akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

04 settembre 2008

843. Lettere dalla zona interdetta [XI] - Il gioco del rimpianto



Se decidi di essere sincera vivrai male e invecchierai sola.
Così mi scrivi su carta azzurrina pensieri leggeri e irricevibili, bel ragazzo dagli occhi verdi che mi perdesti quando ancora non mi ero trovata.
Fui per qualche tempo il tuo porto tutt'altro che tranquillo, quando tornavi da quei mondi lontanissimi che visitavi non muovendoti mai dalla tua bella casa bianca a mezza costa. 
Avevamo un solo vezzo (che ci riusciva benissimo): annusare le tempeste e scansarle abilmente.
Tutte, tranne l'ultima, che ci travolse e separò.

Non so come hai avuto il mio indirizzo, né cosa ti abbia spinto a scrivermi queste quattro righe immotivate dopo così tanto tempo. Sai bene che non guardo mai al passato, se non a quello ormai disabitato, quindi ho ben poco da risponderti, ma ci provo.
Ricordi male i miei silenzi, erano - e sono - ben più lunghi di una sera. Le poltrone di vimini mi hanno seguita, sì, e il prato è sempre ben curato. Da tempo immemore non ho più "vicini" e i quattro lati dei luoghi che ho abitato sono sempre stati - e sono - ben lontani da altri "respiranti" (vedi che rammento?). Non invidio per nulla i tuoi sonni scarsi sotto cieli australi e, sì, anch'io ho lasciato il "luogo" non senza, prima, averne perduto il tempo del sogno e del bisogno.
Ho giurato a me stessa di non più tornarvi e, come ricorderai, le mie promesse sono ben più ferree delle tue, mio bel ragazzo dagli occhi verdi che forse hai perso un po' di smalto al tavolo da gioco del rimpianto.
Un compare pessimo, che tu chiami maestro e io impostore.
Ora ti lascio lì dov'eri, nel mai che ormai è passato
E che non torna.

°

X - IX - VIII - VII - VI - V - IV - III - II - I


6 Comments:

  • At 4/9/08 8:29 PM, Anonymous ....... said…

    Amica mia
    quanto grande puo' esser stato un dolore per mai, forse, perdonare?

    E se il rimpianto fosse autentico?
    Certo.. potrebbe...
    O potrebbe persino apparire, ora, troppo comodo

    E se ci fosse ancora..sentimento?
    Tuo. Suo.
    ?

    Perché fermarsi?

    (Sentimento.
    E, ti prego, non parlarmi di "gratificazioni" bio-psicologiche. Oppure.. pur sapendolo.. fai finta di non saperlo. Fai finta che non sia la verità e neanche che sia una probabile verità. Puoi non crederci?)

    Ma se oltre tutto questo..
    non ti volgessi a quel passato morto, ma che pure t'inganna, perché non è affatto morto
    in quanto già il ricordarlo appena lo riporta in vita..

    se.. dico.. non guardassi piu' fuori, o altri, in quello stesso passato od in ogni tempo...
    cosa vedresti, semplicemente, unicamente, solamente, dentro di te?

    E qui... i "se" sono concessi...
    essendo fuori dalle catene temporali del già avvenuto e sorgenti in nuce... ora. E schiudenti le infinità possibilità del futuro.








    Caotico scrivere
    e forse ho scritto troppo
    (pur scrivendo poco)






    Un caro saluto




    M.

     
  • At 4/9/08 8:31 PM, Anonymous Anonimo said…

    ec: infinite

     
  • At 5/9/08 7:08 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Gentile Clelia, a proposito di vita perduta mentre la si vive, ho scritto su "Leggere e scrivere" un "posticino" sulla solitudine di Paolo Giordano, credo sia gradevole, eccolo (ciao):

    Giordano andava con gli amici a ballottolare davanti al palco degli Skunk Anansie, fumigava, si agitava come le molecole di un gas instabile e partecipava alle mode dei giovani, tra le quali quella di sentirsi al centro del mondo con una canzone, con una battuta, col sorprendere una bella torinese citando David Foster Wallace.

    Non gli importava un fico secco se alla sua età Thomas Mann aveva pubblicato i Buddenbrook.

