akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 gennaio 2008

611. ...Il fatto è che noi esseri umani conduciamo le nostre vite, per la maggior parte del tempo, come zombie. [...] Gran parte delle nostre azioni umane infatti non sono guidate da scelte consapevoli. Per questo assomigliamo, per la maggior parte del tempo, a degli zombie. Non abbiamo bisogno di confrontarci, da soggetti, con un mondo esterno, come ha ritenuto la maggior parte dei filosofi, perché siamo "sempre-già-nel-mondo", cioè immersi in quell'insieme di abilità che Heidegger ha chiamato "il mondo". [...] Heidegger svolge un'analisi fenomenologica della vita quotidiana, incentrata sulla pratica e completamente libera dalla necessità di stati mentali come credere, desiderare, seguire regole. La consapevolezza e la coscienza nella maggior parte delle nostre azioni, non svolgono alcun ruolo. Quando un carpentiere usa un martello per piantare un chiodo fa sì che per lui il suo strumento sia del tutto trasparente. Quel movimento gli è divenuto così naturale che lo compie in uno stato di incoscienza, non ha bisogno di passare attraverso il pensiero consapevole...
[Armando Massarenti dalla prefazione a Heidegger. Vita, pensiero, opere scelte, ed. Il Sole 24 ore, 2007]
610.1 Pensavo al problema cruciale: e cioè alla nostra collocazione in quell'entità che abbiamo chiamato tempo (so che non è una novità, ne ho parlato così tanto). Ogni volta che apro un libro - di narrativa, di filosofia o di scienza - finisco irrimediabilmente per imbattermi in un capitolo, in un periodo, in una frase o anche solo in una parola che mi riporta a questa malattia mortale che ogni essere umano si porta addosso fin dalla nascita. Non possiamo agire che quando ci sentiamo portati e protetti dagli istanti. Quando ci abbandonano, siamo privi della molla imprescindibile per la produzione di un'azione, sia capitale sia comune. Così Cioran ne La caduta nel tempo. Ed è un buon corollario, non c'è che dire. In fondo è stata questa nostra propensione all'azione ad averci scaraventati giù per la china del tempo. Gli animali non umani non lo conoscono, o se - come asseriscono certi primatologi - lo intuiscono sommariamente, di sicuro non ne sono condizionati.
L'uomo invece fa continuamente i conti con il tempo: con quello che non ha, con quello che gli resta e con quello che vorrebbe avere (magari per sprecarne ancora un po'). Ma il suo dare e avere, la sua partita doppia con il tempo è sempre inesorabilmente in perdita.
Il tempo è una creatura che è sfuggita di mano al suo creatore. Ora è lui ad averci in pugno, e la sua stretta è forte, soffocante, micidiale. Implorare clemenza è inutile, fuggire impensabile.
Non resta che attendere il nulla cui siamo destinati, cioè quell'unica entità (?) che non ha bisogno di spazio e quindi nemmeno di tempo.
Nell'eterno di ciò che non sarà si romperà l'illusione di ciò che abbiamo creduto di poter diventare.

610.1.1 Nulla mi dài, non dài nulla / tu che mi ascolti. Il sangue / delle guerre s'è asciugato, / il disprezzo è un desiderio puro / e non provoca un gesto / da un pensiero umano, / fuori dall'ora della pietà. / Dare e avere. Nella mia voce / c'è almeno un segno / di geometria viva, / nella tua, una conchiglia / morta con lamenti funebri.
[Salvatore Quasimodo - Dare e avere]

30 gennaio 2008

609.1 Penso che a qualcuno potrebbe far piacere sapere che esiste un motore di ricerca che si autodefinisce "letterario". Il suo nome è >>>Argonauta. Il che è tutto dire...

609.1.1 In questo esile esilio
di cose da prendere
e altre da temere, non so in quale sosta
cruciale del mio viaggio mi trovo. Così vivo,
ignaro dell'oltre confine, cum sanguine
et cruore.
[Dino Azzalin - 2003, da "Prove di memoria"]

608. La quotidiana solitudine è l'unico mezzo che noi abbiamo di partecipare alla vita del prossimo, perduto e stretto in una solitudine uguale.

29 gennaio 2008


607. La morte è un brutto pensiero. O forse no. Pensandoci, almeno qualche volta, ci si accorge che il tempo, grosso modo, può essere diviso in due categorie: quello perso, e quello no.
[Remo Bassini - Il pensiero della morte, a volte]
606. Ecco l'unica memoria,
una finestra schiusa,
uno schermo spento,
un fondo
irrimediabilmente bianco
per il gioco senza fine

del proiettore di ombre.

Niente,

di un possibile essere
non resta
niente
.


[José Angel Valente, Criptomemorias, da Interior con figuras]
605. Il sole tramonta
e i prati sembrano di fuoco.
Il giorno è ormai perduto
la luce anche.
Perché mi appassiona così tanto
tutto quello che se ne va?

E tu, ormai così distante,
in quali stanze di tenebra hai deciso di abitare?
Tu, custode della mia morte

ti prego, conserva la mia assenza
almeno fin quando sarò in vita.

