altissimi cieli.

Ma sul greto
le donne ancora lavano lenzuola
(e ne riflette i gesti l'acqua chiara
come uno specchio); con movenze liete
vanno ragazze a stendere le tele.

Fa' che io ritorni come allora
quando era dolce abbandonarsi al riso
con leggerezza estrema, e non la smania
di comporre l'ignoto in forma certa
l'ingenuità del cuore aveva offeso.

Giovanna Bemporad
Paesaggio
da "Esercizi"
ed. Garzanti, 1948

03 luglio 2008

777.


Parafrasando Williams non posso dire di essere scesa agli inferi
sempre e solo per amor tuo,
però spesso mi ci sono trovata inseguendoti...


02 luglio 2008

776. Nel numero attualmente online, l'interessante rivista Trilobiti, pubblica - nell'apposita rubrica "fossili" - uno stralcio da La scoperta dell'alfabeto, opera prima di Luigi Malerba.
Lo scrittore emiliano, recentemente scomparso, ha sempre cercato, nelle sue opere, il registro satirico (quando non addirittura grottesco) e in questo brano già appaiono spiccati i tratti della sua arte letteraria.
Da leggere e salvare, per non dimenticare.
775. Il Berliner Morgenpost ha pubblicato ieri, nelle sue pagine culturali, una bella recensione al libro Auf Reisen di Stefan Zweig, un volume di appunti di viaggio inedito in Italia. In esso il grande scrittore austriaco annota anche le sue impressioni durante una visita ad Ypres, la cittadina belga che fu teatro di una delle più sanguinose battaglie della I Guerra Mondiale che costò la vita a 500.000 soldati (e che è rimasta tristemente nota per l'uso che fu fatto per la prima volta del gas vescicante denominato da allora iprite).
E' su questo episodio che Manfred Schwarz punta la sua attenzione nel recensire le pagine di Zweig. Annoto e acquisto.

01 luglio 2008

774.1 Per quello che mi riguarda, direi che è sufficiente che i libri ci insegnino qualcosa su noi stessi. Tutti i lettori dovrebbero accontentarsi di una cosa del genere. O quasi tutti i lettori.
[JM Coetzee da Elizabeth Costello]

774.2 Mi piace segnalare qui l'ottima équipe de Le Plume francophone un blog che frequento assiduamente e grazie al quale ho imparato a conoscere molte figure attuali della letteratura "francofona" (quindi non strettamente francesi). E' proprio grazie ad una recensione letta in questo prezioso "luogo letterario" che, per esempio, ho conosciuto, acquistato e apprezzato Tarmac des Hirondelles, l'ultima, struggente opera di Georges Yémy, un talentuoso scrittore franco-camerunense (bella, a proposito, l'intervista che Le Magazine Littéraire gli ha dedicato nell'ultimo numero).

774.3 La poesia è la grande nemica del caso, pur essendo anch'essa figlia del caso e sapendo che il caso in ultima istanza avrà sempre partita vinta. Un coup de dés jamais n'abolira le hasard, come rammentò Mallarmé. [Tommaso Landolfi da Gogol' a Roma]

774.4 Lo stesso fatuo alone della veste / rossa nel fumo delle nebbie di un tempo / lo stesso sgomento se tra gli alberi piovosi / mi riporta a questa svolta. / Tu non vieni. La pena non ritarda / lungo le mura, una voce / mi chiama o il tuo colore che arde / sotto la pioggia fine./
Tu non vieni. / La pena non ritarda / e fa più dolce il bene che ti aspetta.
[Leonardo Sinisgalli da "Vidi le Muse", ed. Mondadori, 1943]

774.5 Comunque vada, comunque sia io non ti perdo...