akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

30 aprile 2008

723.

Né le qualità socievoli, né le affezioni benevole che sono naturali all'uomo, né le virtù reali che egli è capace di acquistare con la ragione e con l'abnegazione, sono il fondamento della società, ma ciò che noi chiamiamo male in questo mondo, male morale o naturale, è il gran principio che ci fa creature socievoli, la solida base, la vita e il sostegno di tutti i commerci e gli impieghi senza eccezione. Per conseguenza, se il male cessasse, la società si avvierebbe al suo dissolvimento.

29 aprile 2008

722.

Della filosofia amo non solo le asserzioni - seppure io le persegua e le incalzi - ma anche (o soprattutto?) le possibili falsificazioni (che comunque sono suscettibili a loro volta di nuove falsificazioni, in un processo di "opinioni" pressoché infinito).
Diverso è il discorso per la scienza, dove l'esperimento è il limite di ogni teoria.
Nel primo caso la teoria non conclude un percorso; nel secondo, invece, la pratica cristallizza una forma del conoscere, qualunque essa sia (nel senso che mi è concesso di avere immediata certezza del fatto che una determinata speculazione abbia davanti a sé una strada percorribile "fattualmente", oppure no).
L'aut-aut, dunque, nel senso di scelta obbligata tra due possibilità, è solo nella scienza.
E questo mi conforta.

28 aprile 2008

721.



Non c'è nulla che duri per sempre
in questa vita spietata.
Neppure le nostre sofferenze.

Charlie Chaplin
My Autobiography

27 aprile 2008

720.

Sono solidale con ogni farfalla che muore, attratta dal fuoco vivo di una lampada accesa sul tempo che è stato; sono fraternamente partecipe dell'insonnia dell'uomo cui la medesima lampada serve per leggere l'ultimo brandello del romanzo di quella vita che un tempo fu sua, e ora non sa di chi sia; sono io - infine - che cercando il filo di una pace che vada oltre i confini del rimpianto, mi scopro a regalarti ciò che resta.

[Che poi è meno di quanto io abbia realmente,
ma è ben di più di quanto tu voglia da me].

26 aprile 2008

719.



Metà di una storia sta nel suo inizio, metà nella sua fine: nel mezzo tutto vaga incerto.
Si cerca, si smarrisce, e intanto avanza.

Marco Lodoli
da La notte


°

Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell'ombra soleggiata dell'autunno,
i compagni che andavano e tornavano,
i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle di allora, quelle di allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,

la folla è uguale sui marciapiedi dorati

solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

Attilio Bertolucci
Gli anni da "Lettera da casa" (1951)
ora in Opere

24 aprile 2008

718.

Dagli angoli indefiniti dei sogni,
alta, di prima mattina, era assieme a me
la tua immagine diletta, come fosse un giorno
di tanto tempo fa, quasi lo volesse il cielo.

Di acqua ne è passata sotto i ponti
tante foglie ha disperso il vento
da quando i nostri spiriti hanno pacificamente
sentito dissolversi l'inquietudine nel crepuscolo.

Com'era bello quel fuoco... ma visse poco
come accade a tutte le cose belle: prima la luce, poi l'oscurità.
La notte ora è fonda e le ceneri di ciò che è stato
sono vegliate e custodite dalle stelle.

Il nostro fu un gioco appassionato, ma non vano,
quello che puntammo sul destino furono le nostre solitudini,
e le perdemmo ritrovandole, mentre i nostri corpi
rimasero nell'angosciosa terra degli uomini.

Chi dice che tutto si può dimenticare? No, non c'è oblio
se torno a scrutare nello specchio di ghiaccio
quel simulacro che si allontana
senza più, su di sé, l'aura del desiderio.

Tutto ha il suo prezzo. E io l'ho pagato per la tua remota bellezza
mentre ora, qui, mentre mi sveglio dal sonno
trovo solo il mio letto
e fuori, freddissima, l'alba.

Luis Cernuda
da La realidad y el deseo

21 aprile 2008

717.


Lei si scuote, allora, si sveglia, ma quel viso è sempre là, spezzettato dall'intrico delle foglie, conteso a lei da tutta quella gente. Nonostante il rancore e il pericolo è tornata a posarvi il suo sguardo e le sembra impossibile che domani o dopo esso debba scomparire dalla sua esistenza e non significare nulla, mai più.