[Mark Strand - da Reasons for Moving, Darker & The Sargentville Notebook]

28 gennaio 2008

604.1 E gli uomini iniziarono a contare, un interessante (e vario) percorso sulle origini e lo sviluppo del rapporto fra uomo e numero.
[Da ScienzaGiovane, portale scientifico dell'Università di Bologna]

604.2 La filosofia va studiata non mirando a nessuna precisa risposta alle domande che pone (dal momento che nessuna risposta potrebbe - di regola - essere presa per vera), ma per l'interesse alle domande stesse.
[Bertrand Russell - I problemi della filosofia]

604.3 Antologia sull'impossibilità di amare, una recensione di Francesca M. Spinello.
[Da RaiLibro]

604.4 Noi siamo creature che sperano, che hanno paura, e senza le nostre speranze e paure saremmo incapaci di amare e di essere amati.
[Roger Scruton - Guida filosofica per tipi intelligenti]

604.5 La poesia e la scuola siciliana di Giuseppina Ranalli.
[Dal sito del Circolo letterario Bel-Ami]

604.6 La carrozza del passato non porta mai da nessuna parte.
[Maksim Gor'kij - Pensieri intempestivi, ed. Jaca Book, 1978]

604.7 Siamo qui per dividerci / un'eredità di stenti. / Non spezziamo quello che è intero, / diventa zero.
[Leonardo Sinisgalli - da Mosche in bottiglia, ed. Mondadori, 1975]

27 gennaio 2008

603.1 Concepisco la filosofia come un desiderio appassionato di domande, ma ho dalla mia anche la consapevolezza critica (mai disperata) sulla indefinitività delle risposte.

603
.2 L'universalità della natura umana è il titolo della relazione dottorale di Noam Chomsky in occasione del conferimento della laurea "honoris causa" in psicologia da parte del senato accademico dell'Università di Bologna. [Da Filosofia.it. Il contenuto della relazione è integrale, il file è in formato .pdf]

603.3 Oh my love... Forse ci ritroveremo ancora / sui gradini di Versailles coperti dalla neve / o a scaldarci un poco in un caffè vicino al Louvre / giorni che non dimenticherò...

603.4 Visualizzare e verbalizzare, una breve disamina di Umberto Santucci. [Da Letteratour]

603.5 Jonathan Coe - La pioggia prima che cada, recensione di Luca Meneghel. [Da Mescalina]

603.6 Parole dopo un lungo silenzio; è giusto / ogni altro amante allontanato o morto, / la luce ostile della lampada velata, / le tendine abbassate sopra la notte ostile, / giusto che discutiamo e discettiamo / sul tema supremo dell'Arte e del Canto: / la stanchezza del corpo è saggezza; / quando giovani ci amavamo, eravamo così ignoranti...
[William Butler Yeats - Dopo il silenzio da L'opera poetica]

26 gennaio 2008

Questione di fiducia

602.1.1 La fiducia negli altri solleva in genere più problemi di quelli che siamo soliti immaginare.
Infatti la fiducia, più che essere una questione che riguarda semplicemente due individui, è in realtà una relazione a tre variabili: una persona x ha fiducia in un'altra persona y relativamente a un atto (o a una convinzione) z. E' però sempre bene tenere a mente che atti e convinzioni esigono di essere sottoposti ad un'analisi valutativa critica, per arrivare a comprendere se è più o meno razionale riporre negli altri la propria fiducia. Questo vale anche in relazione alla fiducia che noi abbiamo (o sentiamo di avere) per i media o per le istituzioni politiche e statali. Fermandoci ad una delle tesi più innovative, quella del cosiddetto interesse inglobato ("encapsulated interest"), noi tendiamo a fidarci degli altri nella misura in cui questi appaiono manifestare in loro i nostri interessi.
Ci sentiamo però disposti a dichiarare tout court che ciò sia razionale?
[Russell Hardin - Trust]

602.1.2 - Su cosa poggia? - "Sulla fiducia". [Risposta di Terence Stamp all'amico di fronte a una piscina apparentemente sospesa nel vuoto in The Limey]

602.1.3 Ah, il vino è buono, la fiducia è buona; ma possono il vino e la fiducia filtrare attraverso tutti gli strati pietrosi delle dure considerazioni, e stillare caldi e rubicondi nella fredda caverna della verità? La verità non si lascia confortare. Guidata dalla dolce carità, allettata dalla soave speranza, tenta di farlo la tenera fantasia, ma invano: meri sogni e ideali, esplodono nelle nostre mani e lasciano solo il bruciore!
[Herman Melville - L'uomo di fiducia]

602.1.4 ...Quando balena il cielo di settembre / e pare un'arma gigantesca sui monti, / salvie rosse mi sbocciano sul cuore; / che tu mi chiami, / che tu mi usi / con la fiducia che dai alle cose, / come acqua che versi sulle mani / io lana che ti avvolgi intorno al petto. // Sono la scarna siepe del tuo orto / che sta muta a fiorire / sotto convogli di zingare stelle.
[Antonia Pozzi - Voce di donna da Parole]

602.2 I percorsi precedenti: Tra nulla e vuoto - Squarci nella notte - Alcune declinazioni del rimpianto - Nel gorgo dell'irrealtà - Asfodeli

25 gennaio 2008

601.1 Si contano sulle dita di una mano gli storici che si sono resi conto del fatto che la cosiddetta "scoperta del tempo profondo" (vale a dire la scoperta di un passato di miliardi di anni, invece che di poche migliaia) è una di quelle che hanno cambiato in profondità la filosofia, le scienze, i modi di pensare.
[Paolo Rossi - I segni del tempo]

601.1.1 Il cammino della storia non è quello di una palla da biliardo, che segue una inflessibile legge causale; somiglia piuttosto a quello di una nuvola, a quello di chi va bighellonando per le strade, e qui è sviato da un'ombra, là da un gruppo di persone o dallo spettacolo di una piazza barocca, e infine giunge in un luogo che non conosceva e dove non desiderava andare. [Robert Musil - Diari 1899.1941]

601.2 Che una domanda abbia un senso grammaticale non garantisce che abbia una risposta, o anche che sia coerente.
[Frank Wilczek - La musica del vuoto. Indagine sulla natura della materia]

601.3 >>>Il maestro dei segni di Pierre Aronéanu. Recensione di Alessio Lana. [Da Rivist@]

601.4 >>>Il tempo della parola incarnata , bell'articolo-saggio di Milva Maria Cappellini su Raffaele Crovi. [Da Sagarana]

601.5 >>>Mishima o la maschera infranta. Claudia Bonadonna intervista l'autore, Emanuele Ciccarella. [Da RaiLibro] Recentemente Emanuele Ciccarella ha pubblicato, sempre per i tipi di Liguori, anche L'angelo ferito. Vita e morte di Mishima.

