akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

31 agosto 2008

839. In cammino verso la fine del tempo



Nel breve saggio "La fine di tutte le cose" il concetto del tempo subisce due modificazioni importanti. Anzitutto Kant introduce, relativamente all'esistenza morale dell'uomo, il concetto di durata, grandezza che non può essere in alcun modo confrontata col tempo empirico, ma che deve essere nondimeno determinata in qualche modo come grandezza temporale. In secondo luogo, il tempo empirico viene collegato con la realtà in un modo interamente nuovo, nel senso cioè che la sua cessazione significherebbe la fine di tutte le cose in quanto oggetto dei sensi, e l'annientamento della stessa esistenza umana: per un essere che non può diventare consapevole della propria esistenza e della sua grandezza (come durata) se non nel tempo, una vita siffatta [senza cambiamento, dunque fuori del tempo]... dovrà apparire equivalente all'annientamento: poiché per trasferirsi mentalmente in un simile stato esso deve nondimeno pensare qualcosa, ma il pensiero contiene un atto di riflessione che può avvenire soltanto nel tempo. Emerge qui, molto più radicalmente che nello schematismo della critica della ragione, la determinazione del tempo come a priori concreto di ogni pensiero e dell'intera esistenza umana, di un tempo che sarebbe condizione di possibilità dello stesso tempo trascendentale, e che di conseguenza è ancora antecedente a quest'ultimo.

Herbert Marcuse
da Marxismo e rivoluzione
ed. Einaudi, 1975
[I corsivi sono miei]

°

Per trovare la ragione di un verbo
perché ancora davvero non è tempo
e non sappiamo se accorrere o fuggire.

Fai sera come fosse dicembre
sulle casse innalzate sul cuneo del trasloco
dai forma al buio
mentre il cibo s'infiamma alla parete.

Queste sono le notti di pace occidentale
nei loro raggi vola l'angustia delle biografie
gli acini scuri dei ritratti, i cartigli dei nomi.

Ci difende di lato un'altra quiete
come un peso marino nella iuta
piegato a lungo, con disperazione.


Antonella Anedda
da Notti di pace occidentale

7 Comments:

  • At 31/8/08 11:02 PM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    probabilmente esco dal tema della tua ricerca …. Provo ad attualizzare…