Fausta Cialente
da Interno con figure

°

Sono cose che succedono


°


...amore, convinciti, è una sera
come le altre, ci faremo luce insieme,
ora, fra poco,
dovrò
pur ritrovarla la lampada.
Era qui
solo un eterno fa.
Amore, il gioco
- aspetta, abbi pazienza -
sta per ricominciare: nessuna
assenza, manchi solo tu,
cosa vuoi
che sia, un'inezia.

Alberto Bevilacqua
da Il corpo desiderato

20 aprile 2008

716.

Questo sorriso che mi arriva come il ponente
che si schiaccia sulla mia carne che fino ad ora sentiva solo caldo o freddo
questa musica bruciata o farfalla debole come l'aria e
vorrei soltanto uno spillo per evitare che cada ora
quando l'orologio avanza senza orizzonte o luna senza vento e bandiera
questa tristezza o freddo
non bussare alla mia porta lascia che il vento si porti le tue labbra
questo cadavere che conserva ancora il calore dei nostri baci

lasciatemi contemplare il mondo in una lacrima


Leopoldo María Panero
da Así se fundó Carnaby street


...morte nihil opus est pro me, sed amore fideque:
non ex difficili fama petenda tibi est.
nec te credideris, quia non facis, ista moneri:
vela damus, quamvis remige puppis eat...

Publio Ovidio Nasone
Tristia, V, 14
(versione in italiano)

°

Parlez-moi de lui

19 aprile 2008

715.

Eppure mostrarsi col capo velato
vicino a una statua, andare visitando gli altari
non è religione: non è religione cadere
distesi per terra; alzare verso i marmi
le palme aperte delle mani, sporcare
col sangue di forti animali le are
o intrecciare senza sosta voti su voti.
E' religione, semmai, poter guardare
con la mente tranquilla l'immenso
della materia.

Tito Lucrezio Caro
De rerum natura, V, 1198-1203
Versione dal latino di Enzio Cetrangolo
Ed. Sansoni, 1950



Io preferirei, usando tutta la franchezza possibile, vaticinare nell'indagine della natura ciò che a tutti gli uomini è utile, anche se nessuno mi dovesse comprendere, piuttosto che, assentendo ai pregiudizi, cogliere il fitto applauso che mi venisse dalle folle.

Epicuro
dalle Opere [6, 29]
Edizione (e versione) a cura di Graziano Arrighetti
Ed. Einaudi, 1960

18 aprile 2008

714.

Ho imparato a passaggiare nel tempo, oltre che nello spazio.
Infatti, mentre il passeggiare fisicamente scuote la mia "pigrizia da studio" (Itinera ista quae segnitiam mihi excutiunt et valetudini meae prodesse iudico et studiis, come dice bene Seneca, Epist. LXXXIV, 1), avanzare, anzi, retrocedere nel tempo, mi fa paradossalmente incontrare molta più gente di quanta non ne incroci giornalmente passeggiando per le strade che da casa mia portano verso il lago o verso la città. Sono persone "diverse", non fisicamente definibili; inconsistenti da un punto di vista morfologico, ma enormi sul piano umano e esistenziale. Sono i portatori di quelle storie affascinanti e irripetibili che, a volte, mi fanno convincere del fatto che noi, qui e ora, sbagliamo a parlare sempre e solo di "progresso".
Ecco: quando viaggio nel tempo, valuto il regresso umano, lo constato, lo apprezzo, ma non lo giudico. Perché posso giudicare ciò che conosco, ciò che mi è familiare, ciò che mi è affine. E invece tutto ciò dove cade ora il mio sguardo fisico non lo è, o almeno non lo è più.

713.

Ho ritrovato il celeste e il selvaggio
il paradiso dove l'angoscia è desiderio.
Il passato che cresce di tempo in tempo
è il mio corpo e sarà la mia sorte, dopo il morire.
Quando in un corpo, mia delizia dimenticata,
dove fu il tuo nome prenderà forma un cuore,
allora rivivrò il nostro grande momento
e questo amore che ti avevo dato
si farà dolore.

Catherine Pozzi
da Il mio inferno
Traduzione di Marco Dotti


Orazio scrive (Epistulæ, Liber alter, I, 165) che la natura ci ha creati sublimis et acer.
E' vero, è proprio così che mi sento adesso: sublime e ardente.
Domani sarà diverso, domani sarò diversa, ma ora è questo che voglio per me: il distillato freddo di una goccia d'acqua che si scioglie dal gelo e la fiamma vibrante di un fuoco che s'illude di non spegnersi mai.

17 aprile 2008

712.


Se ciascuno sta al suo posto regnano l'ordine e il potere; e chi non trova posto in questo ordine e in questo equilibrio di potere?