24 gennaio 2008

600. Tu già fosti ruscello
e poi quel fiume che inondò la terra dei miei giorni.
Così la tua alluvione
fosse alta
e tracimasse l'argine di fine
io m'abbandonerei lento per lune
bianco di bianco all'acqua di morire.


[Ferdinando Tartaglia - da Esercizi di verbo]

23 gennaio 2008

599.1 Il male nel quale l'uomo sembra volersi radicare da sempre e per sempre suscita in me uno stupore incoercibile, mai rassegnato.

599.2 La legge morale - dice Kant nella Critica alla ragion pratica, I, 1, 3 - deve essere concepita e accettata come un dovere "utile e valido" in sé (questo è quanto ribadisce anche Hegel nel paragrafo 503 dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche). Il punto è comunque sempre relativo alla questione dell'autorità. E' necessaria un'autorità che parli agli altri o "per conto degli altri" sui temi della morale? E se sì, da dove questa autorità trae e legittima (vorrei quasi dire "sussume", visto che l'ambito morale è sempre personale) le proprie argomentazioni fino a reputarle "legittime"? E ancora, possono queste argomentazioni avere valore universale? Se consideriamo la morale al pari delle altre forme di conoscenza, dovremmo dire che non esiste in sé una logica che giustifichi un'autorità nel campo della morale. Kantianamente parlando, ognuno costruisce la propria impalcatura morale inserendola nel più ampio "spettro" delle morali altrui al fine di coabitarvi. Se invece vogliamo considerare, con Hume e i naturalisti, la morale svincolata dalle altre forme di conoscenza umana e collocarla in un ambito più "utilitaristico", legata cioè alle contingenze temporali e pratiche, allora il discorso cambierebbe ancora. Ma risulta chiaro che essa perderebbe gran parte di quei "valori" universali a cui potrebbe far riferimento, di volta in volta, una qualsiasi autorità che volesse proporla o - peggio ancora - "imporla".
A differenza di altri, sui temi della morale non ho certezze, anche se - ovviamente - è uno dei temi che più indago e che più mi sta a cuore. Non credo che una vita incentrata su una morale - per così dire - "autonoma", abbia minori garanzie di "validità" rispetto a quella che segue principi "dettati" dall'alto. Non credo cioè sia una questione di valori "orizzontali" o "verticali" ad informare un principio etico, quanto piuttosto la capacità di considerare che le pretese dell'altro, se non vogliono conculcare il mio "principio particolare", sono lecite. Diverso è quando, su molto vaghi e fumosi "principi universali", si vuole concentrare una vasta idea di morale; qui il rischio di sfociare in un certo "assolutismo" del pensiero è assai probabile. Come probabile diventa anche il pericolo di una radicalizzazione delle varie "morali", fino al mancato riconoscimento dell'altro o - peggio ancora - alla pretesa "immoralità" di chi non accoglie il principio etico di una autorità autoproclamatasi "morale", anche in palese contraddizione con la propria storia e la propria pratica quotidiana.

599.3 Chi era perseguitato, appena poteva diveniva persecutore / Chi chiedeva per sé la libertà, poi la negava agli altri / Chi rifiutava la censura, presa una redazione, censurava... / Chi sapeva Bruno e Galileo, credeva fossero cose passate / Chi sapeva Voltaire, ignorava che l'Infame è immortale... / Chi aveva indetto macelli, curava libri sulla tolleranza / Chi diceva di voler servire, in realtà intendeva guidare... / Chi sapeva parlare agli altri, non sapeva mai ascoltare / Chi sapeva ascoltare, raccoglieva stima e compatimento / Chi era colto, credeva che cultura fosse lite di parte / Chi parlava di un uomo nuovo, lo faceva mostrando le zanne / Chi parlava d'impegno, coltivava in realtà solo odio / Chi era moralmente indignato, detestava la parola dovere... / Chi ribolliva di idealismo, diceva che tutto è interesse / Chi viveva per l'interesse si copriva di nobili parole / Chi aveva creduto, pensava di liberarsi cambiando fede / Chi scriveva "Anarchia!", lavorava per lo stato assoluto / Chi viveva tra i lupi, non temeva per la sua libertà / Chi studiava storia, credeva nel disegno del bene finale / Chi comandava e chi obbediva, tutti, nutrivano fiducia / Chi era lupo chi volpe chi pecora, pochissimi gli uomini.
[Adriano Guerrini - La storia, da "Poesie politiche" ed. Scheiwiller, 1976]
598. Quale disegno, quale traettoria
presiedono agli eventi?
Quale arbitrio ci sovrasta?
Più m'interrogo e più stento a rispondere,
le cose vanno per il loro verso
che discorda dal nostro...
La memoria s'allarga a macchia d'olio,
basta un segno qualsiasi
per trasformare il punto in una sfera.
Le cose che apparivano importanti
non hanno più valore
da quando abbiamo perso il solo bene.

[Elio Filippo Accrocca - da Non ti accadrà più nulla, in "Siamo non siamo", ed. Rusconi, 1974]

22 gennaio 2008

597.1 Non si può smettere mai di pensare, come non si può smettere di respirare. Eppure questa corrente inarrestabile di pensiero, che consideriamo intimamente ed essenzialmente nostra, non solo ci sfugge, ma s'impiglia in inestricabili contraddizioni. Il pensiero è, infatti, dentro e fuori di noi, personale e anonimo, intimo ed estraneo. Se desideriamo liberarcene - facendo il vuoto, come si propongono alcuni mistici - non ci riusciamo. Forse solo le piccole morti notturne del sonno senza sogni permettono involontarie interruzioni. mancando la coscienza, non siamo tuttavia in grado di sperimentare tali assenze.
Questa impotenza a dominare e a comprendere ciò che sembra appartenerci come prerogativa della specie homo sapiens rivela il "fondamento oscuro" su cui poggia la nostra conoscenza.
[Remo Bodei - Destini personali]

597.2 A cuore scalzo - La vita negata di Antonia Pozzi, ottimo articolo di Anna Maria Bonfiglio dedicato alla figura e all'opera di una delle più importanti personalità poetiche del Novecento. [Da Progetto Babele).

