akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

23 ottobre 2008

886. Separazioni


Si obietta: Un'altra cosa affligge o piuttosto tormenta: il distacco da tutti quelli che sono i beni della vita. Bada che non sia più giusto dire i mali. Ma perché dovrei ora compiangere la vita umana? Lo potrei fare sinceramente e a ragione; ma, dal momento che sto cercando di dimostrare che dopo la morte non saremo infelici, che bisogno c'è anche di rendere la vita più infelice con dei lamenti? L'ho già fatto in quel libro, ove, per quanto fu possibile, ho consolato me stesso¹.
La morte dunque separa dai mali, non dai beni, se vogliamo essere sinceri. Ed è un argomento così ampiamente svolto da Egesia di Cirene, che si dice, il re Tolomeo gli proibì di esporlo nelle sue lezioni, perché molti, dopo averlo udito, si davano la morte.

Marco Tullio Cicerone - Tuscolane
, I, 83

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Anche fra codeste cose, o Lucilio, che chiamiamo "neutre", sussiste un grande divario. La morte, infatti, non è così indifferente come avere un numero di capelli pari o dispari; la morte è da annoverare tra quelle che, pur non essendo mali, ne hanno la parvenza, come l'amore di se stessi, la volontà, innata nell'uomo, di durare a lungo e di conservarsi, l'orrore per la dissoluzione, perché abbiamo l'impressione che la morte ci strappi molti beni e ci allontani da una quantità di cose cui siamo abituati. Ecco un altro elemento che ci rende odiosa la morte: la realtà di questo mondo ormai la conosciamo, mentre ci è ignota la sfera alla quale dovremo passare, quale tipo di realtà ci aspetti, e noi abbiamo orrore dell'ignoto. Inoltre c'è una paura naturale delle tenebre, dove la morte - come si crede - dovrà condurci.

Lucio Anneo Seneca - Lettere morali a Lucilio, 82, 15

¹ Consolatio, un'operetta (perduta) scritta da Cicerone nel 45 a.C. in occasione della morte della figlia.