akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 maggio 2008

751.


...Perchè i maestri dell'inganno vivono sempre in alto
e vi vedono arrivare anche di notte o all'imbrunire

c'hanno il sorriso dell'attore

le parole giuste per salutare

una carezza per colpire e una certezza per mentire.

Ed hanno tempo per pensare

e tempo ancora per continuare

lo sguardo teso all'infinito c'hanno un coltello per amico

perchè i maestri dell'inganno

sanno capire e sanno comprare

laddove il cuore della gente
ha smesso di battere e levare...

Pippo Pollina
"Prima che vi uccidano"
da Rossocuore

°


Pippo Pollina - Prima che vi uccidano

30 maggio 2008

750.


...E poi mi dici che non è vero, che tutto torna sempre come prima.
No, non torna tutto come prima, perché la felicità non è un bene fungibile.
E' nell'intersecazione tra la linea retta del sentimento e quella curva della passione che si misura il perimetro dell'amore e della felicità.
Noi ne siamo stati l'esempio e la prova.
Non venirmi a dire, ora, che tutto torna sempre come prima.
Le due linee sono ormai parallele.
Nulla sarà più come prima.

750.1

Aspetta che scenda la temuta notte, che scompaia
la luce dal crepuscolo, e ruoti
la terra sul suo asse.
Questa è la verita di questa sera incerta
sui cespugli di acacie e sulle case
questa è la sua misura - un acro di deserto...

Antonella Anedda
da Notti di pace occidentale

29 maggio 2008

749.

Non dobbiamo sorprenderci di alcun evento sgradevole, cui siamo peraltro destinati sin dalla nascita; non dobbiamo lamentarcene in quanto le condizioni prima o poi saranno uguali per tutti. Dico proprio così: uguali per tutti. Infatti un uomo potrebbe subire domani ciò che oggi infligge agli altri. Tu pensa solo all'equità del diritto, perché una legge, per essere efficace, deve essere uguale per tutti, non solo per i deboli.

749.2
Cosa è successo nel mondo dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno, si presenta come "normale", privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. E' allora che va creato, artificialmente, uno stato di emergenza...

Pier Paolo Pasolini
dal trattamento preliminare per il film di montaggio intitolato La rabbia (rimasto praticamente inedito). Ora in Le belle bandiere .

28 maggio 2008

748.

Le margherite sono per noi un approccio al possibile / nell'eventualità che un giorno / decidiamo di imparare / (per esempio cosa significhi stare al mondo). / Lo penso davvero / mentre da un margine all'altro / attraverso d'estate un campo fiorito. / Il tordo scherzoso mi deride / come uno che sa già tutto o almeno / che sa abbastanza del mondo per essere felice. / Il suo canto nasce spontaneo / e mi assale, di colpo, con milioni di domande. /Poi d'imporvviso il suo trillare diventa selvaggio, / caustico e tenero al contempo, incessante / e io non ho più quiete, né risposte. / Ai miei piedi i petali bianchi delle margherite / sono caduti, e sugli steli non sono rimasti che i capolini, / come cuori che parlano al mio cuore. / Non hanno torto quando mi dicono / che il cielo porta in sé tutto il possibile / permettendomi di vedere finalmente la felicità / laddove il sole non illumina altro che prati. / Penso questo mentre allungo una mano non per scegliere, ma semplicemente per toccare e sentire / quanto questo campo sconfinato sia giusto per le margherite, / e quanto lo siano le margherite per questo campo.


748.1
Sui ritorni - argomento a me caro - non c'è in fondo molto altro da dire.

748.2
Antigone mi ha costretta, fin dall'adolescenza, a rendermi conto di quanto siano importanti le leggi "non scritte" (che non potranno comunque mai superare quelle codificate, ma che sono piuttosto un "valore aggiunto" che pesca nel mare magnum - in verità non sempre limpido - dell'etica).

