akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

26 ottobre 2008

888. Lettere dalla zona interdetta [XV] Contabilità della coscienza



E va bene, andiamo incontro al tuo mito 'trascendente' e anticipiamo, qui e ora, quello che probabilmente non avverrà nel giorno del giudizio.
Questo perché credo che l'illusoria realtà dei numeri non ci appartenga.
Noi sappiamo di rado, infatti, se abbiamo realmente vinto o perso (tranne che nella contabilità - sempre illusoria - della coscienza).

In risposta a F.
21 ottobre 1998

°

XIV - XIII - XII - XI - X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I


3 Comments:

  • At 26/10/08 9:11 PM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    immaginare come Fine Ultimo e Fine Ultima della storia individuale ed universale la celebrazione nell'aldilà di un immane procedimento giudiziario, cui l'intera umanità prende parte in veste di imputata sottoposta alla giustizia divina di un giudice onnipotente, mi è sempre parsa una tetra favola il cui successo si deve all'esperienza generalizzata dell'ingiustizia umana nell'aldiqua.

    Se dovessi concepire un simile procedimento, tuttavia, lo farei nei termini decisamente più originali - e logici - immaginati da Karel Capek in un racconto, che a suo tempo fu di una certa notorietà e intitolato "Il Giudizio Finale": ti è mai capitato di leggerlo?

     
  • At 26/10/08 11:39 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    No, non lo conoscevo, ma ora >>>sì.

    Grazie. E' un racconto bellissimo.

    C.

     
  • At 27/10/08 12:55 AM, Blogger Lapidarius said…

    Sono contento ti sia piaciuto.
    Quella traduzione inglese è anche passabile, ma appiattisce un po' l'originale che anche dal punto di vista retorico è decisamente più brillante (tra l'altro non capisco il motivo di tradurre o rendere per assonanza i nomi propri...): l'originale comunque si può leggere >>>qui, a patto naturalmente di riuscire ad affrontare il céco...

    Ciò che tra l'altro trovo affascinante di questo autore è il fatto che lui e Kafka sono contemporanei, scrivono pressoché negli stessi luoghi della stessa città, ma in due lingue diverse e con fortune speculari: il primo famoso in vita e assai meno dopo la morte, e il secondo l'esatto contrario...

     

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