akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

17 settembre 2008

853. Seguendo un vento di luna



Ho ben chiaro il fatto che l'intera mia esistenza sarebbe corsa in ben altra direzione, magari per pura casualità, se l'evidenza netta delle cose non mi fosse stata in qualche modo concessa. E' vero che io l'ho perseguita con costanza e determinazione, però è anche vero che ho sempre navigato a vista, seguendo solo - nelle notti più scure - le mie "stelle consigliere".

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Notte di luna. Il prato umido e gelido riluce di strani barbagli. Sembrano occhi di gatto o perle buttate qua e là da una mano che non ne conosce il valore.
Io invece lo percepisco per intero. Apro la finestra e respiro profondamente il vento freddo del nord. Domani ci sarà tempo per ricordare tutto, ora voglio dimenticare persino il mio nome e riconoscermi solo in questo vento di luna, in questa pace che sa davvero di infinito.

°

Smetto di perdermi e vago per le stanze ricercando un punto fermo da cui ripartire per "impostare" questa notte. La lettura, certo, ma non sempre basta. La musica, certo, ma a volte il suo "tappeto" è talmente impalpabile da farsi dimenticare. Osservo gli oggetti familiari con apparente disincanto, il pensiero segue i sentieri del tempo, pretende ragione delle cose vissute. Davvero, nel mio navigare a vista, ho trovato sempre ciò che cercavo? O non è piuttosto quello che non ho mai trovato il punto cardine che mi spinge a restare qui, a ragionare sul fatto che non sempre serve mollare gli ormeggi per diventare (nietzcheanamente parlando) "ciò che si è"?

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Il magazzino della memoria è nel recesso più oscuro della casa, vi entro adagio. Non so cosa cerco, però intuisco che qualcosa troverò. Una volta scrutavo in uno specchio antico della casa in cui sono nata il mio viso di quasi adolescente. Un sussulto di emozione mi mise di fronte al punto esatto in cui percepivo che tutto in me stava cambiando. Non ero più bambina, non ero ancora donna. In quel limbo segreto costruii la mia esistenza, lì ebbi chiaro - per un piccolo, indefinito istante - ciò che avrei voluto diventare. Successivamente ebbi tutto il tempo di perdere la "mappa" di quel cospicuo tesoro. Forse è l'esito di quell'antico proposito ciò che ora vado cercando, qui, nel buio, rotto solo da un segno di luce che spunta da uno slargo di cielo, oltre la finestra del tempo. 

°

Non sempre mi sento ciò che sono, mentre sono certa di essere in confidenza con me stessa quando sono ciò che sento.
Forse è (anche) per questo che il mio futuro - oggi - ha contorni tanto indefiniti.

°


Fade far away, dissolve, and quite forget
What thou among the leaves hast never known...
Darkling I listen...
Now more than ever seems it rich to die,
To cease upon the midnight with no pain...

John Keats
Ode to a Nightingale


4 Comments:

  • At 17/9/08 12:38 PM, Blogger Solimano said…

    La lettura, sì, e la musica e l'arte e i posti e mettiamoci pure la bloggherìa, che può essere gratificante se basata sulla selettività, in primis verso se stessi.
    Ma le persone? Esistono le persone e non intendo un volontariato spesso ipocrita, ma le persone non sono noi stessi (compreso il fornaio furbetto e quel rompiglione di condomino). Quindi sono un vantaggio per noi: ci sorprendono perché mettono nel piatto qualcosa di inaspettato.
    Mentre una assoluta introspezione è libera solo in apparenza, va avanti con pertinacia secondo una logica inconscia che ha solo un obiettivo: una continua conferma di sé, un non cambiare. Solo qualcuno che è al di fuori di noi stessi può veramente sorprenderci, costringendoci con involontaria naturalezza a cambiare, perché l'introspezione è come una gabbia, sia pure di Faraday. Manda a massa i temporali, ma è un bel tempo troppo voluto e comunque ingabbiato, stretto.

    grazie Clelia e saludos
    Solimano

     
  • At 17/9/08 1:48 PM, Anonymous Sils said…

    mah, se non si sente l'esigenza di dare contorni definiti al futuro, tantovale non sottolinare nemmeno la cosa, non pre-occuparsene.
    alla fine, se vuoi metter lì qualcosa - un libro, una famiglia, una professione - penso accada senza ragionarci troppo su, ma volendo molto la tal cosa.
    però... magari questa vita indefinita, lunare, stagionale, intima, di pensieri, è così tua da essere tutto quello che puoi e vuoi avere.

     
  • At 18/9/08 4:00 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie dei saluti Solimano, e ciao anche a te, Sils.

    C.

     
  • At 18/9/08 12:57 PM, Anonymous Massimo said…

    Ma pensi che diventare cio' che si è sia il fine?
    Pensi davvero di non essere prima di desiderarlo?
    ....

    Invece, mia cara, serve mollare gli ormeggi.

    Citi spesso Laborit.. e in particolare dei periodi che tu ben conosci..ma.... nella "realtà"?
    La tua nave ha le vele spiegate..sì...
    e tu guardi in alto, ammirando le loro sinuose e seducenti forme...
    che come sirene attirano il tuo sguardo e la tua attenzione
    E continui a guardar in alto, soppesando il vento, le possibili tempeste, i giorni di calma...
    e pensando, sognando, immaginando di stare navigando.
    Compili il tuo diario..pagina dopo pagina. Nuvole e gabbiani. Cieli e nuvole. Venti e tormente.
    La bandiera sventola. Indica direzioni. C'è sempre vento in quelle acque. Oggi qua.. domani là..
    La bandiera sventola....

    Palingenesi di carta, parole mute, sguardi in specchi che riflettono soltanto un'immagine, percorsi fatti di passi e pensieri
    e che riconducono inesorabilmente a sè stessi.
    Un semplice guardare da un finestrino...
    Fantasmi... Clelia... Fantasmi.

    Un niente o un nessuno, forse, che tale già era, e che diventa, ed è' diventato, chissà che.. per chi non conosce, e non

    vuole conoscere, altro.

    Tutto è relativo e niente è piu' vero, piu' della e nella vita. Quella vera.

    E le "testimonianze", testarde, tenaci, contro la stupidità di questo mondo appartengono soltanto ai pazzi...
    Sei sicura di potercela fare?


    La nave...
    in un mare che non esiste... e che, seppur senza confini, fa spesso del suo nulla il suo tutto
    e mormora, si muove, balugina nei giorni e le notti, che indefinitamente si inseguono

    Mentre quella nave terribilmente riposa in una rada lontana e sconosciuta, inarrivabile per gli altrui legni,
    ferma...
    perché giu'..giu'.. in basso l'àncora non è mai stata levata.

    Mari, cieli, venti e vele.
    Onirici, ingannevvoli, orizzonti



    E dopo.. dopo.... tra qualche decennio...e ancora dopo?
    dimmi... cosa c'è alla fine del "viaggio"?
    E non sarà una risposta, prima che tu stessa la concepisca, "ignorare" cosa c'è alla fine del viaggio
    (o dell'attesa).





    Un abbraccio




    M.

     

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