748.3
Qualche amico in passato ha avuto da ridire sul fatto che la mia vita "corrente" fosse troppo orientata a dei valori "arcaici", questo vista la mia viscerale attrazione per il mondo classico.
Era gioco facile per me rispondere che mi trovavo in ottima compagnia: il buon Petrarca, per esempio, parlava di sé come simul ante retroque prospiciens (Memorie, I 19,4).
Detto questo, la cosa finiva lì.

748.4
...dall'orlo estremo di qualche età sepolta.

27 maggio 2008

747.

Basta avvicinarsi a un solo tropo degli scettici, oppure passare una sola giornata in compagnia dei personaggi del Boccaccio, magari leggere anche un solo verso di Lee Masters per acquisire una capacità critica indipendente, tale da far impallidire tutti quei simulacri di uomini che si autoproclamano "governanti" e invece non sono altro che ámenenà kárena (come Omero chiama nell'undicesimo libro dell'Odissea le anime dei morti). Ma leggere, oggi, non è considerata una priorità "istruttiva" e ad altro si delega l'acquisizione della "conoscenza". Per questo, con fracasso degno di fantasmi scozzesi o gallesi, tintinnano le catene nei solai delle democrazie, mentre la polvere imbianca quei sepolcreti che un tempo si chiamavano "parlamenti".

Creare per sorridere
[Ce ne sarebbe un gran bisogno, di tutte e due le cose, intendo].

26 maggio 2008

746.


La frase latina In varietate concordia è stata scelta, il 4 maggio 2000, dal Parlamento Europeo come motto rappresentativo dell'Unione Europea.
Letta oggi fa quasi impressione.

24 maggio 2008

745.

Non è per i suoi sentimenti personali, per i sentimenti scaturiti da particolari eventi della sua vita, che il poeta può risultare interessante o degno d'attenzione [...]. Il sentimento che dominerà nella sua poesia sarà invece molto complesso, ma non della complessità dei sentimenti di coloro che hanno sentimenti molto complessi o insoliti nella vita. Anzi, in poesia è un errore di eccentricità voler esprimere a tutti i costi i sentimenti umani nuovi; cercando la novità dove non può esserci si scopre il perverso.
Al poeta compete non di trovare nuovi sentimenti, ma di servirsi di quelli ordinari e, elaborandoli nella poesia, di esprimere sensazioni che non sono presenti nella realtà dei sentimenti [...].
La poesia non è un libero sfogo di sentimenti, ma un'evasione da essi; non è espressione della personalità, ma un'evasione dalla personalità. E' naturale, però, che solo chi ha personalità e sentimenti sappia che cosa significhi volerne evadere.

Thomas Stearn Eliot
da Tradizione e talento individuale



Alba, figlia del pianto, ricomponi la stanza
nella sua pace di cosa grigia,
nel suo ordine il cuore. Tanta notte
chiedeva a questo fuoco di calmarsi e finire...
La fiamma sopra queste tavole fatta cenere
crescerà altrove in un'altra chiarezza?
Alba, solleva, prendi questo volto senz'ombra
e colora a poco a poco il tempo ricominciato.

Yves Bonnefoy

da Poesia francese del Novecento
Ed. Bompiani, 1985
[versione dal francese di Diego Valeri]

23 maggio 2008

744.