597.3 Io costeggio l'amore nella luce / del mattino, / da molto vivo dimenticata – / nella poesia. / Tu una volta me l'hai detto. // Io so l'inizio – / Di me di più non so. / Però mi sono sentita singhiozzare / nel canto. // Sorridevano propizi gli Immortali / nel tuo volto, / quando tu nell'amoroso salmo / della nostra melodia. / I popoli immergesti e / poi portasti in alto.
[Else Lasker-Schüler - da Sull'ultima stella - La poesia di Else Lasker-Schüler, un bellissimo saggio di Nicola Gardini (leggibile in versione integrale, il formato è .pdf)]

596. Vogliono sempre impedirmi di essere triste;
ma se è la mia sola gioia essere triste:
cresce solo piangendo
questa gemma d'albero che volete asciugare.

[Piero Jahier - Poesie, ed. Vallecchi, 1964]

21 gennaio 2008

595.1 I ricercatori della sezione di fisica extraterrestre dell'Istituto Max Planck sembra abbiano risolto un dubbio concernente una nube di antimateria intercettata per la prima volta trenta anni fa.
[Da Newsfood.com]

595.1.1 Credo che l'impulso a capire come funziona l'universo, in tutti i suoi aspetti macroscopici e microscopici (che poi è il principio primo che informa l'idea che ho di "fare scienza"), sia la maniera più onesta per offrire a tutte le persone - dalle più colte a quelle in cerca di conoscenza - la fiducia nella possibilità che tutti abbiamo di poterlo comprendere e, soprattutto - per la infinitesima parte che noi abitiamo - di poterlo anche cambiare. Questo alla luce del fatto che le nostre azioni sono parte integrante - ribadisco, pur nella forma minima che ci pertiene - di questa "entità parziale" che noi abbiamo definito universo.

595.2 Nessuna verità è dunque più certa, più indipendente da ogni altra, meno bisognosa di una prova, di questa: che tutto ciò che esiste per la conoscenza, cioè questo mondo intero, è solamente oggetto in rapporto al soggetto, intuizione di chi intuisce, in una parola: rappresentazione. Naturalmente questo vale, come per il presente, così per ogni passato e per ogni futuro, per ciò che è più lontano come per ciò che è vicino: perché vale anche per il tempo e lo spazio, nei quali soltanto tutto viene distinto. Tutto quanto appartiene e può appartenere al mondo ha inevitabilmente per condizione il soggetto ed esiste solo per il soggetto.
Il mondo è rappresentazione.
[Arthur Schopenhauer - Il mondo come volontà e rappresentazione]
594. Il compito del filosofo consiste nel coltivare le conclusioni di pensieri che germogliano in lui spontaneamente dal grembo di quel saggio ignoto che è il corpo. Le conclusioni spuntano in noi da giorni umidi e nuvolosi, dalla solitudine, da due parole, come fossero funghi: eccole arrivare un bel mattino, chissà da dove, e girano attorno lo sguardo per cercarci, con aria grigia e malcontenta. Guai al pensatore che non è il giardiniere, ma soltanto il terreno delle sue piante!

20 gennaio 2008

593.1 Quella che il premio Nobel Eric Kandel ha definito la "biologia della mente" sarà a mio avviso la più importante sfida, in termini di ricerca di base e applicata, per il secolo appena iniziato. Lo sarà almeno quanto lo sono state la genomica e la proteomica per l'ultima parte del secolo appena trascorso.

593.2 L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro... Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E' questo il motto dell'Illuminismo.
[Immanuel Kant - Che cos'è l'Illuminismo?]

593.2.1 Siamo tutti figli dell'Illuminismo anche quando lo attacchiamo. Allo stesso tempo i mali combattuti da questo spirito si sono rivelati più resistenti di quanto non immaginassero gli uomini del XVIII secolo. Oscurantismo, autorità arbitraria, fanatismo sono come le teste dell'idra che rispuntano appena tagliate.
[Tzetan Todorov - Lo spirito dell'Illuminismo ]

593.2.2 Che cosa si può invocare ancora oggi se non i valori dell'Illuminismo se si vuole protestare contro l'intolleranza e la tortura, la censura e le discriminazioni, gli abusi e le ingiustizie di ogni potere?
[Robert Darnton - L'età dell'informazione. Una guida non convenzionale al Settecento]

593.2.3 Non è la fede in una verità universale che ha provocato i massacri del Novecento, non è la volontà di rottura con l'ordine esistente né la rivendicazione del diritto alla felicità che li ha provocati, ma al contrario l'irruzione dell'irrazionale, la distruzione dell'idea dell'umanità, una fede assoluta nella capacità della potenza politica e quindi dello Stato, a plasmare la società.
[Zeev Sternhell - Contro l'Illuminismo. Dal XVIII secolo alla guerra fredda]

593.3 Amici miei, io so che la verità cerca di accompagnarsi alle parole / che sto per dirvi: ma molto ardua è per voi e per gli uomini / la via che conduce ad essa, perché si dovrà per forza lottare / con l'influenza che avrà sull'animo vostro il convincimento.
[Empedocle - Sulla natura, fr. 114 (dal volume Die Vorsokratiker. Die Fragmente und Quellenberichte a cura di Wilhelm Capelle, - con testo greco a fronte]

19 gennaio 2008

592.1 Da lontano ho capito una cosa.
Che il tempo ha cavalcato migliaia di nuvole prima di arrivare intatto sino a noi. Tu lo hai preso per mano e l'hai domato. Non sei stato capace di donarmene ancora un po', e di questo non posso biasimarti. Non è stata tua la colpa. Il fatto è che di troppa passione si muore, e poi si rinasce, e poi si torna a morire.
L'eterno cerchio perfetto del come e del quando non potrà infrangersi sulle barriere del poi.
Tutto resterà uguale, tutto tornerà ad essere diverso.
Nel luogo perfetto che non ha confini, nel silenzio delicato di un attimo compreso.

