926. Lettere dalla zona interdetta [XVII] Teodicea
Sai, oggi ho preso coraggio e ci sono tornata. Mi ha accompagnato Caroline, ma è rimasta giù mentre io, con una scusa, sono salita a vedere cos'era rimasto di te. Non c'era più il tuo violino, né gli scacchi che ti avevo regalato a Minsk (quelli di schiuma, col buffo re barbuto). I tuoi libri dorati e i miei senza pretese erano ancora tutti lì, colpiti d'improvviso da un raggio di sole memorabile.
Ho sentito l'odore di un altro mondo, il suono di un altro tempo, ho visto i colori dei nostri giorni e delle tante notti. C'era ancora molto da trovare, c'erano tanti segreti da decifrare e frasi da terminare in quei tanti metri quadri che ci hanno visti felici. Alla fine mi sono seduta per terra (là dove un giorno ti chinasti a raccogliere il dado scappato dal tavolino) e sarei voluta restare così per ore, a osservare il mondo innaturale del rimpianto, mentre la signora V., dabbasso, intonava quell'aria della Tosca sulla quale, con te stupefatto, discettai di teodicea.
Ho sentito l'odore di un altro mondo, il suono di un altro tempo, ho visto i colori dei nostri giorni e delle tante notti. C'era ancora molto da trovare, c'erano tanti segreti da decifrare e frasi da terminare in quei tanti metri quadri che ci hanno visti felici. Alla fine mi sono seduta per terra (là dove un giorno ti chinasti a raccogliere il dado scappato dal tavolino) e sarei voluta restare così per ore, a osservare il mondo innaturale del rimpianto, mentre la signora V., dabbasso, intonava quell'aria della Tosca sulla quale, con te stupefatto, discettai di teodicea.
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9 Comments:
At 10/12/08 10:06 AM,
Lorena said…
Mi sento toccare dalle tue parole, vivide come un quadro.
Sento più che vedere quel raggio di sole che accarezza le copertine dei libri.
Sento il profumo lasciato dalla felicità ora dissolta o forse solo trasformata in dolce melanconia.
E mi avvicino a questa tua zona interdetta in punta di piedi.
At 10/12/08 5:51 PM,
Anonimo said…
Cara Clelia,
sono, come sempre e da sempre, rapita dalle tue lettere - già te l'ho detto, ma mi sento di ripetertelo, per gratitudine. Hai la precisione di un compasso, anche con la geometria affatto piana dei sentimenti, e per una pasticciona come me le tue fitte di lucidità sono a dir poco benefiche.
Questa volta ho pensato a come sarebbe bello se, per ognuna delle nostre storie d'amore, si potesse dire, alla fine, "siamo stati tutto quello che c'era da essere". E' un verso di Gabriela Mistral e da allora mi chiedo se basterebbe, ad evitare il rimpianto.
Un abbraccio, perchè non so cos'altro si possa scrivere adesso per farti arrivare stima e affetto.
Barbara
At 10/12/08 6:35 PM,
Elena said…
La malinconia e il miele amaro del rimpianto devono essere vissuti, e con pienezza. Nessun essere umano si può voltare indietro senza dover sentire, almeno un pò, quel sapore, così inevitabile.
Un caro saluto, Clelia.
At 11/12/08 2:46 AM,
Clelia Mazzini said…
Per te, Lorena, la melanconia è "dolce, mentre per te Elena è associata al "miele amaro" del rimpianto.
Tu Barbara ricavi dalle sapide parole di Gabriela Mistral la rassicurante certezza della compiutezza di ogni amore (o almeno vorresti che così fosse).
Pur riflettendoci tutte nello specchio del rimpianto (inevitabilmente e nostro malgrado, oserei dire), quante immagini diverse ne ricaviamo...
Forse non sempre dipende da noi, dalle nostre sensibilità, dal nostro vissuto. Spesso è lo specchio in sé che si diverte a "deformare" ciò che sentiamo, e a restituirci delle immagini che con la "realtà" che è stata hanno poco a che vedere.