Milano, la grande città del fracasso, dopo aver mandato a casa l'ultimo ubbriaco, si sprofondò nel silenzio grave delle piccole ore di notte. A San Lorenzo sonarono due tocchi languidi, rotti dalla neve, che cadeva a fiocchi larghi. Il Berretta, buttato l'ultimo pezzo di legno nel caminetto, fregandosi in fretta i ginocchi, brontolò in fondo alla gola: «Basta, finirà anche questa».
Nella stanza vicina, dove malamente ardeva una candeluccia benedetta, stava nel suo letto distesa la povera signora Ratta, morta, vestita di una logora gonnella di cotone color terra secca, con in capo la più sgangherata delle sue cuffie famose e sulle gambe sottili un paio di calze di filugello bigio. Il portinaio Berretta, che aveva aiutato i becchini a collocare sul letto la povera cristiana, che le aveva legate non senza fatica le mani colla corona del rosario, non poteva ora togliersi dagli occhi il fantasma della morta benedetta, quantunque l'uscio della stanza fosse chiuso con due bei giri di chiavetta, e lui, imbacuccato nella pistagna d'un suo antico tabarro fin oltre gli orecchi, voltasse le spalle all'uscio, e cacciasse la testa tutta quanta nel vano del caminetto. Per non irrigidire nella paura, che è la più gran cosa fatta di niente, il portinaio, che non aveva ereditata da natura un'anima di drago, due o tre volte si sforzò di ragionare su cose inconcludenti, di appassionarsi, di accalorarsi nei pensieri, di ripetere gli avvenimenti della faticosa giornata suscitando in se stesso dei rancori e delle smanie, per aver un motivo di brontolare e di rompere quel tremendo silenzio di morte, destando degli stimoli d'egoismo colla prospettiva d'una grossa mancia, o d'un lascito, o di qualche regalo...

Emilio De Marchi
Arabella (incipit)

20 maggio 2008

743.


Tre brevi articoli, un po' datati ma ancora validi per ricordare la figura di Giuseppe Rensi, filosofo italiano del primo Novecento,
scettico, nichilista e ateo.
Il fatto che nell'Italia clericale di oggi, salvo lodevolissimi esempi, egli sia pressoché dimenticato, non stupisce; così come non stupisce che lo sia qui in Svizzera, di cui peraltro Rensi fu un autorevole parlamentare, coraggioso nel portare avanti il suo magistero filosofico, audace nelle sperimentazioni teoretiche, saggio e inascoltato nelle sue conclusioni morali.

Per chi non lo conoscesse, una possibilità d'incontro.
_______________________

Etsi omnes non ego

è il bellissimo epitaffio che campeggia sulla sua tomba, nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova (dove Rensi insegnò filosofia morale fino a quando i fascisti non lo privarono della sua cattedra).
Visitai la sua tomba molti anni fa, per mano a mio padre che mi indicava il cippo pronunciando parole per me allora incomprensibili.
Dovrò tornarci prima o poi.
Per ricordarmi e ricordarli.
Tutti e due.

(Anche se oggi la "Superba" è molto cambiata, mi pare).

19 maggio 2008

742.

18 maggio 2008

741.


Oggi ho rivisto il mio concetto d'infinito.
L'ho fatto per un semplice pezzo di giardino, quello che dà sul laghetto delle tinche, e anche per l'ombra lunga che dal tiglio è partita veloce verso il campo di confine.
Ieri ho assistito al parto della giumenta di R., tutto si è svolto bene. Il puledro aveva gli occhi azzurri. Ma non è per questo che ho rivisto il mio concetto d'infinito.
L'ho fatto solo per darti un po' di spazio in più.
So bene che la tua libertà è preziosa, ma so anche che non ne disporrai per sempre.
Quando terminerà, ricordati che qui c'è ancora un po' di spazio per te, fra il lago delle tinche e il tiglio verso il campo.
Per ora ci correrà il puledro di R., poi si vedrà.

17 maggio 2008

740.


Socrate: E che errore abbiamo commesso, secondo te, straniero, nelle nostre analisi concettuali?
Straniero: Lo stesso errore, Socrate, che si compie quando si tenta di dividere in due il genere umano, e lo si divide come fa la maggioranza della gente da queste parti. Da un lato si pone la razza ellenica, intesa come un'unita isolata dal resto del mondo; dal lato opposto si pongono tutte le altre razze, prese in un solo fascio, benché siano infinite e spesso tra loro estranee o discordanti. E poiché si dà loro il nome unitario di "barbari" si pensa, in virtù di questa stessa denominazione unitaria, che sia unitaria anche la loro razza.

Platone
Politico
§ VI, 262-263a

°

Ay niña
yo te encuentro
solita por la calle...