Ci sarà tempo per incontrarci ancora.
Ci sarà tempo per riconoscerci.

Sappi - le disse lentamente la voce familiare - che di tutti i momenti preclusi, quello che per te avrà più valore sarà quello dal quale non si torna.

Da lì però si parte. E questo è già qualcosa.
[Losanna, 18 gennaio 2003]

592.2 Dai sospiri nasce qualcosa, / ma non dolore, questo l’ho annientato / prima dell’agonia; lo spirito cresce, / scorda, e piange; / nasce un nonnulla che, gustato, è buono; / non tutto poteva deludere; / c’è, grazie a Dio, qualche certezza: / che non è amore se non si ama bene, / e questo è vero dopo perpetua sconfitta.
[Dylan Thomas - Poesie]

18 gennaio 2008

591.1 Niente è più insulso che inventarsi un'idea di felicità come semplice protrarsi nel tempo di una situazione che ci ha reso felici. C'è sempre qualcosa di imperfetto e di momentaneo nella felicità, e l'errore è abbinarla a un ideale di perfezione.
[Armando Massarenti - Manuale di filosofia minima]

591.1.1 Chiunque cerchi di immaginare la perfezione rivela semplicemente il proprio vuoto.
[George Orwell - Why socialist don't believe in fun]

591.1.2 Nessun'ora fu triste in quei giorni / d'acque e di prati. / I viali conducevano ai ristori / celestiali degli orti: // c'erano fiumi, ponti / e da lontano scorgevo i monti / dai profili incompiuti. / Stavano per nascere nei luoghi / sommessamente ridenti / gli ultimi verdi anni miei. // Nessun'ora fu triste in quei giorni / d'ansie e di sguardi:/ gli occhi conducevano ai boschi / e agli scontri sfuggenti / nella rincorsa dei pollini.
[Raffaele Carrieri - Le ombre dispettose, ed. Mondadori, 1974]
590.1 Ogni poeta è postumo. Per questo gli è difficilissimo vivere. L'opera sua lo detesta, vuole sbarazzarsi di lui, vivere sola, a suo modo. Se egli si pone in primo piano, è abbandonato dalle sue voci.
[Sibilla Aleramo - Diario di una donna, ed. Feltrinelli, 1978]

590.1.1 Sono contenta di essere io quella che ama di più, perché a me così è riservata la sofferenza maggiore.
[id. - Orsa minore. Note di taccuino e altre ancora]

590.1.2 Che non sappiano mai, / essi, così immersi nel fuoco, / il brivido d'ogni attimo nostro, / e come ci maceri, eterno. / Silenzio è l'intesa fra tutte. / Magici cieli fissiamo, / rose scarlatte nei vesperi, / e appaia così all'orizzonte / ad essi il nostro cuore, / trascolorante campo solare. / Diciamo loro soltanto / le tinte dei cieli / e come l'erbe e le fronde / siano pallide e belle nei venti.
[id. - da Selva d'amore, ed. Lo Specchio, Mondadori, 1947. Ora in Tutte le poesie]

590.1.3 Di quante morti s'è accresciuta la mia sostanza? A quante vite ha dato alimento?
Sorrisi son stati colti sul mio volto e illuminano forse in questo istante anime che non conosco o che più non rammento, di uomini, di paesi, di piante...
Respiro di maree che mai non vedrò sento nel ritmo delle mie tempie.
Sono donna o elemento etereo? Musica o pietra?
Un figlio ho avuto dalle mie viscere, e m'è più lontano della falce di luna che iersera m'ha promesso beatitudine...
Distanze, distanze o illusioni?
E tu, ti credi forse solo, tu, al quale la mia mente è fissa?
[id. - Amo dunque sono, ed. Mondadori, 1982]

590.1.4 Le ore passate accanto alla spoglia di chi amammo, non ci fanno veggenti; ma neppure ci prostrano, né ci tolgono il senso dell'esistenza che in noi continua. Sembra in quel punto di ereditare, coi doveri, anche le qualità di chi ci ha lasciati; ci si trova più ricchi, o di energia o di idealità o di amore. Ci si sente solidali coi vivi oltre che coi morti.
[id. - Una donna]

590.1.5 Ancora una volta sono sola, sono lontana, e tutto intorno tace.
[id. - Il passaggio]

17 gennaio 2008

589.1 Un "antico" testo di Peter Gay dal titolo Freud: percorsi di lettura. Indagini e divagazioni (pubblicato a suo tempo in Italia da Il Pensiero Scientifico Editore, e che ricavo dalla biblioteca filosofico-scientifica paterna) mi conduce per mano in un ambito poco investigato della personalità del grande medico austriaco: quello delle sue letture non pertinenti la stretta sfera della scienza. E devo dire di essere rimasta piacevolmente colpita dall'elenco (purtroppo necessariamente parziale) che ne fa Peter Gay nella sua opera quasi biografica. In primo luogo le scelte letterarie e filosofiche di Freud paiono denotare un sommesso atteggiamento ribelle, una sorta di radicalismo controllato. C'è per esempio al primo posto Sketches di Mark Twain, una raccolta di racconti scritti con cruda franchezza e in difesa di "piccoli vizi liberatori". La critica del mondo borghese, ma soprattutto l'amore per la gloria e l'eroismo, motivano forse la scelta del Libro della giungla di Kipling e del Leonardo da Vinci di Merežkovskij. Il Freud pagano, che studia Eros e i suoi effetti sui mortali ama Zola e gli eroi di Fecondité. Due opere di Meyer e Keller, narratori svizzeri, rivelano una passione per i personaggi pieni di conflitti, ossessionati, tortuosi, santamente peccatori e peccaminosamente santi, tormentati da passioni elementari e inclini a un'attenta analisi psicologica. In Anatole France (Sur la pierre blanche) si ritrova la sua passione per l'archeologia e quell'intrigante radicalismo moderato di cui parlavo prima.
Freud si rivela infine un liberale all'antica nella sua passione per Macaulay e un figlio dell'illuminismo che, come Gomperz, crede nella luce della ragione che, alla fine, sconfiggerà del tutto ogni forma di superstizione.
Auspicio che, a pensarci bene, è rimasto quanto mai attuale.