    Oggi è costretto a sfornare articoli per il Corriere, belli ma controllati come un gas stabile, rispondere ad interviste durante i festival letterari, sorseggiare dalla bottiglia Lo Strega davanti alle telecamere, tratteggiare un suo profilo, vederlo stampato sul giornale e non riconoscersi per niente in quello che ha scritto, vorrebbe cambiare qualche riga ma eccolo invitato ad un programma televisivo in cui si parla del suo fascino di scrittore giovane dalla barba incolta, lo si accosta a Flaiano ed eccolo di nuovo e più affannato in biblioteca per documentarsi e rispondere alla stampa sulle differenze tra Giordano e Flaiano, sta per dire che non si riconosce appieno in Flaiano ma nel frattempo lo hanno già accostato a Moravia ed eccolo – porcaccia ..! - rientrare in biblioteca a studiare Moravia quando aveva appena progettato una vacanza in Andalusia senza libri, senza giornalisti, senza conoscenti, senza numeri primi, senza tuttoooooo !!!

    Medita di dare in beneficenza parte degli introiti tanto per non dover risultare antipatico ai “cantori della gavetta”, vorrebbe sparire come fece Majorana, non si fida più delle sue amiche adulanti che lo trattano spudoratamente sopra le righe, “Giordi qui, Giordi là”, comincia a pensare che avrebbe dovuto fare come Elias Canetti, posticipare la fama, il Nome - con un gioco da equilibrista - almeno fino ai 70 anni.

    Torna a leggere un pensiero lampo di Canetti in cui lo scrittore si lamentava come si sarebbe lamentato lui, perché non si può essere e diventare se stessi, al di là di chi si è frequentato, degli amici, dei parenti, dall’aver vissuto a Torino, dall’aver frequentato la scuola Holden, l’università di fisica, la Mondadori, l’Italia.

    Ora Giordano è un Nome e vai a far capire che avrebbe voluto essere uno che scrive, immagina, e se ne sta per i fatti suoi.

     
  • At 5/9/08 7:20 PM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    nonostante non possa figurarmi in che consistano le misure di interdizione in funzione attorno al luogo dal quale scrivi il tuo epistolario (me ne viene in mente uno spettro variegato - ma per forza di cose incompleto e in ogni caso congetturale - che va dal dispiego di cani da guardia al geofencing) devo dire comunque dire che la prosa d'arte con cui hai replicato all'ignoto corrispondente (cioè ignoto a noi naturalmente), ha già di per sé un'efficacia interdittiva (su di me, perlomeno, ne fossi il destinatario, avrebbe l'effetto di un manrovescio assestato per bene).

    Si ignora di preciso che cosa in quei pensieri 'leggeri e irricevibili' - a parte il poco originale anatema che hai trascritto in epigrafe - ti abbia condotto a una risposta in cui c'è decisamente meno della tua consueta dolcezza, ma mi pare, leggendo le altre lettere dell'epistolario, che sia nelle risposte acuminate che dai il tuo meglio, sia nella generale confezione retorica (qui curatissima) che concettuale.

     
  • At 5/9/08 9:42 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Massimo caro, non c'era e non c'è nulla da perdonare (i sentimenti poi, in questo specifico caso, sono del tutto fuori luogo).

    Quanto al passato non cambio idea: non lo dimentico, ma non lo rivivo.
    Per questo ritengo che i rimpianti lascino il tempo che trovano. In tutti i sensi.

    °

    Domenico, grazie della (lunga) citazione.
    Forse ho pessimi gusti letterari, però resto dell'idea che "La solitudine dei numeri primi" sia un ottimo libro.

    °

    Lapidarius, in passato qualcun altro (non in queste pagine, ma nella vita precedente) mi ha fatto notare quello che scrivi nella chiusa del tuo commento.

    E' per questo, per non indurmi in tentazione, che tendo a spuntare le lance e a usare daghe di legno (come nelle benemerite scuole gladiatorie).
    A volte però sogno l'arena...

    Stammi bene.

    C.

     
  • At 6/9/08 1:36 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia, non intendevo esprimermi sul libro ma sul sistema delle relazioni pubblicitarie, che Kundera chiama imagologia. Il libro non l'ho letto, Giordano mi è simpatico e, per carità, non volevo fare polemiche sul caso letterario; sono troppo vecchio (39anni) per le polemiche. Ciao e buona giornata.

     

Posta un commento

<< Home