Franco Basaglia
da L'utopia della realtà

16 aprile 2008

711.


...sempre a credere in quello che puoi credere,
e ciò che non è lecito sperare
evitarlo, compagno diseguale,
saperlo colpa.

O fine di ogni mio amore, vieni
(dopo nessuno più mi accenderà)
prova i motivi con la cara voce.
Che nero di pensieri. Il canto farà bene.

Quinto Orazio Flacco
Carmina, IV, 11, 29-36
versione di Enzo Mandruzzato

15 aprile 2008

710.

Tu lo sai bene (molto bene) come risuona la tristezza di un'anima colpita, e anche l'uragano che può assediare una semplice orchidea: quella che un tempo mi avrebbe concesso uno spiraglio di rinascita. Il tuo sii felice è il semplice dettato di chi affonda il dito nella piaga.
Ma non è questo il punto; il fatto è che mi va di ricordarti, di ripensare a un giorno e una notte veneziani, passati a navigare senza un senso che non fosse quello - semplice - di stare insieme. Luci arancio e occhi rossi e in più una parola detta (e mai rinnegata): chiara, profonda, sincera. Ho cominciato da lì a estrarre quella tristezza di cui ti parlavo, da lì ho cominciato a distillarne il senso più nascosto e ora sono qui a restituirtelo, accompagnato da una nota di abbandono. Credo in te, e tu lo sai. Quello che non so è quanto durerà questa parabola del lento e inevitabile silenzio, che ci lega nella distanza, che ci racchiude entrambi in una mano nuda, placati e seri, disponibili come non mai al perdono.
Ma non c'è nulla da perdonare, almeno da parte mia, perché tu sei la luce di questo quasi-giorno, tu sei l'ortica che non mi ha mai punto, il sogno che non opprime, il canto che non mi abbandona.
Abbi cura di te e parlami, dietro la porta del silenzio.
Quella che lascio aperta solo per te.

°

Non dimenticate che l'opposizione è necessaria per sopravvivere.
E' il vostro carattere. Senza di essa sareste delle
nonentità fluide.
Dobbiamo includere la tigre in noi stessi.
Non è un crimine affermare o difendere quello che considerate le vostre verità.
Dico questo per dimostrarvi che quando arrivate ad affrontare la vostra aggressività è quello il momento buono per chiuderci sopra delle porte.


Inge Bogner
Psychiatry: Essentials of Clinical Practice
Ed. Heinemann, 1944

14 aprile 2008

709.

Nonostante l'epoca sia così nera, così difficile, piena di falsi teologi, di ladroni, di monatti, la poesia non ha perduto il suo valore, la sua efficacia, l'unica cosa che rimane ancora che possa trasformare il mondo, almeno allusivamente – un ultimo miracolo che ci resta – è forse la poesia; anche per questo suo dono di avere gli occhi divaricati, di poter abbracciare diverse cose insieme… Questo suo dono dell'analogia, della metafora, larga, che abbraccia l'universo. Ora in un universo che tende a restringersi nella miseria e nel nulla, la poesia è appunto questa unica meraviglia, che cerca di abbracciarlo e di rendere viva l'unità del mondo

Angelo Maria Ripellino

Introduzione a Splendido violino verde
Ed. Einaudi, 1976

°

Sono due le ragioni fondamentali della poesia: ridare ordine all'universo delle parole che la confusione umana tende a svalutare, e - soprattutto - rimuovere tutto l'inutile, l'inconsistente, il futile che la retorica "del dire per non dire" ha lasciato si accumulasse in ogni angolo dove si scrive, si parla, si sogna.

°


Oh, tu bene mi pesi / l’anima, poesia: / tu sai se io manco e mi perdo, / tu che allora ti neghi / e taci. // Poesia, mi confesso con te / Che sei la mia voce profonda: / tu lo sai che ho tradito, / ho camminato sul prato d’oro / che fu il mio cuore, / ho rotto l’erba, rovinato la terra – / poesia – quella terra / dove tu mi dicesti il più dolce / di tutti i tuoi canti, / dove un mattino per la prima volta / vidi volare nel sereno l’allodola / e con gli occhi cercai di salire – / Poesia, poesia che rimani / il mio profondo rimorso, / oh aiutami tu a ritrovare / il mio alto paese abbandonato – / Poesia che ti doni soltanto / a chi con occhi di pianto / si cerca – / oh rifammi tu degna di te, / poesia che mi guardi.