16 maggio 2008

739.


Riposano nella culla dolce del mito
i dodici auspìci dell'acqua, così come dodici
sono anche le profezie di questa primavera.
Si sveglieranno pronti a combattere,
a ripercorrere i segni e i tempi di una tradizione
ormai perduta.
La loro memoria annuncia l'avvento
del periodo dei Poeti
e con loro appariranno cavalli e leoni
dagli sguardi e dai gesti enigmatici;
arriveranno dall'Orixà
assieme a dodici lampi che cambieranno
il corso dei mesi.
Al loro risveglio tutto crescerà a dismisura,
non esisteranno più tempo o spazio;
tutto sarà avviluppato dall'arcano,
come
radici che sbucano da terra.

Si meraviglierà il mercante
e stupirà il bifolco,
nel mentre
saranno abbattuti i templi
che dèi stranieri edificarono
e imposero.

Per ogni fine, un nuovo inizio.

Pablo Armando Fernández
da Salterio y lamentación, 1953
ried. Editorial Carieva
Santo Domingo, 2003

15 maggio 2008

738.


Il suo ultimo giorno, dopo aver chiesto ripetutamente se fuori vi fosse agitazione per causa sua, preso uno specchio, diede ordine di pettinarlo [...] e fatti entrare gli amici, chiese se, a loro parere, avesse ben recitato la commedia della vita, e soggiunse anche la consueta formula finale:

"Ora, se tutto vi piace in questo scherzo,
fate un applauso, fate, orsù, gran festa..."

Poi, congedati tutti [...] spirò improvvisamente tra i baci di Livia, dicendo queste parole: "Livia, vivi nel ricordo del nostro grande amore. Addio". Ed ebbe così una fine dolce, come sempre aveva desiderato.
Infatti, ogni volta che aveva sentito dire di qualcuno che era morto rapidamente e senza soffrire, augurava a sé e ai suoi una simile eutanasía¹, com'era solito chiamarla.

___________________________________
¹ εύθανασíαν, in greco nel testo originale

°

Come si svolge un'opera teatrale, così procede la vita: non importa la lunghezza, ma la qualità della rappresentazione. Non conta un bel niente dove concluderai la tua esistenza. Portala a termine dove vorrai, imponile soltanto una fine come si deve.

Lucio Anneo Seneca
Lettere a Lucilio
§ 77, 20

14 maggio 2008

737.

...Il tempo
è un battito di minuti che si sente
a intervalli e si perde e ritrova
senza spavento, mentre l'ultima
luce del giorno s'appende a un comignolo
solitario, al curvo viandante
che se ne va e non torna sino all'anno
nuovo. Allora si sarà aperta l'aria
un'altra volta, le strade tenere
nel disgelo porteranno qua e là
in una confusione di raffreddori e di auguri,
i piccioni nel prato, le lenzuola nel cielo
la posta del mattino azzurra fra le mani.

Attilio Bertolucci
da La capanna indiana



°

...if you go away as I know you must
there is nothing left in this world to trust
just an empty room full of empty space
like the empty look I see on your face
can I tell you now, as you turn to go
I'll be dying slowly till the next hello
if you go away...


13 maggio 2008

736.

In fondo l'orizzonte non è che una riga
che digrada sempre più
verso il basso

Lo fa piano piano
fin quando al di sopra
anche il cielo annerisce e scompare

Ernst Jandl
da Der gelbe hund



°

...Theres no love song finer
but how strange
the change from major to minor
every time we say goodbye


12 maggio 2008

735.

