akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

27 agosto 2008

835. Di libri e lettori [6] (per ingigantire la notte)


- E quali libri leggeva? -
- Non molti, e sempre gli stessi, perché ritornavo a leggere con insistenza, con accanimento, quasi ricercassi qualcosa che non avevo visto, non avevo capito, su quel libro, su quella pagina. Fu uno di quei pomeriggi estivi che cominciai la lettura di un libro che a mio padre aveva donato un canonico della Chiesa metropolitana di Palermo. Si parlava in quel libro di scorpioni generati nel corpo umano; del nome di Gesù intagliato in alcuni sul petto; di pesci partoriti da una donna; di una donna che si serviva dei piedi come delle mani; di pazzi stravaganti, di piogge miracolose, del beato Matteo di Girgenti che s'alzò dopo la morte; di pigmei; della mutazione di sesso di alcune siciliane; delle meteore; degli uomini lattanti e delle vecchie lattanti; di bruti di grandezza straordinaria; di cappuccini morti veduti in processione; di ciechi che distinguevano i colori; di nuvole memorabili; del piede di un defunto che morsicato mandava sangue; di pani miracolosamente convertiti in pietra; di una vipera espulsa per urina; di sordi meravigliosi, di vacche, di tarantole e di topi, di piedi che imprimevano i loro vestigi nel sasso, e tanti altri prodigi.
Credevo in quel che leggevo, e, se non volevo credere, quelle storie miracolose, respinte dalla ragione, ritornavano come immagini famigliari antichissime, entrate in così stretta consuetudine con la nostra vita, che era difficile, come accade con le vecchie abitudini, disfarsene. -

Giovanni Macchia
da Il principe di Palagonia
ora in Ritratti, personaggi, fantasmi

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Quest'uomo saggio, ordinato, limitato - ama soltanto ciò che varca ogni limite: l'eccesso, l'enorme, il caos, il sogno, il fantastico, la rovina, il grandiosamente lirico; gli scrittori che spezzano ogni confine, come Rabelais e Hugo, o che hanno attraversato tutta l'esperienza della dismisura, come Baudelaire e Proust. Quest'uomo, che possiede tutti i privilegi che ci dona prodigalmente il giorno, come i bei libri, i bei quadri e la conversazione, ama soltanto il silenzio e i misteri. Quando scrive, detesta la crudele precisione, che fissa i gesti e i profili: non gli piasce la piena luce portata sul cuore umano o le formule della ragione; penetra, illumina, chiarisce - ma con un ultimo gesto risveglia l'ombra, suscita l'ombra, che si insinua in ogni angolo vuoto lasciato dalla straordinaria velocità della sua mano. Non è un professore o un critico letterario: ma uno scrittore amico, che vivendo nello splendore della luce non fa che investigare e ingigantire la notte.

Pietro Citati
da La memoria di Macchi
in "Il sogno della camera rossa"
ed. Rizzoli, 1986

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7 Comments:

  • At 27/8/08 2:37 PM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    in questo passo del 15 maggio 2005:

    "...Vado al piano, eseguo a memoria. Il canto [...]"

    sei tu, il soggetto?

     
  • At 27/8/08 2:54 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sì.

    C.

     
  • At 27/8/08 4:24 PM, Blogger Lapidarius said…

    Grazie Clelia.

    E' che nella lettura del tuo opus magnum, che non compio del tutto sequenzialmente, la Clelia Mazzini dramatis persona (che come ho già avuto modo di dire è del tutto distinta dalla Clelia Mazzini autrice) si arricchisce ogni tanto di dettagli inattesi.

    Ad esempio, in questo caso, il fatto che il personaggio Clelia Mazzini produca suoni (e che suoni... musica, addirittura, e canti persino) è sorprendente: per pagine e pagine di diario l'avevo immaginata immersa in un silenzio completo (quello dalla cui parte lei sta, del resto) reso ancor più totale dallo scetticismo acatalettico, dalle letture con effetti narcotici che la rendono dimentica del mondo e, in ultima analisi, anche dal contesto residenzial-lacustre (che immaginavo più o meno simile a quelli che si possono ritrovare in Böcklin e, pertanto, piuttosto silenzioso direi).

     
  • At 27/8/08 5:19 PM, Blogger Gioacchino said…

    E' sempre bello tornare a leggerti. Sono mancato, e non ho potuto aggiornarmi, ma trovo sempre un amo al quale agganciarmi quando vengo qui. Queste due descrizioni di lettori mi fanno tornare alla mente le tante che ho letto tempo fa, mentre preparavo la tesi, su certi eruditi della Repubblica delle Lettere: onnivori, grotteschi, caratterizzato ciascuno da una particolare predisposizione, o meglio "vizio di lettura". I semi-colti, poi erano i miei preferiti: leggevano di tutto, e più leggevano, più facilmente travisavano il significato delle loro letture, formando incastri di nozioni disparate impossibili da dipanare, imbastarditi da letture esotiche e fantastiche. Ho iniziato quindi a notare la particolare atmosfera che si rivela in un passo di romanzo, quando compare l'elemento libro. L'ultima acquisizione è il rapporto tra Martha Quest e la sua biblioteca "pratica" in "Un matrimonio per bene", della Lessing. Ciao, e grazie,

    Gioacchino

     
  • At 27/8/08 6:14 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Lapidarius, non vedo il problema. Come chiarirò meglio nel prossimo post, qui da me il silenzio non è che uno iato fra due suoni.
    Non potrei fare a meno né della musica (da suonare e da ascoltare) né del silenzio (tutto da vivere); e non è un caso che qualcuno abbia persino teorizzato l'esistenza del suono del silenzio, quasi a non identificare nemmeno una soluzione di continuità tra due entità - almeno in apparenza - così separate.

    °

    Gioacchino, bentornato e grazie a te. Le tue parole (unite a quelle di Macchia) mi hanno fatto comparire - non so quanto plausibilmente - davanti agli occhi l'opera di Adolf Wölfli. Un genio irrazionale o un razionalissimo folle. Scegli tu.

    Un saluto a entrambi,

    C.

     
  • At 27/8/08 8:35 PM, Blogger Gioacchino said…

    Grazie per la segnalazione di Wolfli, è interessante, credevo che gli appartenesse un altro tipo di produzione artistica. La fama di 4'33" di Cage era giunta anche a me. Leggendo l'articolo di Valentino Aiello e, in particolare la frase autoreferenziale di Cage: "È un'apertura a tutte le possibilità", mi sfiora un senso di vertigine, non dissimile da quello evocato dal barocchismo descritto da Macchia. Credo che la mia leggera ansia al riguardo abbia a che fare con i concetti di ripetizione e variazione infinita, ai quali Est e Ovest hanno dato risposte così diverse, ma vagamente - mi sembra - complementari. Parise dice qualcosa a proposito nel suo diario dalla Cina. Molti di noi si sentono più al sicuro se sono in catene, o no? Ciao,
    Gioacchino

     
  • At 27/8/08 8:56 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    E' possibile, anche se personalmente tenderei ad escluderlo.

    C.

     

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