589.2
Sono disponibili on line (e scaricabili) quattro lezioni su grandi temi danteschi.
Le lezioni sono state tenute lo scorso anno dalla professoressa Rosetta Migliorini nell'ambito del progetto "Leggere Dante".
[I files sono in formato .mp3, le letture di supporto sono a cura degli attori Roberto Herlitzka, Lucilla Morlacchi, Ivano Marescotti e Massimo Dapporto]

589.3 Un metodo senza metafisica. Le Regulae ad directionem ingenii di Cartesio. Un ottimo saggio (in versione integrale) di Dario Zucchello.
[Da Il Giardino dei Pensieri]

589.4 Uno sguardo (rapido) sull'analisi transazionale.
[Articolo di Arianna Cocco da PsicoCittà]

589.5 Eccolo il >>>distillato di tutte le attese.
[La sublime Angela Gheorghiu canta l'aria Un bel dì vedremo dalla Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Bellissima e insolita l'ambientazione e la drammaturgia del video, da YouTube]

16 gennaio 2008

588.1 Mi dicevi sempre che avrei dovuto ricordare più spesso di essere una "creatura alata".
Ebbene il fatto è questo: non rammentavo allora e non rammento ora dove ho messo le ali.

588.2 Etiam carnifices cenaturi manus abluunt. [Seneca - Controversiae, libro IX, cap. II, 3]

588.3 Non sono mai riuscita a sentirmi "allieva" di qualcuno, questo mi è servito a non considerarmi "maestra" di nessuno.

588.4 Spectatum veniunt, veniunt spectentur ut ipsae.
[Ovidio - Ars amatoria , libro I, v. 99]

588.5 E poi concludesti dicendo "che si scrive per dare soddisfazione a noi stessi...". Pensa che io invece riesco a plaudire solo coloro che si trattengono per non dire troppo di quello che non sanno.

588.5.1 Ne pudeat, quae nescieris, te velle doceri .
[Catone - Disticha, 4.29]

15 gennaio 2008

Tra nulla e vuoto

587.1 L'esistenza mi sembra una vittoria sul nulla. Se mi chiedo perché esistano i corpi o le menti piuttosto del nulla, non trovo risposta; ma che un principio logico, come per esempio A=A, abbia il potere di creare se stesso, trionfando sul nulla per tutta l'eternità, ecco, questo mi lascia senza parole.
[Gottfried Wilhelm Leibniz - Scritti di logica]

587.1.1 Io ero spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentivo come soffocare, considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla.
[Giacomo Leopardi - Zibaldone]

587.1.2 Se si vuole una definizione dell'uomo si dovrà rispondere che l'uomo è la metafisica, che l'uomo è quell'essere che va al di là dell'essere ponendosi di fronte al nulla. Il nulla contiene quindi potenzialmente in sé, ma con segno invertito, con segno negativo, l'essere. In questo senso il nulla, secondo la profonda intuizione platonica, è qualcosa, anche se non è l'essere che è. Il nulla che, pur restando qualcosa è, è un nulla che esiste, poiché l'esistere è, per definizione, proprio questo: l'essere del non essere. Con altre parole si può dire: il nulla è attivo, è potenza in quanto contiene l'essere potenzialmente in sé e contiene in sé la negazione di se stesso per l'essere, senza la quale non potrebbe essere quello che è, e cioè il nulla, senza la quale, dunque, non potrebbe esistere.
[Enzo Paci - Il nulla e il problema dell'uomo, ed. Bompiani, 1988]

587.1.3 Dal nulla non uscirà altro che nulla.
[William Shakespeare - Re Lear]

587.1.4 Ecco i difensori dell'essere: sono coloro per i quali della terra e del mare, del cielo e delle stelle, dei viventi e degli uomini e delle cose tutte è possibile affermare che siano nulla. Ecco la malattia mortale del pensiero: nella misura in cui si considera una determinazione qualsiasi come tale, nella misura cioè in cui, ad esempio, si considera quest'uomo come tale, non si sa dire di esso se sia o non sia un nulla.
[Emanuele Severino - Essenza del nichilismo]

587.2 Lo guardi e non lo vedi, lo ascolti e non lo senti.
Eppure se lo adoperi è inesauribile.
[Tao tê ching]

587.3 ...Voci sul fiume, scoppi dalle rive, / o ritmico scandire di piroghe / nel vespero che cola / tra le chiome dei noci, ma dov'è / la lenta processione di stagioni / che fu un'alba infinita e senza strade, / dov'è la lunga attesa e qual è il nome / del vuoto che c'invade...
[Eugenio Montale - Barche sulla Marna]

587.3.1 ...Ancora non lo sai / - sibila nel frastuono delle volte / la sibilla, quella / che sempre più ha voglia di morire - / non lo sospetti ancora / che di tutti i colori il più forte / il più indelebile / è il colore del vuoto?
[Vittorio Sereni - Autostrada della Cisa]

