akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

01 settembre 2008

840. In cammino verso la fine del tempo [2]



E' difficile dire se sia più suggestiva o attendibile la congettura etimologica che fa derivare chronos dalla stessa radice del verbo krinein, che significa "dividere", "separare": da cui proverrebbe tanto il sostantivo greco krisis, indicante l'atto del "discernimento", del "giudizio", quanto il latino discrimen, "decisione/divisione". Allo stato attuale delle ricerche l'etimo del termine appare oltremodo incerto. E' sintomatico tuttavia che anche l'ipotesi - avanzata da Van Windekens - di una derivazione dal verbo keiro (= tagliare) finisca per ricondurlo alla famiglia semantica della "cesura". Questo significato riposto consentirebbe, in effetti, di gettar luce sia sulla concezione platonica, sia su quella aristotelica del tempo.

Giacomo Marramao
da Kairós
Apologia del tempo debito


°

Giorno che nasci, colmo di rugiada,
così chiaro nell'anima e nei cieli,
tutto questo splendore che si posa
ovunque come una carezza
limpido a noi sarà di tenerezza.
La sera che l'aria fluida ha traversato
ne colmerà l'umido prato.
Ma prima ancora che la notte scenda,
e in mezzo a noi calma si stenda,
o giorno, come sarai sporcato!

Ogni minuto, giorno che trascorri!
Quando fugge con un volo muto
dietro di sé lascia una vergogna
che raccoglie l'istante nascente.
Ovunque una bocca appena spalancata
d'un fiato viene a offuscare
i giorni e le dolci stagioni
di chi fino a ieri visse senza pianto
ed ora ha soltanto ansie,
vana fatica, miseria e prigioni...

Perché ferisci con la tua aurora
gli occhi dei vinti, giorno morto appena nato?
Essi son stanchi di vedere ancora
un sole che brilla condannato.
Il giorno morto è lungo assai per un vivente.
L'alba comanda di seguirne amaramente
senza esitare la corsa spaventosa.
Il cuore, le ginocchia vengono a mancare.
Pertanto eretti è necessario andare
là dove l'anima non osa.


Simone Weil
da Poesie
[versione dal francese di Roberto Carifi]

---> [1] <---

10 Comments:

  • At 1/9/08 10:22 AM, Blogger Kerub said…

    cara Clelia,

    aggiungo oggi, alla consueta lettura dei tuoi scritti, un commento per riportare alcune riflessioni del Prof. Semerano sull'etimologia di Kronos.

    Semerano pensa a una derivazione dall'aramaico Qarnu; quindi il "dotato di corna", il "coronato", il "potente", il "capo".

    in qualche modo però anche la radice KRN richiama anche: "il signore oscuro", il "tenebroso", l'"ombroso", il "celato".

    Un dio potente ma dal carattere Saturnino, insomma.

    Un saluto.

     
  • At 1/9/08 12:36 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Kerub, voglio aggiungere qualche altro dettaglio utile a quanto tu hai opportunamente ricordato; quelle che seguono sono annotazioni in margine al brano del prof. Marramao che ho citato nel post.

    Secondo Pierre Chantraine (Dictionnaire étymologique de la langue grecque IV/2, Paris, 1980, pp. 1277b-78a) l'etimologia di chronos è tutt'ora incerta. Mentre sia in Boisacq, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, étudiée dans ses rapports avec les autres langues indoeuropéennes, Heidelberg-Paris, 1923, p. 1071-72., sia nel più recente H. Frisk (Griechisches etymologisches Wörterbuch, II, Heidelberg 1970, p. 1122) troviamo - sia pure cone le dovute cautele - un rinvio alla radice indoeuropea *gher ("passare con forza" o anche "lacerare"). Sempre Frisk, inoltre, giudica attendibile l'ipotesi avanzata da E.R. Curtius, di una connessione con chortos, che conferirebbe a chronos il significato di "unfassende Zeitgrenze" (interpretazione che ci riporterebbe in un ambito strettamente greco, mi pare).

    Grazie per il prezioso intervento.

    C.