    ***

    Marcuse riporta alla mente il ’68,… l’immaginazione al potere, il rifiuto dei modelli di vita vigenti, … la filosofia che apre all’immaginazione …Posso dire : ‘’io c’ero’’ . A modo mio ma c’ero.
    Ricordo l’invasione della Cecoslovacchia… le truppe dell'Unione Sovietica che invadevano la Cecoslovacchia governata dal riformista Alexander Dubcek: finiva così la Primavera di Praga, una stagione di riforme che cercava di creare un "socialismo dal volto umano". Ricordo soprattutto Jan Palak il giovane studente che per protesta si diede fuoco davanti alle truppe sovietiche.
    Rocordo la protesta degli studenti americani contro la guerra del Vietnam, la battaglia per i diritti civili …e il rifiuto radicale ai principi della società del capitalista, la controcultura
    .Ernesto Guevara detto "Che", l’assassinio, a Memphis di Martin Luther King ( I have a dream)L’assassinio di Bob Kennedy , le canzoni dei Beatles, la battaglia di Valle Giulia, a Roma.
    Ricordo la poesia di Pier Paolo Pasolini, :"Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri"……"Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri"
    C’era una volontà di cambiamento radicale, il rifiuto di ogni forma repressiva ovvero una società più autentica, veramente libera, dominata dalla fantasia e dall'arte come dimensione fondamentale di ogni forma di convivenza.
    Non ci siamo fatti mancare nulla nel 1968 ma io, come Pasolini ero dalla parte dei figli dei poveri anche se quelli ricchi avevano ragione.
    Non è l’argomento di questa sera. Stasera parliamo della fine di tutte delle cose: la fine stessa dell’immaginazione, quindi.
    Secondo il filosofo e antropologo francese René Girard ‘’ i capri epiatori sono finiti: o scegliamo la non violenza oppure la guerra nucleare, il terrorismo, i disastri ambientali generati dall’uomo finiranno per distruggerci’’
    ‘’Kant conduce l'ambizioso progetto filosofico di "tradurre le dichiarazioni metafisiche dell'escatologia cristiana in una sorta di escatologia trascendentale".
    ‘’Per Kant l'antica profezia apocalittica di San Giovanni prefigura, in simboli e immagini, il limite estremo della stessa attività del pensare, delineando la struttura paradossale di un "concetto con cui, al tempo stesso, l'intelletto ci abbandona e, addirittura, ha fine ogni pensiero’’
    Per Renè Girard ‘’ oggi la verità è esplosiva ……e i testi cristiani , in particolare i testi apocalittici si adattano in maniera impressionante alla realtà attuale ovvero alla confusione tra i cataclismi generati dalla natura e i disastri causati dagli uomini, una confusione tra il naturale e l’artificiale. ( è di queste ore l’allarme Uragano Gustav che si dirige minaccioso verso le coste Usa)
    Non vogliamo vedere le nostre responsabilità nelle minacce e nelle possibilità di distruzione che pesano su di noi… non ci fa comodo…
    La nostra civiltà è più creatrice e potente che mai, ma anche più fragile e più minacciata poiché non dispone più della protezione del ‘’religioso arcaico’’( Il sacrificio violento di un capro espiatorio)
    Secondo Girard stiamo arrivando a un mondo in cui ci troveremo posti davanti all’alternativa cristiana. Il regno di Dio o la distruzione totale, la riconciliazione o niente.
    Gli uomini cercano scappatoie per non vedere ciò che è loro imposto, per non essere pacifici, per non incontrare l’altro. Il cristianesimo, Secondo Girard , è l’unica utopia che dica la verità su questa situazione. O gli uomini la realizzeranno rinunciando alla violenza o si autodistruggeranno. Sarà la violenza assoluta oppure la pace…
    Il buffo di tutto questo è che il futuro è in mano alla mia generazione, a quella generazione che nel 1968 saliva sulle barricate per portare l’immaginazione al potere.
    Bella la poesia.

     
  • At 31/8/08 11:58 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sì, Nino, direi che il tuo commento esula un po' dal titolo e dal tema "ideale" del post, ma non importa, se per te il solo nome di Marcuse è stato tanto evocativo, è bene che ne sia conseguito un lungo e articolato commento storico-politico-sociologico con cui in larga parte non sono d'accordo (per esempio non dimenticherei che Kant è colui che ha efficacemente demolito la "prova ontologica" dell'esistenza di dio; oppure sottolinerei il fatto che avallando certi atteggiamenti polizieschi si arriva dritti alla scuola Diaz e a Bolzaneto), ma sul quale però non ho alcuna intenzione di aprire un dibattito (oltretutto sarei in difficoltà nel farlo con competenza, visto che nel 1968 io non ero nemmeno nata...).

    Grazie e a presto.

    C.

     
  • At 1/9/08 12:38 AM, Blogger Lapidarius said…

    Clelia ha scritto:
    [...] oltretutto sarei in difficoltà nel farlo con competenza, visto che nel 1968 io non ero nemmeno nata...

    Beh, cara Clelia, mi pare indubitabile - e sono sicuro che anche Nino sarà d'accordo - che tu sia in grado di trattare e dibattere con competenza argomenti e circostanze anche assai anteriori alla tua nascita e cui non hai preso parte.
    Del resto, la conoscenza e la comprensione di un accadimento ottenuta attraverso i metodi della ricerca storica è non di rado - e in ispecie per la storia contemporanea - superiore a quella che in genere e nella media hanno i contemporanei all'epoca dei fatti.