587.4 I percorsi precedenti: Squarci nella notte - Alcune declinazioni del rimpianto - Nel gorgo dell'irrealtà - Asfodeli

14 gennaio 2008

586.1 Niente linea Internet stanotte. Sfumano dunque gli annunciati progetti di scrittura, e allora mi dedico a ciò che so fare meglio: leggere. Fra i molti libri scelti per arrivare all'alba, ho fra le mani un minuscolo volume di Stendhal, considerato (forse a torto) minore: La badessa di Castro. Forse l'unico di questo autore che non avevo mai letto prima.
Avverto subito che si può vivere dignitosamente anche senza averlo fatto, tuttavia le poche pagine di questo romanzo breve sono interessanti perché, pur senza tanti voli pindarici, servono in qualche modo da paragone con le miserie di oggi. Miserie che possono essere confrontate benissimo alla sordidezza, al disordine, alle prepotenze di grandi e meno grandi protagonisti di "storie" e di "storia", che caratterizzarono il governo pontificio, e certo non solo quello, nei secoli passati (ma tali che, sotto certi aspetti, sembrano essere arrivate intatte sino a noi).
In particolare la nostra vicenda, quanto mai corrusca, si colloca sul finire del '500, sotto il pontificato di Gregorio XIII. Narra dell'amore di Giulio Branciforte, figlio di brigante e brigante egli stesso, per Elena di Campireali. Amore contrastato dal padre e dal fratello di lei, ardentissimo e mai consumato, spezzato dal fatto che in uno scontro (la scena è quella dei Castelli romani) fra i partigiani degli Orsini, tra i cui "bravi" sono arruolati i Campireali, e i Colonna, fra i quali militano i "briganti", Giulio uccide il fratello di Elena. Condannato a feroci torture, Giulio riesce a fuggire e, dopo molte peripezie, riappare come soldato in Svezia. Elena, chiusa in convento, lo crede morto. Per rivalsa sulle piccinerie invidiose delle consorelle, si fa nominare badessa e, pur amando sempre il suo Giulio, decide (forse per assaporare almeno la scorza di quel frutto non condiviso con l'amato) di cedere alle lusinghe tutte carnali del vescovo Cittadini. La tresca viene scoperta e il vescovo arrestato. Elena, che apprende del ritorno di Giulio mai defunto, gli scrive una lettera-confessione e si uccide.
Questo dramma raccontato da Stendhal, che sostiene di aver tratto la storia da antichi documenti (forse quando svolgeva il suo lavoro diplomatico a Civitavecchia), è naturalmente ben altrimenti godibile. Un po' per consolarci del diffuso mal d'amore, che non conosce limiti né confini spazio-temporali, e un po' per ammonirci che il buon governo non è mai facile da ottenere e, soprattutto, non è mai stabile conquista. Occorrerebbe che qualcuno ce lo ricordasse, ogni tanto. Questo libro potrebbe essere adatto allo scopo.

586.1.1 Anche oggi tutti certamente hanno paura d'incontrare i briganti; ma quando poi sono catturati e puniti, ognuno finisce per compatirli. Il fatto è che gli Italiani sono un popolo così perspicace, così scanzonato, così pronto a turbarsi degli scritti a stampa censurati dai suoi padroni, che finisce per leggere abitualmente, e con ammirazione, le gesta di questi famosi briganti... [op. cit., pag. 5]

586.1.2 >>>qui una recensione dell'opera, redatta da Fernando Bassoli.
[Da StradaNove-Libri]

586.1.3 >>>qui delle brevi schede sui protagonisti del romanzo.
[Da I.I.S.S. Genzano-Roma]

13 gennaio 2008

585.1 Quando dicesti di amarmi, la prima volta, ti imposi il silenzio: l'unica parola che abbia per me certezza e valore, quando si parla d'amore.
Il tempo mi ha dato ragione, l'amore è passato, quel tuo silenzio, invece, è ancora qui con me.
E mi accompagnerà per i giorni che restano.

585.1.1 A te, non ho potuto perdonare niente. O forse, non si può mai perdonare niente a nessuno che dica d'amarci. E' l'alternanza che potrebbe salvarci tutti. Avere tre vite di ricambio, vivere un po' qui e un po' là, scordarsi una pelle per indossarne un'altra, vivere nella possibilità. Ma su ogni amore incombe il desiderio assoluto, di un tempo unico, coincidente.
[Simona Vinci - Stanza 411]

585.1.2 È difficile amare così disinteressatamente da sostenere l'amore senza esserne sostenuti. È difficile sorreggere l'amore così che non lo si debba vedere come una partita perduta quando va male, ma si possa dire: ero preparato a questo e va bene anche così. Si potrebbe dire, se tu non monti a cavallo, se non ti affidi completamente a esso, certamente non potrai mai essere disarcionato, ma neppure sperare poi di cavalcare. E dunque non resta che dire: tu devi dedicarti interamente al cavallo, ed essere tuttavia pronto a poter essere disarcionato in qualsiasi momento.
[Ludwig Wittgenstein - Diari segreti]

585.1.3 Non sono sicuro che domani ti amerò. / Non credo a me stesso. Non mi conosco. / La passione mi divora / e io sono pronto a pugnalarmi o a ridere. / Ti adoro, ma tra un momento, / più di te amerò il rumore del vento, / una nuvola in cielo, una foglia che cade...
[Chateaubriand - René]

12 gennaio 2008

584.1 Spesso, di fronte a un problema filosofico (o matematico, o scientifico, o qualunque esso sia) che mi pare irresolubile, adotto il sistema che John Fante indica nell'incipit di Chiedi alla polvere:

Una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a Bunker Hill, nel cuore di Los Angeles. Era un momento importante della mia vita: dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi andandomene a letto.

In nove casi su dieci funziona. Per l'unico che resta, a volte, ho bisogno di due mattine, raramente di tre. Mai di più. Perché se non ho risolto la questione con tre mattinate di sonno, è chiaro che non la risolverò mai più.
E' successo una o due volte. I temi erano complessi. E non riguardavano la filosofia, non quella teoretica, almeno.