Antonia Pozzi
Preghiera alla poesia
in Parole

°

E poi spingersi avanti verso giorni migliori.
E non voltarsi mai più.

13 aprile 2008

708.


Non mi dirò mai: siccome la perfezione non esiste, guardiamoci intorno e vediamo qual è il meno peggio tra quanti conosco.
Non scenderò mai a un compromesso del genere.
Io sono così, o tutto o nulla...

Carlo Cassola
da Monte Mario

12 aprile 2008

707.

Soltanto nell'amore e nella morte non si può fingere. Chi nell'amore cerca di fingere, può illudersi di amare, ma non ama. Chi sta morendo non finge più, perché "ciò che diranno gli altri" ormai non lo interessa; egli cessa di pensare "per gli altri" e riflette unicamente "per sé". L'amore e la morte hanno dunque, davvero, qualcosa in comune, come ritennero molti poeti. Hanno in comune quello stato d'animo di "ebbrezza" per cui l'individuo rinuncia totalmente a voler "apparire ciò che non è", e quindi comprende l'inutilità di persistere nella finzione e nella vanità di ogni giudizio che non sia fondato sulla pura realtà.

Ludovico Geymonat
I sentimenti
Ed. Rusconi, 1989

11 aprile 2008

706.

Plutarco, nel dialogo Sul contenere l'ira (X, 458E), ci ricorda che gli Spartani, dopo ogni battaglia, si dedicavano per ore all'ascolto dei flauti, per asportare da chi aveva combattuto (soprattutto nei corpo a corpo oplitici) le scorie di odio che si erano sedimentate negli animi. Questo era per loro necessario al fine di riequilibrare psicologicamente ogni individuo, affinché - a causa dell'aggressività e dell'abitudine alla violenza - non si creassero poi scompensi nel normale vivere civile e politico della città, che era fondato - ovviamente - su tutt'altre basi rispetto agli scontri campali.
Sommessamente proporrei, ope legis, di chiudere in un qualunque auditorium i protagonisti dell'agone politico italiano e costringerli ad ascoltare per ore un qualunque concerto per flauto di Leclair o di Mozart (ma anche Petrassi o Ibert vanno benissimo).
Così vediamo se, passata la buriana preelettorale, metteranno giudizio e si placheranno un po'. Per il bene di tutti, soprattutto del Paese.

10 aprile 2008

705.

Cosa mi tocca >>>leggere...

[Confesso che mi è venuta la tentazione di scrivere un commento sarcastico, ma soprassiedo, perché l'Italia ha bisogno di ben altro. E non lo avrà, comunque vadano le cose. Allora - come sempre - mi consolo con parole alte, le uniche che potranno restare a futura memoria].

°

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono...
La storia
non si fa strada, si ostina
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario...
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive...
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.

Eugenio Montale
da Satura
in Tutte le poesie

09 aprile 2008

704.

Con te mi sarebbe bastato compiere il percorso delle orchidee che ho qui davanti a me, mentre sto scrivendo: dal giardino al vaso che le contiene.
Essere nata per te, da te recisa e qui, al sole pallido di una primavera indecisa, cercare di mantenere più che posso il mio profumo per te.
Nel caso decidessi di chiudermi in un libro che magari - senza alcun rimpianto - leggerai fra qualche anno.

08 aprile 2008

703.

E di te che saprò? le tue apparenze
han detto quel che vuoi, quel che non sei
credi tu

che dietro a questa assurda
fuga di giorni
ci attenda
il passo delle vere parole?
o che immutati, forse
con un nuovo segreto a mantenere;
ci sorprenda l'addio?

Luciano Erba
da Tutte le poesie

07 aprile 2008

702.


Resterò nel tuo tempo come una frase non detta, dove il sogno si è spento e gli occhi si muoveranno pacati a cercare quello che ora so essere introvabile.
La svolta semplicemente non c'è, però c'è quello che è stato, ed è molto meglio di quel mai eterno che tu chiamasti futuro.
Di questo, almeno, oggi voglio convincermi.

06 aprile 2008

701.

Il tempo dirà soltanto:
te l'avevo detto.
Perché soltanto il tempo
sa il prezzo che dovrai pagare

se io potessi dirti qualcosa in proposito

credimi
lo farei.


W.H Auden
da Poems

700.

Tu nota; e sì come da me son porte,
così queste parole segna a' vivi
del viver ch'è un correre a la morte.