- Dimmi - chiese quindi Socrate ad Aristippo - se tu dovessi prendere due ragazzi ed educarli, uno a essere capace di comandare e l'altro a non cercare per niente il potere, come educheresti ciascuno dei due? [...] Non è forse naturale che nasca in tutti e due, quando è l'ora di mangiare, il desiderio di prendere cibo?
- E' naturale, certamente.
- E quale dei due abitueremo in modo che scelga di sbrigare gli affari urgenti prima di soddisfare la sua fame?
- Quello che viene educato al comando, per Zeus, affinché sotto la sua guida i problemi della città non siano trascurati.
- E allora, anche quando vogliano bere - continuò Socrate - non si deve trasmettere allo stesso la capacità di astenersi dal farlo anche se ha sete?
- Sicuro - rispose Aristippo.
- E a chi dei due trasmetteremo la capacità di saper resistere al sonno in modo da poter andare a letto tardi, svegliarsi presto e passare la notte senza dormire, se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso.
- E che dire della capacità di resistere al desiderio d'amore, in modo da non essere impediti all'azione se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso - insistette Aristippo [...].
- E dunque, visto e considerato che conosci bene la posizione che spetta a ciascuna delle due specie di persone, hai mai considerato in quale dei due schieramenti collocheresti te stesso?
- Certo - replicò Aristippo - e di sicuro non mi metto dalla parte di chi aspira a governare: mi pare del tutto folle non accontentarsi di quanto basta a se stesso e anzi prendere su di sé l'onere di procurare le cose necessarie agli altri cittadini. Rinunciare quindi a molte delle cose che si desiderano per sé e d'altra parte, perché si vuole essere capi di una città, andare incontro alle lamentale perché non si realizza tutto quello che essa vuole. Tutto ciò mi pare pura follia. I cittadini credono sia giusto servirsi dei governanti come se fossero schiavi [...]. E dunque se qualcuno vuole avere molti grattacapi e crearne agli altri, questi io lo educherei nel modo che abbiamo convenuto e li collocherei tra la gente adatta al comando. Ma per quanto mi riguarda, io mi metto dalla parte di quelli che vogliono vivere nel modo più facile e piacevole possibile.
- Vuoi dunque che indaghiamo anche questo problema - lo interruppe Socrate - se cioè vivono più felicemente quelli che comandano o quelli che sono comandati? [...] Fra i Greci, per esempio, e fra essi ci sei anche tu, quali ti sembrano vivere nel modo più piacevole, quelli che dominano o quelli che sono dominati?
- Veramente - replicò Aristippo - io non ho alcuna intenzione di mettermi nemmeno dalla parte dei servi, ma mi pare esista una via di mezzo tra le due, ed è questa che io cerco di percorrere, non procede né attraverso la servitù, né attraverso il predominio; essa mira semplicemente alla libertà e, fra tutte, mi pare quella che conduca in maniera più concreta alla felicità.
- Ma se questa via - disse Socrate - non passa né per il comando né per la servitù è probabile che essa non passi nemmeno tra gli uomini. Se però, tornando con i piedi per terra, pretenderai di non comandare e di non essere comandato e non ti sottometterai di buon grado a coloro che comandano, allora io penso che tu vedrai come i più forti, sia da governanti che da privati cittadini, conoscano il modo di servirsi dei più deboli come schiavi, dopo averli ridotti alla miseria e alla disperazione. Oppure non ti sei accorto che c'è chi miete frumento e taglia gli alberi che altri hanno seminato e piantato, e che opprimono in tutti i modi quelli che sono più deboli e riluttanti a servire, finché non li convincono che è meglio sottomettersi ai più forti piuttosto che combatterli? E anche in privato non sai che gli audaci e i capaci sfruttano i pavidi e gli incapaci, dopo averli asserviti?
- Ma io - insistette Aristippo - appunto per non subire tutto questo, non mi rinchiudo in nessuno stato, e resto invece straniero dappertutto.

11 maggio 2008

734.


Portatelo via, compagni; e siate con me immensamente indulgenti, constatando in quello che ora si compie, la smisurata indifferenza divina.
Gli dèi generano figli, e se ne proclamano padri: e poi permettono che soffrano tanto!
Se il futuro ci è ignoto, il presente non lo è e non ci offre che pianto.
Pianto per noi e vergogna per gli dèi.
La vita non ci offre che sventure: tra le più crudeli che tocchino a chi è schiacciato dal destino.
E tu, fanciulla, va' via di qua, tornatene a casa.
Hai appena assistito a tante morti impressionanti, e a un succedersi di lutti come non se ne erano mai visti.
Tutto questo è dio.
Solo questo.