584.2 George Dennis, un uomo che - per chi ama l'Etruria come l'amo io - merita una memoria particolare. E sono lieta che Alessandra Caravale (che conosco bene per la sua opera sui vasi del Museo Faina di Orvieto) ne parli tanto diffusamente e con una passione non comune.
[Da Treccani scuola]

584.3 Fisica, l'ora della rivoluzione di Carlo Rubbia
[Da Corriere della Sera - Scienze e Tecnologie]
Excerpt:
Oggi sappiamo, dunque, che la materia luminosa contribuisce solamente con una piccolissima frazione, lo 0.5% della massa dell'Universo, mentre la materia ordinaria, quella di cui è costituito il mondo a noi visibile, rappresenta solo il 6%. Quantunque le stelle siano straordinariamente interessanti e attraenti alla vista, esse rappresentano in realtà solamente una frazione piccolissima della materia e dell'energia complessive presenti nell'Universo. Come risaputo da parecchi decenni, la maggioranza della materia e dell'energia dell'Universo sono "oscure", invisibili all'astronomo e quindi solo indirettamente osservabili attraverso gli effetti indotti.
La scoperta sperimentale nel laboratorio della natura della materia "oscura" e la sua dominanza nella dinamica del cosmo sarebbe una straordinaria rivoluzione di portata confrontabile alla rivoluzione copernicana quando fu compreso che la Terra non era il centro dell'Universo o alla rivoluzione darwiniana quando si capì che l'uomo era solo l'ultimo elemento di una lunga catena di evoluzioni della specie.

584.4 Divinità della Terra unitevi! / Create un partito che abbia cuore e fegato, / proteggete il lattaio / che alle cinque di mattina / attraversa all'alba la nebbia / cantando canzoni di libertà.
[Ewa Lipska - Appello da Pet shop and other poems]

11 gennaio 2008

583.1 Sono arrivata a diffidare della voce. Di ogni voce, persino della mia. Mi sembra infatti che il suono vocalico corrompa quasi subito ogni possibile discorso e lo trasformi in materiale retorico, facilmente "deperibile". E a me - oggi - piace ciò che resta, non ciò che passa.
E' vero che le conseguenze di questa "sfiducia" nella voce non sono anodine. Si tratta solo di cambiare il mio sguardo sul mondo, nulla più.
Ho appena cominciato. La via del silenzio è molto lunga. L'orizzonte della pace è l'obiettivo. E il premio.

583.2 Io vedo l'avvenire. E' là, posato sulla strada, appena un po' più pallido del presente. Che bisogno ha di realizzarsi? Che cosa ci guadagna?... Non distinguo più il presente dal futuro, e tuttavia la cosa continua, si realizza a poco a poco... Questo è il tempo, né più né meno che il tempo, giunge lentamente all'esistenza, si fa attendere, e quando viene si è stomacati perché ci si accorge che era già lì da un pezzo... Mai come oggi ho provato così forte la sensazione di essere senza dimensioni segrete, limitato al mio corpo, ai pensieri lievi che da esso affiorano come bolle. Costruisco i miei ricordi col mio presente. Sono respinto, abbandonato nel presente. Il passato tento invano di raggiungerlo: non posso sfuggire a me stesso.
[Jean-Paul Sartre - La nausea]

583.3 Filosofia del linguaggio di Carlo Penco [Saggio integrale (in formato .pdf) tratto da SWIF-Linee di Ricerca]
Excerpt:
Verso la metà del secolo scorso Austin [1956] paragonava la filosofia a un sole caldo e tumultuoso da cui si staccano pezzi che costituiscono i pianeti freddi della scienza. Nei secoli passati si sono staccate alcune parti come la matematica, la fisica, la logica e, di recente, la psicologia e l'antropologia. A questo punto Austin si domanda: "non è possibile che il prossimo secolo possa vedere la nascita, attraverso gli sforzi comuni di filosofi, linguisti e altri studiosi del linguaggio, di una vera e comprensiva scienza del linguaggio?"

583.4 Tutti i miei morti stavano in piedi, in circolo, io al centro. / Nessuno aveva volto. Erano riconoscibili / dall'espressione corporea e da quello che dicevano / nel silenzio dei loro vestiti al di là di mode / e di tessuti; vesti non reclamizzate / e non vendute. / Nessuno aveva volto. Ciò che dicevano / prescindeva da risposte, / restava fermo, sospeso nel salone, oggetto / denso, tranquillo. / Notai uno spazio vuoto nel circolo. / Lentamente andai ad occuparlo. / Apparvero tutti i volti, illuminati.
[Carlos Drummond De Andrade - Comunione da "Sentimento del mondo", ed. Einaudi, 1987 - Traduzione di Antonio Tabucchi]

10 gennaio 2008

582.1 Non è neppure pensabile una società senza poesia e senza poeti carichi di impegno civile e di coraggio (anche laddove l'impegno civile ed il coraggio si limitino alla semplice descrizione minuta della vita di ogni giorno).
Non si potrà mai fare a meno del loro spirito nuovo, anche se disilluso, della loro persistente, unica, preziosissima pedagogia.
La loro è una forza dimessa, ma dà la vita.

582.1.1 Contro la lingua delle armi / non hai che l'arma della lingua...
Il poeta è l'avanguardia della gioia / anticipata, utopia delle rivoluzioni.
[Gianni D'Elia - da Bassa stagione]

09 gennaio 2008

581. Segnalo l'uscita del >>>nuovo numero di Recensioni Filosofiche, rivista on line sulla quale questo mese si possono leggere compiute recensioni a volumi di Manlio Sgalambro, Michel Foucault, Axel Honneth, Martha Nussbaum e molti altri ancora.
Assolutamente da non perdere.