[Purgatorio, XXXIII, 52-4]


Queste le parole che un'ispirata Beatrice elargisce a Dante prima di introdurlo, purificato, verso la strada per l'Empireo. Non disperate, non imperscrutabili (come altre in questo canto), bensì attualissime.
Stamattina le ho ricercate, ero convinta che fossero pronunciate già in "territorio chiaro" e invece no, lo sono in un momento di difficoltà, quando la lotta per l'ascesa, in Dante, non è del tutto conclusa.
E a pensarci bene non poteva essere altrimenti.

699.

Io so amore mio quello che so
il tuo alito dormiente
contro il vetro
e nel vapore io disegno

Un vecchio con grandi occhi
che lentamente colano via
dietro
sole su un tetto innevato
libellule di neve

Momenti che passano
cigolanti sconfitte
svolta nevosa del cuore
e cani che hanno perso il fiuto della cacciagione

Il mio amore si volge sonnolente in te
il mio sonno veglia
fianco a fianco dentro di te
come in un sarcofago di neve

Lars Forssell
da Poesie

05 aprile 2008

698.

Lo spazio può essere misurato in relazione alla sua lunghezza, come distanza che separa, o come area, l'estensione territoriale; può essere espresso in unità geometriche, come i chilometri o le miglia, ma anche in unità economiche, sia come tempo di percorrenza in ore sia come costo del trasporto; e certo esiste anche uno spazio che può essere 'misurato' in termini affettivi: familiarità o paura.



°

La geografia non è per caso la storia di un esilio, quello dell'uomo dalla Natura e dal Mondo? E' forse per questo che la necessità di misurare le distanze è diventata il nostro assillo?

697.

Quante volte, Ione, ho invidiato voi rapsodi per la vostra arte! Sì, perché sono davvero da invidiare sia il vostro apparire in pubblico sempre in vesti adorne, degne dell'arte e bellissime all'aspetto, sia il vostro dover essere in continua dimestichezza con molti ed eccellenti poeti, e soprattutto con Omero, il supremo, il più divino a comprendere a fondo il pensiero e non le parole soltanto.

[Platone, Ione, 530b-c]

04 aprile 2008

696.

Zeus ci ha riservato un destino funesto
e grazie a esso, in futuro, gli aedi ci canteranno.


[Elena a Ettore, dopo che quest'ultimo ha fatto voti ad Atena affinché allontani dal campo acheo Diomede, che pare invincibile,
Iliade
, VI, 358-359]


°
Tutto questo è senz'altro opera degli dèi: loro provocano la rovina
degli uomini affinché altri, in futuro, possano cantarla.

[Alcinoo, al consesso dei Feaci giunti per festeggiare Odisseo, dopo che Demodoco aveva cantato le gesta degli eroi achei a Troia, Odissea, VIII, 579-580]

°

Insomma, sull'argomento Omero (o chi per lui) pare avere le idee molto chiare...

695.


Se promessa non è, se non è simbolo,
la luce è vita, e come tale muore;
se d'una eterna vita non è simbolo,
anche la luce è immagine di morte.

Riccardo Bacchelli
Se
da "Poemi lirici"
ed. Zanichelli, 1914

03 aprile 2008

694.

Occorrono grande forza e lealtà per interpellare le nostre convinzioni più tenaci, le nostre tesi più sicure, per farne trasparire all'improvviso tutta la loro stupefacente incertezza e levarsi quindi, nell'horror vacui di un'inquieta domanda che ci confermi chi siamo, verso quelle che, impietosamente, sappiamo essere le asprezze dell'ignoto. Se fossimo capaci di conoscere a fondo tutto il raccapriccio provocato da questa inquietudine, saremmo forse capaci di riderci sopra, almeno per un istante: percepire la penosa inconsistenza di tutto quel complesso di elementi che chiamiamo "vita quotidiana", schiudere di conseguenza un'infinità di altre possibilità che erano state mascherate per far sembrare inevitabile "quella" vita in sé. Se fossimo capaci di questo, tutto allora potrebbe palpitare di un'inarrestabile contentezza alla vista di tanta presunzione, di tanta prepotente ed egoistica cecità. Potrebbe scaturirne, forse, l'angosciata ironia di Leopardi, oppure l'irridente disprezzo di Cioran, magari persino la nobile sufficienza di Wittgenstein. Chi lo sa.
Il problema vero però è che, per giungere a delle conclusioni simili, occorre sentirsi davvero in bilico, percepire il crollo di strutture secolari che cadono a pezzi intorno a noi, mentre noi restiamo al centro di un tutto indefinibile. L'azzardo è quello di pregiudicare per sempre la propria stabilità, persino la propria sanità mentale. Eppure tutto questo non è ancora sufficiente; per arrivare a esiti che rovescino diametralmente uno stato di disagio sociale cronico, è necessaria anche una notevole dose di estro, ma, prima di ogni cosa è obbligatorio prendersi sul serio. Non si può infatti giocare d'azzardo con la vita senza mettere in gioco noi stessi.
L'audacia non serve a niente se non c'è niente di rischioso da affrontare.
E da che mondo e mondo, come ci insegnano i filosofi, non c'è nulla di più pericoloso da affrontare se non la vita.
Soprattutto alla luce del suo ineluttabile esito.