Questo per dire che il rimpianto spesso non è che la trasfigurazione di un ricordo.
Quanto ciò dipenda prevalentemente da noi, questo è molto difficile da determinare (il tempo, per esempio, è un elemento che, gozzanianamente parlando, contribuisce non poco a questa "trasfigurazione").
Vi ringrazio di cuore per gli appassionati commenti.
Un saluto affettuoso,
C.
At 11/12/08 3:32 PM,
Domenico Fina said…
Sul ricordo che si trasfigura e ci trasfigura mi torna in mente Eliot quando scrive (nei Quattro quartetti) che non è il tempo che guarisce le ferite, è il paziente che non è più qui. Nel dire questo Eliot ci dice, come Canetti, che è la metarmorfosi che ci guida e noi dobbiamo fare in modo che ci guidi. Allo stesso modo si esprime Montale quando scrive "me ne andrò tra qui uomini che non si voltano, col mio segreto". Il segreto è il passato, ciò che non passa, ma ripetersi "non voltarsi indietro" è segno che si vuole vivere nella metamorfosi, andare avanti, fare forward scrive ancora Eliot.
Voltarsi in avanti, questa espressione mi ripeto quando lo struggimento dei ricordi diventa pressante.
Un caro ciao
Domenico Fina
At 11/12/08 11:42 PM,
Clelia Mazzini said…
Domenico caro,
ricordo il bellissimo quadro di Scipione Uomini che si voltano (credo sia del 1930). Lo vidi anni fa alla Galleria d'Arte moderna di Roma, e mi lasciò senza fiato.
Il ghigno non si sa se gioiso o sprezzante di uno dei due individui, la stralunata disperazione dell'altro, che guarda verso l'alto chissà dove, mi affascinarono, facendomi sentire parte integrante della scena.
Come se quei due si allontanassero da me, o io da loro.
C'era poi il terzo, piccolissimo, sulla destra. Quasi senza faccia che agitava la mano anch'egli in segno di saluto.
Nudi i primi due, vestito l'altro.
L'interpretazione da dare al dipinto mi affascinò allora e tuttora mi intriga.
Mi ci ha fatto ripensare la tua citazione montaliana.
E' vero che c'è una negazione in più ma, quando si parla di passato, una negazione è poco più di un dettaglio.
Non irrilevante. Su questo convengo.
Grazie del pensiero.
C.
P.S. Scusami se ti ho risposto con un po' di ritardo, ma il tuo commento non mi era stato notificato nella posta. Abbi pazienza.
At 12/12/08 12:20 PM,
Nino said…
Il rin – pianto
per un amore vissuto pienamente e poi perduto.
E’ sempre ieri questo (nostro) presente,
mai un oggi e il tempo scorre… perduto.
Dolce amaro il rigo...
poesia dei giorni che passano lenti
e nulla davanti.
Volterò pagina
Conoscevo ogni angolo di futuro, ieri.
Non guarderò indietro.
At 12/12/08 8:54 PM,
Domenico Fina said…
Prego (del pensiero), anche se sono un tantinello preoccupato quando la cara Clelia si incanta a testa indietro (ti potrebbe venire il torcicollo); mi piace il termine desueto infuturarsi, un tuffarsi in avanti, ma anche stare al presente non sarebbe male, il passato è passato e se non è passato facciamolo passare.
(Un giorno passo io a prenderti - non so dove - e andiamo a cena insieme - non so perché; è che tu non solo cambi lago ma cambi anche nazione, quindi trovarti è come cercare, con una benda agli occhi,
uno spillo in mezzo al mare.
Ciao e perdona
le mie fesserie serali
Domenico
At 13/12/08 3:39 AM,
Clelia Mazzini said…
Nino, come sempre grazie per i versi. Appropriati, sinceri.
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Domenico, sei amabilmente perdonato. Anche se non vedo di cosa io debba perdonarti.
Un saluto a entrambi.
C.
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