
Suoni indistinti che si fanno voci, come le nacchere di quelle gitane che sentii vibrare forte a Granada in quella sera di mezza festa, mentre andavamo verso Sacromonte, o come il rumore insolito delle collane di pietre dure che avevano le donne Baka a Souanké. Le voci diventano presto pensiero, e il pensiero immagine e illusione. La risata cristallina di un bimbo si fa catena, quella sommessa di una giovane una spina che mi punge. Cosa vuoi che sia il corpo senza la mente... Penso alle grandi cattedrali, concepite per spingersi verso il cielo, per liberare i pensieri verso l'infinito e ridotte invece oggi a puzzare d'incenso e di cera, a ripetere stancamente salmi e litanie di cui perduto è ogni significato. Vuoi che il nostro corpo diventi questo? Vuoi che la smettiamo di guardare oltre il confine? Dimmi, come fai ad imbrigliare la mente nel credo del corpo? Io, per quanto mi sforzi, non ci riesco affatto...
9 Comments:
At 15/10/08 2:29 AM,
... said…
Che bella questa lettera...
E suscita ricordi... anche.
Granada.
Le cattedrali.
Con indovinati versi finali.
Una buona notte,
Clelia
M.
At 15/10/08 3:41 AM,
Clelia Mazzini said…
Ricambio, carissimo.
C.
At 15/10/08 9:08 AM,
Eruner said…
Scrittura intensa. Mi sembra di sentire il suono delle nacchere e delle collane, frammisto al vociare della folla in un variopinto disordine.
Buon giornata.
Matteo
At 15/10/08 11:46 AM,
Clelia Mazzini said…
Ciao Matteo, e ben tornato (in effetti era un po' di tempo che non ci sentivamo).
Buona giornata anche a te.
C.
At 15/10/08 2:38 PM,
Domenico Fina said…
Clelia adoxastos, per ora le opinioni ce le hai, e di ferro; Come scriveva Flaiano ti spezzi ma non ti pieghi.
Clelia in afasia, non parli con me o con altri ma parli con Orazio, Montaigne, Cioran, qualche volta perfino con quel folletto di Grace Paley.
Quanto allo stesso sapore di miele e assenzio, non ci credo, non ci credeva nemmeno Montale che in alcuni guizzi sognava d'essere
un maratoneta.
Ciao cara Clelia
At 15/10/08 3:35 PM,
Clelia Mazzini said…
In effetti il famoso detto (liviano?) frangar, non flectar, mi è sempre sembrato affascinante.
Personalmente, però, tendo a preferire flectar ne frangar, che mi pare più consono alle mie caratteristiche.
Ma nulla è immutabile, questo lo so bene.
A questo proposito ricordo un film di Pasquale Squitieri (Il prefetto di ferro) in cui il brigante Albanese dice ai suoi "picciotti": Quannu tira u ventu fatti canna!.
In effetti non credo vi sia nessuna traccia di saggezza nel lasciarsi spezzare dalle cose della vita.
Stammi bene (e grazie per tutto il resto).
C.
At 15/10/08 3:47 PM,
Domenico Fina said…
Si Clelia, da noi nel paese senza senso del ridicolo tira un certo vento e sarebbe il caso di diventare più canne che budini,
nel buongiorno di Gramellini,
(www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41)
oggi si ironizza su un disegno di legge sulla liberalizzazione della caccia nei parchi urbani (sic!)dell'onorevole Carrara (è tutto da ridere e da piangere).
Ciao e stammi ancor più bene
At 15/10/08 10:54 PM,
Irlanda said…
Da troppo non passavo da qui...
At 16/10/08 12:55 AM,
Clelia Mazzini said…
Ciao Irlanda, tu sai che da queste parti sono assai apprezzati i ritorni...
C.
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