     
  • At 1/9/08 1:48 PM, Blogger Kerub said…

    Cara Clelia,

    completo al volo la riflessione di Semerano che per il più ambiguo chronos rimanda all'accadico "harranu"=percorso, orbita, riferibile al celeste movimento degli astri.

    grazie a te per le belle letture.

    p.s. confesso di essere reduce dalla prima lettura del Mulino di Amleto e di vedere solo influenze sumeriche su ogni altra civiltà.

     
  • At 1/9/08 1:51 PM, Blogger Lapidarius said…

    Farei rilevare, in una nota a margine della pregevole sintesi di Clelia qui sopra, che l'ipotetica radice proto-indoeuropea *gher è anche solo 'passare' o meglio 'trapassare', e che quest'ultimo verbo italiano pare conservare - curiosamente - sia il significato correlato alla penetrazione a forza sia il significato di decorso temporale.

    L'interpretazione che chiama in causa invece un'etimologia correlata a χόρτος/hortus/orto, corte mi pare invece a rischio di essere paretimologica: il razionale soggiacente sarebbe che la medesima radice proto-indoeuropea *gher è correlata a anche a χόρτος/hortus, ma poiché le radici protoindoeuropee sono ricostruite a ritroso con un processo congetturale, siamo a rischio - a differenza del caso precedente in cui la correlazione tra tempo e passaggio pare sopravvivere anche nella semantica odierna a prescindere dalla sopravvivenza della radice - di trovarci dinanzi ad una mera coincidenza omofonica.

     
  • At 1/9/08 2:06 PM, Blogger Lapidarius said…

    P.S.

    Relativamente alla menzione fatta da kerub dell'opera di Semeraro, non credo si possa sottacere il fatto che il rigetto totale da parte di questo studioso recentemente scomparso dell'intero corpus di evidenze linguistiche che ha portato alla genesi dello studio glottologico sistematico delle lingue indoeuropee - e la sua singolare insistenza, al contrario, su asseriti etimi semitico/caldei dei vocaboli greci e latini - pare ad assai pochi sostanziata da una qualche sostenibilità, ed ai più, invece, il frutto di procedimenti interpretativi incondivisibili.

     
  • At 1/9/08 2:27 PM, Blogger Lapidarius said…

    P.S.2.
    Quanto a Marramao, che si chiede "se sia più suggestiva o attendibile la congettura etimologica che fa derivare chronos dalla stessa radice del verbo krinein aggiungendo che "[...] è sintomatico tuttavia che anche l'ipotesi - avanzata da Van Windekens - di una derivazione dal verbo keiro", verrebbe da domandarsi quale attendibilità abbia allora la derivazione di 'krino' dai più accettata dalla radice protoindoeuropea *(s)q'werei, che oltreché in discrimen sopravvive quasi intatta nell'italiano sceverare, e che non pare avere nessi con *gher.

    Ancor più avventurosa, poi, mi pare l'ipotesi di correlazioni con 'keiro', la cui radice protoindoeuropea accettata *(s)qer è ulteriormente differente dalle precedenti e comunque confermata dalla radice sanscrita 'kr' come in 'krnati' (tagliare, ferire).

     
  • At 1/9/08 4:51 PM, Blogger Kerub said…

    in breve risposta a Lapidarius:

    non ho abbastanza competenza sulle liste dei sostenitori o avversari delle teorie di Semerano per aggiungere o togliere qualcosa ai tuoi p.s.

    saluto tutti con i collegamenti di Wikipedia su Semerano e sulla (accesa) discussione circa la pagina sull'indoeuropeo:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Semerano_(filologo)#Dibattito_critico

    http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Indoeuropeo

     
  • At 1/9/08 6:49 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Forse su Semerano Lapidarius ha ragione, ma credo che lo studioso abbia comunque contribuito non poco - con le sue "interpretazioni" - a smuovere certe acque che erano stagnanti da un bel po'.

    C'è da dire poi che sul tema in questione il ventaglio ermeneutico mi pare abbastanza ampio, e - come abbiamo visto - non credo vi siano certezze indubitabili nemmeno altrove.

    C.

     
  • At 1/9/08 7:50 PM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    ancorché dal punto di vista strettamente scientifico abbiano scarso merito, non voglio affermare invece che le paretimologie non abbiamo forza di suggestione spesso notevole ed in particolare, a mio sentire, quelle che si devono agli antichi stessi.

