akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

14 settembre 2008

851. Scrittura di finzione: ipotesi di realtà [concetti e corollari]


851.1 Quando leggo un racconto (o un'opera di finzione in genere) mi rendo conto che quello che lo può rendere alla mia coscienza via via più persuasivo non è un "fatto in sé", ma semplicemente la sua plausibilità. La possibilità cioè che esso possa, almeno in linea teorica, verificarsi. Sembra un'ovvietà, eppure è questo il "motore di ricerca" (tutto interiore) della mia necessità di leggere.

851.1.1 Tutto quello che non è mai "stato" (nel senso di "esistito") - se non nella mente dell'autore - diviene d'improvviso nella mia coscienza "ciò che è" o - meglio - "ciò che potrebbe (anche) essere". La scoperta è a dir poco entusiasmante.

851.1.2 "M'identifico con l'autore", "Mi sembra di sentire ciò che egli sente", "Credo quasi di averlo scritto io", cosa sono questi pensieri se non la consapevolezza che un'ipotesi, una pura e semplice ipotesi si è fatta realtà?

851.2 Non è da poco pensare che la scrittura è un ponte tra ciò che credo e ciò che sento.

851.2.1 Il corollario relativo - nello specifico - potrebbe senz'altro essere: ...un ponte tra ciò che credo e ciò che leggo.

851.3 E' vero anche che occorre liberarsi da un modo di pensare troppo aderente a quello dell'autore. Voglio dire che nel corso della lettura le mie riflessioni ipotetiche potranno prendere strade diverse. La meta potrà essere infine analoga, ma i percorsi dovranno - per forza di cose - cambiare.

851.3.1 Non posso sapere in che modo l'autore arriverà alla meta che io credo di intuire. Né se mai deciderà di arrivarci.

851.3.2 (851.1.3) Potrà capitare che un racconto (o un qualsiasi "tema di finzione") termini in modo del tutto diverso da quello che io avevo auspicato (immaginato?). Il costrutto di cui al punto 851.1 non sarà per questo meno valido.

851.4 In un'opera di finzione la meta - pur chiara fin dall'inizio - potrà risultare preclusa dalle mie aspettative.

851.4.1 Analogamente, nella stessa opera, un'eventuale chiusura "oscura", potrà sembrarmi chiara per l'identico motivo.

851.5 Un'opera di finzione passerà - grazie al lettore - attraverso il nodo scorsoio dell'illusività.

851.5.1 Il lettore sperimenterà - grazie all'opera di finzione - l'esperienza
a-valutativa della realtà.

8 Comments:

  • At 15/9/08 11:48 AM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    Quando leggo …apro la mente al sogno delle parole che seguono i pensieri e subito mi ritrovo.

    Sento dentro il bambino e le sue fantasie … scorro le pagine … mi fermo …sospendo la lettura e lascio vivere i pensieri …. Immagino…

    Pindaro diceva: dammi un oracolo e sarò il tuo profeta.

    I pensieri vengono, sopraggiungono da ‘’un esso pensa’’ cioè sopraggiungono da una dimensione altra che nella poesia greca era dio … ‘’entusiasmano’’ cioè c’è un dio che parla dentro di te . Entusiasmano, cioè arrivano, sopraggiungono…

    Difficile esercizio astrarre per spiegare, raccontare l’origine dei processi cognitivi, quel prendere le giuste distanze dalla realtà che consente la conoscenza , la via che consente di guadagnare un punto di vista obiettivo e universalizzabile.

    Difficile per me… che non leggo Jacques Lacan (Penso dove non sono dunque sono dove non penso.) ma Ungaretti o ’’ Sostiene Pereira”…. Lisbona, agosto del 1938, la solitudine, il sogno ….. . Bravo Tabucchi.

    Quando leggo un racconto apro la mente al sogno delle parole e torno bambino ….mi immedesimo nella storia, accarezzo i personaggi, divento uno di loro o tra loro.

    Però nelle tue riflessioni mi ritrovo facilmente.

    Nb

    E’ bella la giovane donna che legge.

     
  • At 15/9/08 6:53 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie Nino, certe "condivisioni" non posso che far piacere.

    A presto.

    C.

    P.S. Ti sono grata anche per i pensieri in versi - molto ricchi - che hai voluto lasciare in coda al post 848.

     
  • At 15/9/08 10:05 PM, Anonymous Raf said…

    La lettura, per vivere esperienze e percorrere strade
    che mai avremmo avuto modo di incontrare.
    La lettura, per aggiungere e approfondire, per vivere con più leggerezza, ma anche con qualche dubbio e qualche opportunità in più.
    La lettura, per provare ogni giorno di più a vivere ancora.

     
  • At 16/9/08 1:47 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie Raf, mi sono riconosciuta nel tuo commento.

    C.

     
  • At 16/9/08 5:17 PM, Blogger remo bassini said…

    la lettura è sempre un incontro, a volte piacevole, a volte brutale, a volte deludente, anche spiacevole.
    occorre sempre interrogarsi, però: su noi stessi.
    se un libro non ci comunica nulla può non essere colpa del libro, ma nostra.
    parlo per me, è chiaro.
    ma sto amando calvino, per esempio, ora.
    solo ora.
    comunque condivido quel che hai scritto.
    soprattutto il punto uno, giusto che sia il punto uno.
    e buone cose

     
  • At 16/9/08 5:48 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Remo,

    le tue argomentazioni sfondano - qui - una porta aperta. Tu sei orgogliosamente "scrittore" (e anche lettore), io sono - altrettanto orgogliosamente (e unicamente) - "lettrice". Quindi conosco bene i miei limiti rispetto all'opera ed è per questo che (tranne per l'ultimo concetto e il suo corollario, che ben si prestavano ad una possibile generalizzazione) ho sempre rigorosamente usato la prima persona.

    Approfitto del tuo commento per ribadire un mio antico assunto, e cioè il ruolo di parità fra chi scrive e chi legge, nel senso che ogni lettore ha bisogno di chi scrive tanto quanto chi scrive ha bisogno di qualcuno che lo legga; è da tempo che mi batto per questo "riconoscimento".

    Considera dunque che ciò che ho scritto è orientato a questa mia convinzione; assolutamente personale - è ovvio - ma penso degna di essere tenuta in conto.

    Ricambio i buoni auspici.

    C.

     
  • At 19/9/08 9:25 AM, Anonymous sabrinamanca said…

    Mi sembra di poter dire che la plausibilità, e non la realtà, sia anche il motore per tanti scrittori i quali, di fronte alla realtà di un fatto di cronaca, storcono il naso e dicono: questo non va bene, non è verosimile. Questo contrasto fra la verosimiglianza e la realtà che puo' apparire come un paradosso mi ha sempre affascinato.
    Che cosa spinge il lettore a guardare con occhi diversi cio' che è finzione rispetto a cio' che si pretende ispirato a fatti realmente accaduti?
    Lo scrittore sa, dal suo canto, che nulla è vero e che tutto lo è in quanto accade nella sua testa e nel suo romanzo. E del resto che cosa è vero per tutti nello stesso modo? E in quale luogo sta la realtà, dentro o fuori dal nostro pensiero? Tutto è tremendamente arbitrario (per fortuna).

     
  • At 20/9/08 11:52 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sono d'accordo sull'arbitrarietà, cara Sabina, e anche sul fatto che essa sia - tutto sommato - un dato positivo.

    Ti ringrazio per le tue note, come sempre preziose.

    C.

     

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