akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 settembre 2008

852. Il canto della tenebra



Voleva partire. Mai ci eravamo piegati a sacrificare alla mostruosa assurda ragione e ci lasciammo stringendoci semplicemente la mano: in quel breve gesto noi ci lasciammo, senza accorgercene ci lasciammo: così puri come due iddii noi liberi liberamente ci abbandonammo all'irreparabile.

°

La luce del crepuscolo si attenua:
inquieti spiriti sia dolce la tenebra
al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare
sorgenti sorgenti che sanno
sorgenti che sanno che spiriti stanno
che spiriti stanno a ascoltare...
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
ascolta: ti ha vinto la Sorte:
ma per i cuori leggeri un'altra vita è alle porte:
non c'è di dolcezza che possa uguagliare la Morte...


°

...Mi ero alzato. Sotto le stelle impassibili, sulla terra infinitamente deserta e misteriosa, dalla sua tenda l'uomo libero tendeva le braccia al cielo infinito non deturpato dall'ombra di Nessun Dio.

Dino Campana
tutti i brani sono tratti dai
Canti Orfici

2 Comments:

  • At 16/9/08 6:52 PM, Anonymous Bruno said…

    - Posso dire di avere un’amica in Svizzera?
    - Forse. Dipende da quello che di solito chiedi ad un amico.
    - E allora penso di non poterlo dire.
    - Capisco.
    - Però questa “amica” dà a volte di più di quello che un amico usualmente dà.
    - Davvero?
    - Si. Quando la vado a trovare, mi tira fuori dal cassetto delle fotografie un po’ ingiallite che sono delle porte socchiuse su altri universi. Ci entri e non ne esci. Oggi me ne ha mostrata una che sembrava un pensiero.
    - Ah però… Beh, ma mi sembra ovvio, e anche inutile per il tuo dilemma: ognuno ti può dare più di un amico senza necessariamente esserlo.
    - Sì, hai ragione. Non posso dire di avere un’amica in Svizzera.
    - Ma soprattutto un amico non deve necessariamente darti la luna solo perché è un amico.
    - Infatti.
    - L’importante è che ti faccia sentire meno solo. Anche con piccole cose. E che ci sia una certa frequentazione…
    - Accidenti … ma allora…
    - … e un dialogo, un vero dialogo aperto, che vi porti da qualche parte, insieme, e che vi sia un rapporto, come dire, reciproco.
    - No, no. E’ vero. Non posso dire di avere un’amica in Svizzera.
    - Mi è venuta fame
    - Ma allora perché la sua porta per me è sempre aperta? E tutte le cose che trovo nella sua casa piena di specchi le posso toccare e prendere con me? Ed ogni giorno, ogni giorno dico, c’è un mistero nuovo. E non mi chiede mai niente in cambio. Mai nulla! Se voglio lascio qualcosa io, lo posso fare, ma è veramente un nulla rispetto a quello che mi è offerto. Lei ringrazia, ma in realtà sembra passar sopra. A me come a tutte le altre ombre che si incontrano lì senza salutarsi.
    - Addirittura! Beh, ma quello allora è amore, altro che amicizia. Tutto un'altra cosa! Puro, disinteressato, etereo amore. Quasi santo, direi, a quanto racconti.
    - Esagerato! E poi lei non dà, mette lì. Sono io che vado a prendere.
    - A maggior ragione, direi, a-maggior-ragione. E te lo scandisco.
    - Ma va là …. Sai quanti ce n’è come lei?
    - Ma tu vai da loro?
    - No.
    - Lo vedi? Uno va dove riconosce il suo mistero. E in più ti dico: sei spacciato. E’ irricambiabile. Perché sei tu in quella casa, non c’è nessun altro. Nessuna amica, nessuna Svizzera. Vorresti ricambiare a te stesso? Al più ti puoi parlare allo specchio. E’ già molto, credimi. E’ già tutto.
    - Si, bastardo. E’ per questo che scappo sempre (pensa, l’ultima volta fino alle porte di Tannhäuser…). Ho paura di parlarmi - ma non c’è solo questo… Meglio farlo con te che hai sempre la risposta pronta.
    - Sono di razza.
    - Appunto. Vieni, ti riempio la ciotola.

     
  • At 16/9/08 8:02 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Mio carissimo,

    "Uno va dove riconosce il suo mistero."

    perfetto, ispirato e originale.

    Come sempre.

    C.

     

Posta un commento

<< Home