Sofocle
Trachinie
vv. 1264-1278

10 maggio 2008

733.


Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini, in quanto noi siamo più d'esempio ad altri che imitatori. E poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, noi questo sistema lo chiamiamo democrazia; di fronte alle leggi, per quanto riguarda gli interessi privati, a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda la considerazione pubblica nell'amministrazione dello Stato, ciascuno è preferito a seconda del suo emergere in un determinato campo e per il suo reale valore, non per la provenienza da una determinata classe sociale. E per quanto riguarda la povertà, se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne è impedito dall'oscurità del suo rango sociale.
Liberamente poi viviamo nei rapporti con la comunità, e in tutto quanto riguarda il sospetto che sorge dai rapporti reciproci nelle abitudini giornaliere, noi non ci adiriamo con il vicino se questi fa qualcosa secondo il suo piacere, se questo suo piacere riguarda la sua persona senza infliggere molestie agli altri...
Amiamo il bello, ma con semplicità, e ci dedichiamo al sapere, ma senza ostentazione; adoperiamo la ricchezza più per la possibilità di agire, che essa offre, che per sciocco vanto di discorsi, e la povertà non è vergognosa da ammettersi per nessuno... E per quanto riguarda la nobiltà d'animo, noi ci comportiamo in modo opposto a quello della maggioranza: ci procuriamo gli amici non già col ricevere i benefici ma con il farne... E siamo i soli a beneficare qualcuno senza timore, non tanto per aver calcolato l'utilità del benefici ma per la fiducia che abbiamo in ogni uomo libero.

Dal discorso di Pericle
in morte dei primi caduti ateniesi

da La guerra del Peloponneso
di Tucidide
Libro II, § 37-40

09 maggio 2008

732.


Cuore, tu e io stanotte

faremo a gara per dimenticarlo

Tu scorderai la gioia che provasti
io cercherò di non pensare alla luce
con cui mi illuminò


E poi avvisami - ti scongiuro -
quando tutto sarà finito
affinché io possa cercare
di tornare a vivere

E fai presto
per favore
perché fino a quando indugi
io sarò condannata a ricordarlo

Emily Dickinson
da The Complete Poems

°

...But I miss you most of all, my darling...


07 maggio 2008

731.


Solitudine, unica compagna
dea che sovrintendi a ogni prodigio
e che hai voluto esaudirmi pur se non implorata


Lo hai fatto dandomi la voce

ma ora - dimmi -
con chi posso parlare?

Parlerò al mistero del tuo volto
che nello specchio intimo della mia camera
appare nuovo

Tu che hai la voce dell'amante
e che rinnovi l'enigma del silenzio
scoprimi il tuo viso

fa' che io trovi fissi su di me
gli occhi suoi
di diaspro e di diamante...


Antonio Machado
da Poesías Completas

06 maggio 2008

730.

Psyche è una fanciulla dinamica che attende di farsi "compiuta" per Eros. Prima di venir dedicata interamente al dio essa gravita a lungo in quel luogo dove l'Amore è spaventoso come la Morte.
Ed è in questo luogo "impervio" che forse in lei si innesta il bisogno di crescita, di aspirazione [e se il vocabolo non fosse troppo "inflazionato" oserei dire quasi di redenzione. (Ma, in fin dei conti, è proprio il concetto a essere fuori luogo, perché non vedo da cosa Psyche dovrebbe essere poi redenta...)].
Quello che è certo è che senza l'attraversamento della morte - in tutti i suoi aspetti - e senza il successivo superamento di essa [e in questo consta forse il pensiero redentivo (che è tutto umano, qui la divinità di Eros non c'entra)] non c'è "compimento", né esaustività per ogni "ricerca".

