akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

08 novembre 2008

899. Commiato

4 Comments:

  • At 8/11/08 6:30 PM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    ho ascoltato la canzone che hai linkato e che non conoscevo. Singolarmente, però, quel che mi evoca la fotografia che hai deciso di inserire nel post è un brano il cui contenuto è del tutto speculare e - direi - l'esatto contrario di un commiato.
    Saranno le finestre, il rampicante e la luce nella stanza a suggestionarmi, forse, ma quel che mi viene in mente è questo passaggio assai famoso:

    "Ascolta questo silenzio" - sussurrava Margherita al Maestro mentre la sabbia frusciava sotto i suoi piedi nudi - "ascolta e assapora ciò che in vita mai ti concessero: la pace. Ecco, guarda laggiù la tua dimora per l'eternità, la tua ricompensa. Ecco la finestra alla veneziana e la vite rampicante che s'alza fino al tetto. Ecco la tua casa, la tua casa per sempre. Alla sera verranno a trovarti coloro che ami, che ti interessano e che non ti inquietano. Suoneranno per te, canteranno per te, e vedrai quanta luce ci sarà nella camera quando saranno accese le candele. T'addormenterai, col tuo berrettuccio gualcito ed eterno, t'addormenterai col sorriso sulle labbra. Il sonno ti rinvigorirà e profondi saranno i tuoi pensieri. Non potrai più mandarmi via. E sul tuo sonno sarò io a vegliare."

    (Da Mikhail Bulgakov, "Il Maestro e Margherita"; cap. 32)

    Coincidenza iconografica notevole, non ti pare?

     
  • At 9/11/08 1:44 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Lapidarius,

    c'è il punto di vista di va e c'è quello di chi resta. La tua citazione è perfetta per chi decide di restare; io, invece, ho immaginato la foto come l'ultimo sguardo di chi ha irrevocabilmente deciso di andarsene.
    Forse per non più tornare.

    C.

     
  • At 9/11/08 10:27 PM, Anonymous Bruno said…

    Clelia, sono salito sulla scala a prendere la scatola nera delle musicassette per rimetter su quella dipinta con smalto dorato e senza etichetta. “Con te” era sempre lì, tra ”Canzone quasi d’amore” e “Se potessi amore mio”.
    Quando ancora lo “shuffle” era un sogno di libertà tra le spire di un nastro magnetico, la propria sequenza più che raccolta era racconto, fatto di parole e musica, ma anche di conosciute pause, attacchi e fruscii. Una storia intera, reale o immaginaria, da rivivere o reinventare.
    Solo dopo ci trovammo a dire, per altre vie, che la scissura impercettibile tra vissuto e immaginato è il luogo della musica e caderci non è impossibile.

     
  • At 10/11/08 12:03 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Solo dopo, sempre dopo.

    Forse il nostro Dna, così radicato nel passato, in realtà contiene solo ipotesi di futuro.

    Bisognerà rifletterci sopra (la musica - in questo - pare aiutarci).

    Ciao carissimo.

    C.

     

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