    Quelle dei contemporanei mi paiono invece - ma ammetto di essere un po' prevenuto - meno giustificabili, benché talora non del tutto prive di interesse.

     
  • At 13/9/08 9:19 AM, Anonymous Anonimo said…

    Il vostro è un linguaggio molto dotto ed io non so, adesso, se posso intromettermi con i miei ingressi. Non conosco il greco antico e di quello moderno ricordo le frasi che una giovane donna greca mi insegnò a Zurigo... quando io stesso ero giovane e giocavo al calcio. Ognuno ha i suoi insegnanti, evidentemente.
    Frequentare il tuo Blog è bellissimo. Sono un '60enne, giovanissimo dentro, un po filosofo , molto poeta per il mio piacere. Frequentare il tuo blog significa anche trovare spunti per scrivere... ho letto Laborit, il libro che mi hai consigliato, E' da rileggere e meditare, confrontare con il tanto vissuto. Ho scritto, seguendo l'esempio di Laborit, una bozza del mio autoritratto. Nulla di impegnativo ma, dal testo o poi estrapolato la ''musica'' cioe una poesia che in parte, mi sembra di ricordare, già conosci e che ora sottopongo al tuo giudizio.
    In verità, a proposito di consigli, preziosi restano quelli di Rainer Maria Rilke ad un giovane poeta ...
    Grazie per avermi ascoltato, Nino

    ps

    ( continuo a seguire il tuo blog... cerco di restare in silenzio ma.. non mi riesce. Scusami !)
    -----------------------

    Premessa

    Per me è poesia ! proseggiata come nei testi, alcuni, di Eliot ma pur sempre poesia. Non proprio Eliot, naturalmente !
    Ne sono talmente convinto che decido di pubblicarla. Per il mio piacere…il vostro, non so.
    Potrei mettere ordine al testo … modificare il singolo rigo con un andare a capo ‘’intelligente’’. (potrei farlo, che dite ? vediamo come viene)
    In verità a me piace così: una prosa/ poesia estrapolata dal mio ‘’ Autoritratto’’.
    Si tratta di un testo ‘’sorgente ‘’… una sperimentazione che forse avrà un seguito, credo ...

    ***

    Domani o domani dopo


    Partirò domani o domani dopo, alla ‘’deriva’’,
    in cerca di un refolo di vento.
    Pensieri incartati, deboli, raccolgono la sera:
    questa sera immobile avvolta nel silenzio…..
    il sartiame non regge l’albero’’

    E’ stato, il mio, un andare di terre in terre;
    un andare fatto di salite e discese ,
    di rare ombrose pianure, deserto.
    Un andare in cerca della terra che non c’è
    che poi è l’orizzonte dei giorni che si succedono,
    inarrestabili.

    Albe e tramonti;
    giorni che muoiono per risorgere sempre nuovi…
    bellissimi !

    La bellezza ?!
    cercare tutto ciò che è vero, che è giusto,
    cercare la bellezza per amare.
    Ecco, l’amore è la grande sfida.

    Il sartiame della mia imbarcazione
    provato dalle tempeste non regge l’albero e
    la vela, strappata dal vento degli oceani
    richiede cure.

    Riprenderò il viaggio domani o domani dopo,
    alla ‘’deriva’’, in cerca di un refolo di vento.

    Userò la scassa …...
    andrò via con la randa e il fiocco
    verso l’ultimo orizzonte
    in cerca della terra che non c’è …
    ma irraggiungibile c’è ….
    la verità, la giustizia, la bellezza,
    l’amore per la gente e le cose.

    Andrò in cerca della Terra promessa...
    un luogo irraggiungibile,
    sempre all'orizzonte degli anni che passano.

    Per uno che crede e riesce ad attendere,
    la terra è davanti,oltre il deserto dei giorni,
    delle rare pianure, delle salite e delle discese.
    E' davanti,
    lungo la linea dell'ultimo irraggiungibile orizzonte.

    ------------------

    E' un testo molto biografico e riguarda anche il presente. A breve torno in ospedale per un intervento ... così vanno i giorni.
    Grazie per avermi ascoltato

    GS Nino

     

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