Comprendo quando si dice (anche per rassicurazione psicologica) "morire per amore". Laddove la morte è tutta palingenetica, tesa al rovesciamento del dolore, alla sua trasformazione in "nostalgia", che del dolore mantiene solo una parte: quella che appare del tutto secondaria al "viaggio" che serve a superarlo.

05 maggio 2008

729.

Quasi una familiarità di vecchia data si instaurò tra noi, da subito; come se ci conoscessimo da sempre, e invece c'eravamo appena incontrati. Mi sono sempre chiesta perché. Nessuna logica, nessuna risposta.
Mi parlasti di anime morte, di contorte teorie su chi eravamo stati, su ciò che avremmo potuto/dovuto diventare. Confesso che non ti ascoltai, che andai al di là di quelle bizzarre farneticazioni. Mi interessavano i tuoi occhi, solo quelli. C'ero inciampata sopra, letteralmente, e non ce la facevo più a staccarmi dal loro grigio intenso.
Poi, improvvisamente, l'acqua. Provvidenziale, opportuna, necessaria.
La tua presa forte. Il taxi, la serata, il piano.
Tutto il resto.

[Magari ti correrò incontro. Quando niente e nessuno mi potrà fermare; non la nebbia, non il tempo, non i luoghi "del desiderio o della polvere". E poi che me ne importerebbe? Quale barriera può scontrarsi con il nulla che mi porto dentro? Nulla contro tutto: vince il nulla, perché non ha bisogno di niente per alimentarsi. Per vivere, per sperare.
Correrò più veloce che posso, mi sentirò libera, mi sentirò sicura. Il tempo si farà da parte, lo spazio si restringerà fino ad accogliermi.
Ci sarai dall'altra parte?
O tornerò indietro da sola nella notte che da allora mi accompagna?]


Qui c'è ancora lo stesso vento. C'è a tutte le ore, soprattutto di notte. A volte solo un soffio, che spegne appena il silenzio. Altre volte impetuoso rumoreggia e percuote i vetri fin quando non esco sulla veranda a dargli ascolto.
Mi porta voci, come ogni buon araldo che si rispetti..
Dopo tanti anni sono tornata ad ascoltarlo. Le sue storie sono intense, malinconiche, spesso incomprensibili.
E così, giorno dopo giorno, mi perdo nel vento, scrivo nel vento, parlo nel vento come a un messaggero. Se vuole, lui saprà che farne dei miei silenzi e delle mie parole.

°

04 maggio 2008

728.

Tra i possibili gruppi di condizioni di verità vi sono due casi estremi.
Nel primo caso la proposizione è vera per tutte le possibilità di verità delle proposizioni elementari. Noi diciamo che le condizioni di verità sono tautologiche.
Nel secondo caso, la proposizione è falsa per tutte le possibilità di verità: le condizioni di verità sono contraddittorie.
Nel primo caso chiamiamo la proposizione una tautologia; nel secondo, una contraddizione

Ludwig Wittgenstein

Tractatus logico-philosophicus
[4.46]

°

Si prenda ad esaminare tra queste, per il momento, la cosiddetta proposizione ipotetica. Questa risulta composta da una proposizione duplicata oppure da proposizioni fra loro differenti e collegate per mezzo della congiunzione "se" o "se davvero": così, ad esempio, da una proposizione duplicata e dal "se" congiunzione viene a risultare la seguente ipotetica: "se è giorno, è giorno"; invece da proposizioni fra loro differenti e collegate mediante la congiunzione "se davvero" viene a risultare quella che suona così: "se davvero è giorno, c'è luce". Ragion per cui, se si rispetta questa premessa e se il conseguente tiene dietro all'antecedente, anche l'ipotesi risulta vera; se, invece, questa premessa non viene mantenuta, l'ipotetica risulta falsa. Perciò, prendiamo subito le mosse da questo punto e mettiamoci a considerare se si possa trovare una qualsiasi proposizione ipotetica che sia vera e rispettosa delle premesse suddette.

