akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

09 novembre 2008

900. Chiarezza



La vita non aveva alcun significato, l'uomo non aveva alcuna importanza. Filippo esultò come aveva esultato nella sua giovinezza quando si era liberato dal fardello della religione; gli sembrava ora di essere alleviato dall'ultima responsabilità e di sentirsi per la prima volta veramente libero. La sua nullità si trasformava in forza, ed improvvisamente egli si sentiva uguale al destino spietato che si era accanito contro di lui; se la vita non aveva significato, il mondo non aveva più crudeltà. L'insuccesso non aveva alcuna importanza e il successo non significava nulla. Così piccolo nella massa formicolante di esseri umani che per breve tempo occupavano la superficie della terra, si sentiva onnipotente perché aveva strappato al caos il segreto della sua inesistenza. I pensieri si soverchiavano tumultuosamrnte l'un l'altro nel suo cervello; ed egli respirò a lungo con gioconda soddisfazione. Aveva voglia di cantare e di saltare; da molti mesi non si sentiva così felice.
Oh, vita! – gridò dentro di sé. – Oh, vita, dov'è il tuo pungiglione?

William Somerset Maugham
da Schiavo d'amore


7 Comments:

  • At 10/11/08 1:15 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Non ci si libera dalle passioni, il titolo originale del libro di Maugham richiama Spinoza, la schiavitù umana
    è quella dalle passioni ma nemmeno Spinoza si è liberato da esse. Volendo dirimere le storture delle religioni e del pensiero lo ha fatto con passione, passione fredda ma sempre passione, altrimenti non ci si muove, né si scrive. Maugham, nel romanzo vagamente autobiografico, soffre per passione e anche quando trova un amore serafico nella fine del romanzo, lo farà sempre con passione, un’altra passione. Il tema delle illusioni e delle disillusioni è senza posa, Chamfort disse che “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” Dante avrebbe dovuto inserirlo come incipit del Paradiso, perché la perdita delle passioni “è” il Paradiso. Ma noi siamo in terra, adesso, e le passioni ci sono “accarnate” come scriveva lo stesso Dante.


    Ciao super Clelia

     
  • At 10/11/08 1:26 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao caro Domenico.

    Come sempre grazie per le tue "carnali" recensioni.

    C.

     
  • At 10/11/08 2:12 PM, Anonymous Anonimo said…

    Forse per te (e anche per me e per tanti) starebbero bene le parole di Cervantes nel bel dialogo tra
    i cavalli Babieca e Ronzinante.

    B. E’ forse sciocco amare?
    R. E’ una follia.
    B. Siete metafisico.
    R. E' che non mi sfamo.

     
  • At 10/11/08 2:13 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    L'anonimo sono io, cappero.

     
  • At 10/11/08 3:22 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Per parte mia approvo.

    C.

     
  • At 11/11/08 5:59 PM, Anonymous Massimo said…

    Rendere la vita... o meglio.. scoprire che la vita è insignificante costituisce un modo appunto per svuotarla e porla in un piano di inesistenza concettuale.
    E noi con essa.
    In tal modo non si potrà piu' soffrire.
    Non ci sono interazioni tra due nulla.

    Ma forse (e probabilmente) è anche un escamotage psicologico destinato a chi ha una certa "cultura".. e che infatti succede ad essa.

    [In parole povere.. un analfabeta "mentale" non potrebbe mai concepire una vita altra se non quella puramente materiale e comune che gli è vicina e che vive.
    Insomma.. concepirla diversamente appare un lusso per pochi...]

    Una sorta di alibi per sfuggire da una parte alle nostre debolezze - o in qualunque modo si possano chiamare - (che, pero', non hanno e non sono colpe... anzi...) e dall'altra alla vita stessa.. che... fuori... c'è, invece, e va avanti.
    Indifferente a cio' che siamo e pensiamo.

    Se essere inesistenti.. o crederlo... servisse almeno...
    Certo.. basterebbe "crederlo", poiché col credere tutto puo' essere (ed è) rimuovendo ostacoli sul cammino, ma è solo un nuovo inganno che ci attende.
    E nel voler risolvere un problema si adotta una soluzione peggiore del problema stesso.

    Purtroppo (...) il solo pensiero non sposta un bruscolo di polvere nella realtà, se non quando diventa azione in senso lato.

    Non ho mai creduto (e parlo fuori post) a chi dice (diceva) di aver raggiunto atarassie o nirvana o pace dei sensi.. etc...etc...
    Sarebbe possibile soltanto se fossimi spiriti.
    La realtà imprenscidibile è che invece siamo macchine (creature, animali... etc etc..) organiche e biologiche (dotate di pensiero unicamente perché dotate di un cervello) con passioni, pulsioni, che NON si possono controllare, se non fino ad un certo punto e MAI totalmente.

    Non siamo gli artefici di noi stessi.
    Né esiste un dio che ci abbia creato.

    Di certo.. pero'.. le sfide estenuanti (spesso impossibili), i dubbi, le domande, un approccio critico e disvelatore... costituiscono le uniche scelte che danno un senso alla vita.. perché in esse (e da essa) emergiamo "noi" e la vita stessa.. per contrasto... in quanto di per sè non è né definita, né definibile a priori.

    Scusa il di tutto un po'...
    (e non rileggo)


    Ciao


    M.

     
  • At 12/11/08 1:21 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Massimo,

    alcune cose scritte nel tuo commento le condivido, altre no (io, per esempio, sono abbastanza convinta sulla possibilità dell'uomo di essere "artefice", magari non "di se stesso" ma di qualcos'altro sì; non avrebbero senso, altrimenti, le molte opere d'arte che io e te ammiriamo e amiamo, non trovi?).

    Detto questo, grazie per l'intensità delle tue parole, sempre ben accette qui.

    A presto,

    C.

     

Posta un commento

<< Home