akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

30 agosto 2008

838. Di libri e lettori [7] Tusitala



- Non ho mai letto un libro così empio - disse il lettore buttandolo sul pavimento.
- Non c'è bisogno di farmi del male - disse il libro, - ti daranno di meno quando mi rivenderai; e non mi sono scritto da me. -
- Questo è vero - disse il lettore. - Io ce l'ho con l'autore. -
- Ah, bene - disse il libro, - non c'era bisogno che tu comprassi le sue tirate.
- Giusto - disse il lettore. - Ma credevo fosse uno scrittore più allegro. -
- A me pare che lo sia - disse il libro.
- Devi esser fatto diversamente da me - disse il lettore.
- Lascia che ti racconti una favola - disse il libro. - Due uomini fecero naufragio su un'isola deserta; uno di essi finse d'essere a casa sua, l'altro ammise... -
- Oh, conosco le vostre favole - disse il lettore. - Morirono tutti e due. -
- Proprio cosi - disse il libro. - Senza dubbio. E anche tutti gli altri. -
- Questo è vero - disse il lettore. - Andiamo un po' più avanti per questa volta. E quando furono tutti morti? -
- Furono nelle mani di Dio, proprio come prima - disse il libro.
- Non c'è gran che da vantarsi, a quanto dici - esclamò il lettore.
- Chi è empio, adesso? - disse il libro.
E il lettore lo gettò nel fuoco.

Robert Stevenson
da Il lettore

° 

Da bambino, al tempo della guerra di Crimea, qualcuno gli donò una sciabola di latta, e quando il padre la disprezzò, egli uscì in questa frase: - Ti dico che la spada è d'oro e il fodero d'argento...-. Tale atteggiamento, che forse parecchi altri bambini avrebbero assunto, dovette protrarsi in lui per tutta la vita: viveva nel mondo della favola, come don Chisciotte. Egli giocò "al re" fino all'ultimo, e si può star sicuri che nessun bambino fu mai tanto convinto della sua parte come Tusitala (il nome polinesiano per "narratore di storie" che gli avevano dato) nel suo piccolo regno di Samoa.

Mario Praz
Realismo irreale di Stevenson
in "Studi e svaghi inglesi"
ed. Garzanti, 1983

6 Comments:

  • At 30/8/08 1:27 PM, Blogger Giuliano said…

    Stevenson è l'unico scrittore di cui ci si possa davvero innamorare: in senso fisico, come direbbe Benigni. Scrive così bene che vien voglia di abbracciarlo: non so come fosse di persona, ma non mi meraviglia che anche alle Samoa gli abbiano voluto bene.

     
  • At 30/8/08 1:50 PM, Anonymous Anonimo said…

    Posso fare un complimento a Giuliano per il suo commento così affettuoso, vero e semplicemnte ben scritto? Si sente quanto ami i libri e i Grandi che sanno scriverli; ecco perchè un commento così non si poteva trovare che sul tuo blog, Clelia.

    Grazie a entrambi.

    Barbara

     
  • At 30/8/08 3:14 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Giuliano, l'unico magari no, però Stevenson è senz'altro uno di quegli scrittori che sa accattivarsi molto bene l'interesse e la passione dei propri lettori.
    Io sono in questa schiera ormai da lunga data, e ho scoperto con piacere che essa è assai cospicua.

    °

    Barbara, grazie a te.

    Un saluto a entrambi.

    C.

     
  • At 30/8/08 7:53 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Leggendo Stevenson, per esempio un libro come "Nei mari del sud", si ha l'impressione di uno scrittore che scrive in stato di grazia,
    una forma di felicità nella scrittura secondo Borges.

    Ma si possono aggiungere tanti altri libri e scrittori in stato di grazia e dalla scrittura ariosa: Stendhal, La Nemirovsky di Suite francese, Aleksandr Herzen de Il passato e i pensieri,
    Turgenev, Fontane (forse quello che ha capito di più l'animo femminile), Rezzori de L'ermellino a Cernopol, Musil ne L'uomo senza qualità (anche se alcune volte estenua il discorso), Faulkner quando non deborda come in Assalonne assalonne, certe pagine di Lalla Romano, di Magris, di Montale, di Canetti. I racconti di Cechov, Goran Tunstrom ! il Fred Astaire degli scrittori.

    Anche alcuni filosofi come Remo Bodei o Isaiah Berlin scrivono
    con la verve e la precisione che ce li fanno ammirare....

    Mi fermo qui, ciao e buona serata.

     
  • At 30/8/08 8:15 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    ...anzi aggiungo Kundera perché l'importanza di Kundera sta nell'aver ripreso la lezione di Flaubert e Kafka con una scrittura che va all'anima delle cose, evitando i fronzoli mentali dei luoghi comuni, ma con uno spirito meno oppressivo.

    Kundera evita le descrizioni sulla fisionomia dei personaggi, evita descrizioni di interni di case e lunghe descrizioni di paesaggi, si annoia e salta certi stereotipi, gira intorno alla descrizioni delle azioni umane nella loro imprevedibilità. In questo è un rischioso maestro.

     
  • At 30/8/08 8:19 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Domenico, sono d'accordo. Se accettassi il tuo "gioco" questo spazio risulterebbe troppo esiguo. Allora cito solo Wilkie Collins (La donna in bianco) e Antonio Fogazzaro (Malombra) e rimando, per tutti gli altri, alle pagine precedenti di questo blog, dove credo (o almeno spero) di aver dato un'idea degli scrittori (ma sarebbe forse meglio dire delle "scritture") che amo.

    Grazie per il tuo intervento.

    C.

     

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