     
  • At 1/9/08 12:51 AM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    Gli atteggiamenti polizieschi e il '68 ovvero la poesia di P.P.Pasolini vivono in contesti diversi. Nussun uomo civile può giustificare quanto è accaduto alla scuola Diaz.
    Nel 1968 preparavo la maturità liceale come studente lavoratore (Sob!) e nessuno mi ha regalato nulla. .. Avevo 100 e più ragioni per desiderare un mondo diverso. Ragioni concrete, direi.

    Kant e l'inconsistenza della prova ontologica ?....Che so io le prove ontologiche sono ancora oggetto di studio. Nulla di definitivo è stato detto.
    Nemmeno intorno alla fine di tutte le cose è stata detta l'ultima parola.
    E tutto continua a trovare fondamento nella ''violenza''
    Il '68 ? è importante, a mio avviso, per capire il presente.

    A Kant e ai filosofi preferisco Ungaretti. Idea mia, nturalmente
    Grazie per avermi ascoltato ... ciao, GSN

     
  • At 1/9/08 1:29 AM, Blogger Lapidarius said…

    P.S.
    Il razionale su cui poggia quanto ho scritto sopra è che la conoscenza dei fatti è perlopiù mediata, così come per i posteri, anche per i contemporanei: con la differenza (in peggio) per questi ultimi, che la loro informazione quotidiana è nella gran parte proveniente dalle fonti industria dell'informazione, che per motivi economici, ideologici o anche solo per la mera carenza di tempo non vuole o non può presentare i fatti con il rigore ed il distacco che ci si attende dall'impiego degli strumenti della ricerca storica (la quale può essere pur essa piegata a distorsioni ideologiche, naturalmente, ma si può speranzosamente postulare che queste possano mitigarsi con il passare del tempo).

    Ad esempio, motivi anagrafici mi hanno escluso, analogamente a Clelia, da qualunque cognizione diretta degli avvenimenti del 1968 (diretta sia nel senso di appresa dai media dell'epoca, sia - tantomeno ovviamente - dalla partecipazione a quegli eventi). Eppure, continuando l'esempio, gli avvenimenti del cosiddetto "maggio francese" del 1968, di cui ho potuto soltanto leggere come postero, mi sono - a personale percezione - più chiari nel loro svolgersi di quanto lo siano quelli dell'estate 2001 a Genova, e tutto ciò nonostante io sia non solo un contemporaneo di questi ultimi fatti, ma anche a dispetto del fatto che io sia stato proprio a Genova durante quei fatti medesimi, e benché abbia una apprezzabile familiarità con i luoghi in cui sono accaduti (senz'altro superiore, tra l'altro, a quella posseduta sia dalla media dei manifestanti che delle forze di polizia).

     
  • At 1/9/08 2:51 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Lapidarius, ovviamente. Solo che Nino ha scritto espressamente "io c'ero" e questo - secondo me - vale più di ogni "esperienza mediata".

    Nino i commenti sono aperti, scrivi quando e quanto vuoi e, soprattutto, quello che vuoi.

    Un saluto a entrambi.

    C.

     
  • At 1/9/08 12:00 PM, Anonymous Anonimo said…

    D’accordo con Lapidarius, sono d’accordo con Cleia, escluso Kant. … credo.
    Io c’ero, significa che vivevo ; che quelli sono i miei anni , bellissimi . C’ero a modo mio. E’ lungo da raccontare e non interessa nessuno.

    Nel 1973/74 P.P.Pasolini scriveva sul Corriere della Sera ‘’ Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe ( e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a
    sistema di protezione del potere)…. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi
    mesi del 1974.
    Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le
    disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e
    stragi) di sui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."

    Entro nel silenzio, piano piano esco di scena. Prendo posto all’ultimo banco. Clelia è eccezionale …. non lascio la classe. E’ un piacere ascoltare. Proverò a seguire le lezioni senza dissentire, in umiltà… in silenzio.
    GSN

     

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