akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

10 settembre 2008

847. Dal caldo della malinconia (all'acqua da un tronco)



Io non ho scritto in vita mia se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguìto altro che un'ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la quale, in due minuti io formavo il disegno e la distribuzione di tutto il componimento. Fatto questo, soglio sempre aspettare che mi torni un altro momento, e tornandomi (che ordinariamente non succede se non di là a qualche mese), mi pongo allora a comporre, ma con tanta lentezza, che non mi è possibile di terminare una poesia, benché brevissima, in meno di due o tre settimane. Questo è il mio metodo, e se l'ispirazione non mi nasce da sé, più facilmente uscirebbe acqua da un tronco, che un solo verso dal mio cervello.

Giacomo Leopardi
da una lettera al cugino Giuseppe Melchiorri
del 5 marzo 1824

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>>>qui - chi vorrà - potrà leggere quella che, da sempre, considero la poesia perfetta.
Incipit e chiusa impossibili da eguagliare per nitore, potere evocativo e sonorità. Il corpo centrale della lirica è ricco di temi: storici, filosofici, umani, letterari e personali. Su tutto una capacità di analisi dell'uomo, della sua irredimibile difficoltà di collocazione in un mondo palesemente ostile, che fa di Leopardi uno psicologo del profondo ante litteram. E poi, ultimo ma non ultimo, c'è il rapporto amore-vita-ispirazione per il quale non c'è bisogno di tante parole, se non di quelle - come al solito lucidissime - di Giacomo:

Ieri, avendo passata la seconda notte con sonno interrotto e delirante, durarono molto più intensi ch'io non credeva, e poco meno che il giorno innanzi, gli stessi affetti, i quali avendo cominciato a descrivere in versi ieri notte vegliando, continuai per tutto ieri, e ho terminato questa mattina stando in letto. Ieri sera e questa notte c'ho dormito men che pochissimo, mi sono accorto che quella immagine per l'addietro vivissima, specialmente del volto, mi s'andava a poco a poco dileguando, con mio sommo cordoglio, e richiamandola io con grandissimo sforzo, anche perché avrei voluto finire quei versi de' quali ero molto contento, prima d'uscire dal caldo della malinconia...

da Memorie del primo amore

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7 Comments:

  • At 10/9/08 5:32 AM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    perché la palma della poesia perfetta a "La sera del dì di festa" e non a "L'infinito", come pare essere, invece, pressoché universale sentire anche presso coloro che non sono particolari estimatori del Leopardi?

     
  • At 10/9/08 8:05 AM, Anonymous mariagrazia said…

    io sono d'accordo sulla "sera del dì di festa", è di una bellezza che lascia senza fiato.
    c'è scritta tutta la vita.

     
  • At 10/9/08 11:28 AM, Anonymous draculia said…

    O.T Scusa il fuori argomento Clelia cara, ma son troppo curiosa di sapere cosa pensi dell'esperimento in corso oggi al CERN.Non capisco un tubo di fisica, ma la vicenda mi appassiona molto...
    un abbraccio

     
  • At 10/9/08 11:47 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Lapidarius, e perché non a "Le ricordanze", o al "Sabato del villaggio" o al "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia", ecc.?
    Il fatto è che con Leopardi si naviga su piani eccelsi e la scelta della poesia perfetta assume dunque toni spiccatamente personali. Per altri poeti - senza loro nulla togliere - è assai più semplice.
    Quindi, per quanto riguarda i miei motivi, mi rifaccio in prima istanza a quelli enumerati nel post e poi, principalmente, a quello indicato sapientemente da Mariagrazia, che saluto con affetto.

    "C'è scritta tutta la vita", ecco, è questo il motivo perfetto.

    Cristina, ne penso tutto il bene possibile e qui, pur vivendo io del tutto ai margini, si percepisce l'aria "elettrica", se mi passi il termine. L'esperimento in sé, nonostante tutte le amenità che ho letto sui giornali e sui blog (che sull'argomento non si sono questa volta discostati molto da una certa ovvietà che di solito è propria della stampa propriamente detta), è di fondamentale importanza, perché aiuterà i ricercatori ad avere le idee più chiare su alcuni processi fondamentali che stanno alla base della formazione dell'universo così come lo conosciamo, in special modo su quali siano i primi momenti cruciali che hanno portato alla formazione dell'enorme quantità di massa che ha generato tutti i corpi celesti.
    Viste le capacità e il modo serio in cui sono soliti lavorare al CERN (ente sovranazionale così lontano dalle contumelie politico-religiose che affliggono certi stati) non ho dubbi sul buon esito finale dell'esperimento.

    Ciao.

    C.

     
  • At 10/9/08 1:29 PM, Blogger Lapidarius said…

    Volevo fare sommessamente presente a Draculia - sul cui blog non riesco a scrivere a causa di una applet perniciosa che mi blocca Firefox non appena tento di accedervi - che quello di oggi non è in realtà un esperimento, ma niente più che un collaudo.

    Nessuna collisione di adroni è infatti prevista quest'oggi, ma soltanto una prova di collimazione dei fasci di particelle che, in momenti differenti, verranno inviati nell'acceleratore prima in un senso e quindi nel senso opposto, per vedere se gli apparati funzionano come previsto.

     
  • At 11/9/08 10:37 PM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    Leggeva le poesie di Leopardi, la nonna, e raccontava della luna:

    Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
    Silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai,
    Contemplando i deserti; indi ti posi.

    Raccontava di Silvia e… il colle, quell’ermo colle che immaginavo salire lieve fino alla nuvola d’argento che frequentava i miei sogni.
    La vedevo correre, la nuvola. La vedevo aggiungersi ad altre e poi scomparire.. sotto il sole del mezzogiorno: immaginavo la siepe.
    E dicevo ‘’Nonna … raccontami il mare !’’
    Poi la nonna è andata , un giorno di giugno ed io ho preso ad ascoltare il silenzio.
    L’infinito dolce silenzio di ricordi lontani..

     
  • At 11/9/08 11:00 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Nino, e grazie per i tuoi ricordi.

    C.

     

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