693.

Non ci sarà cielo
né notte d'estate
che potrà lasciarmi senza respiro.
L'eternità ha senso solo nel profondo.

Non ci sarà lago

che potrà riflettere una calma uguale
a quella delle nebbie
quando si diradano.

E così -
quando spariscono i confini della solitudine
e gli occhi diventano più chiari,
mentre le nostre voci inseguono la semplicità del vento -
nulla va più tenuto segreto.

Ecco
ora io non ho più paura
perché so che niente e nessuno
potrà allontanarmi da te.

Karin Boye

da Complete Poems

02 aprile 2008

692.

Conosco i libri del "buon risveglio" e quelli del "buon riposo".
Cerco di passare leggera fra il tempo che loro scandiscono nelle mie giornate, per non turbare quelle parole, gli istanti che ne derivano.
Ne ho qualcuno prediletto, non molti, ma sufficienti per coronare di un sogno continuo la vita che vorrebbe correre troppo velocemente verso il varco che tutto disfa.
Alcuni, pochissimi, sono recenti; altri, invece, ben più lontani nel tempo e nello spazio.
Fra questi ultimi ce n'è uno che più di ogni altro affiora fra le pieghe quiete di ogni risveglio e di ogni abbandono.
Oggi le sue parole mi hanno accolta così:

Io già sento primavera
che s'avvicina coi suoi fiori:

versatemi una tazza di vino dolcissimo.

L'autore è Alceo, la versione è di Quasimodo, e formidabile è la pace che - grazie a loro - mi resta.

691.

Gli studiosi ci dicono che la geografia è venuta prima della filosofia e della storia. La misurazione della terra secondo lo spazio - e la sua descrizione geografica - di conseguenza la sua presa di possesso, la sua percorribilità mentale, prima ancora che fisica, anticiparono la speculazione filosofica e la narrazione storica, che si fondano proprio su quelle prime misurazioni. Il più antico mito greco, quello del labirinto, rappresenta il tentativo della geometria e della geografia di contenere il disordine del mondo organico e della natura in uno spazio complesso, ma misurabile.
Non diversamente agiscono ancor oggi la letteratura, la storia, le scienze umane. Quando Italo Calvino vuole definire i compiti istituzionali della scrittura è all'immagine della mappa che ricorre, questo figlio di scienziati e mente scientifica egli stesso. La scrittura come tentativo di tracciare e aggiornare le carte dell'esperienza umana, dei paesi di confine, la cui fama di mistero o di terribilità non esclude ma anzi impone il dovere della ricognizione. Identico nel cartografo, nel letterato e nello studioso¹ è il procedere per tentativi, per esperimenti, approssimazioni, senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà di una ricerca che non può fermarsi.


¹ [E anche nello scienziato, mi permetto di aggiungere]. C.M.

690.




Amoris vulnus sanat idem qui facit
,
mi suggerisce Publilio Siro.
E io sorrido triste pensando a quanto ciò sia vero.

01 aprile 2008

689.

No, Tempo,
tu non ti vanterai che io cambi...
Le tue costruzioni
elevate con rinnovata potenza

non sono per me nulla di nuovo,
nulla di strano:
sono solo i paramenti di uno spettacolo
che ho già visto.

I nostri giorni sono brevi,
per questo guardiamo stupiti
tutto ciò che ci ammannisci di vecchio,
e finiamo per crederlo creato
per il nostro desiderio

invece di convincerci del fatto
di averlo già più volte sentito raccontare.

William Shakespeare
Sonetto CXXIII

688.


La conoscenza ha un carattere problematico e ha qualcosa in sé che invita in modo permanente allo scetticismo.

Nel mare magnum di certezze fideistiche che tiene in scacco l'umanità attuale, voglio stampigliarmi a fuoco nella mente questo formidabile motto di
Bernard Williams.