Sesto Empirico
Contro i logici, II, 109-117
Ed. Laterza, 1975
[Versione di A. Russo]

°

Ora, prima di tutto, è già fuor di proposito il dire che la logica astragga da ogni contenuto, che insegni soltanto le regole del pensare, senza entrare a considerare il pensato e senza poter tener conto della sua natura. Poiché, infatti, la logica deve aver per oggetto il pensare e le regole del pensare, ha anzi in questo il suo particolare contenuto; ha in questo anche quel secondo elemento della conoscenza, una materia, della cui natura si occupa. Il contenuto della scienza pura è appunto questo pensare oggettivo. La logica è perciò da intendere come il sistema della ragione pura, come il regno del puro pensiero. Questo regno è la verità, come essa è in sé e per sé senza velo.

03 maggio 2008

727.


Perché intrepidi in una vita così breve
facciamo tanti progetti? Perché cerchiamo
terre scaldate da un altro sole? Chi mai
esule dalla patria riuscì a fuggire a se stesso?¹

Quinto Orazio Flacco
Carmina, II 16, 17-20

¹ Quid brevi fortes iaculamur aevo / multa? Quid terras alio calentis / sole mutamus? Patriæ quis exsul / se quoque fugit? [Versione di Luca Canali]

02 maggio 2008

726.


Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità...
Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato la voluttà dell'estraneità e immaginarci di fare chissà quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l'altro.

725.

Mi turba il pensiero
di quegli attimi andati
in cui fummo felici...

Il ricordo
come una tempesta
che tutto travolge crudelmente
porta via le parole inutili
e gli scenari sulle quali
le pronunciammo...

Così spariscono quelle dune aride
quella sabbia rossa e le paludi fonde
che noi scambiammo per oceani...

Juan Ramón Jiménez


°

Vorrei incontrarti
proprio sul punto di cadere
tra mille volti il tuo riconoscere...

°

Nell'attesa vige il ricordo. Nel ricordo regna il silenzio.
Nel silenzio matura quella certa indulgenza che si nutre d'attesa.
E in questo modo il cerchio si chiude sul tutto che è stato e sul nulla che resta.

01 maggio 2008

724.

Al centro del percorso poetico (come dell'amore) c'è sempre un atto contemplativo di fondo. Diverse sono però le finalità (e gli obblighi) che scaturiscono dai due "eventi". Per quanto riguarda l'amore, a farla da "domina" è la speranza, il fine ultimo è - sostanzialmente - il "do ut des", ideale ma, inequivocabilmente, anche assai "concreto". Nella poesia non c'è un'esigenza così cogente, e pertanto attraverso di essa si può liberare - con tutta l'incertezza del caso - anche un percorso che faccia a meno della speranza. Il poeta può agire in un territorio "altro" rispetto all'uomo comune, un luogo che non necessiti di una prospettiva "ultima". Non per questo è necessario convertirsi alla disperazione, che ha ben altre origini e matrici. Il comporre senza l'ausilio della speranza non vuol dire "disperare", semplicemente è un modo di non lasciarsi condizionare dall'obiettivo di un orizzonte prossimo. Si possono impiegare energie e parole per temi e conclusioni che guardino oltre l'orizzonte del giorno. Ma non della vita.
I poeti si muovono nel terreno aspro della domanda continua (antropologica, non filosofica, non religiosa), il loro "humus" è il tempo, la sua quadratura, il suo percorrere - impunito - le strade dell'esistenza. Ecco perché è solo nel tempo che la poesia si concretizza e regna. Laddove vige l'utopia del non-tempo, dell'eternità, dell'infinito, essa non ha spazio, perché là è l'uomo a non avere spazio. E' proprio in quelle condizioni "estreme" che la poesia lascia il posto alla speranza, che è qualcosa che va oltre la vita, la plausibilità e la conoscenza. Cose, queste ultime, di cui la poesia ha invece un estremo bisogno.