akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

25 agosto 2008

833. La selvaggia foresta dei legni storti


Molte frasi  sono rimaste scolpite (è proprio il caso di dirlo) sul mio taccuino dopo la lettura dell'ottimo florilegio tematico - intitolato Guerra e pace - che Gerardo Cunico ha tratto dal alcuni scritti di Immanuel Kant.
Annoto qui due di esse:


la prima: Dal legno storto dell'umanità non si è mai cavata una cosa dritta.


l'altra: L'uomo è un animale assai insocievole, che allo stato selvaggio non teme nulla, tranne un altro uomo.



Fanno impressione, tanto sono lucide e - ahimè - attuali.

14 Comments:

  • At 25/8/08 11:00 AM, Anonymous Matteo said…

    Ricordo che Bodei, per confutare la famosa affermazione kantiana, citava sempre le sedie Thonet, e la tecnica di curvatura del legno :-)

    Mi pare ne parlasse pure nella sua bella conferenza sull'idea di creatività, che ha riciclato in varie occasioni
    http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=3776

     
  • At 25/8/08 11:39 AM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    Dal mio taccuino trascrivo alcune sentenze latine e greche....

    Neque imbellem feroces progenerant aquilae columbam

    Le focose aquile non generano mai una pacifica colomba (Orazio)

    Un legno storto non sarà mai dritto (Galeno)

    Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur

    Non credere sempre a chi ti da notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto (Catone)

     
  • At 25/8/08 12:06 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Matteo, ricordo bene che Bodei ha lasciato una traccia indelebile nel tuo percorso culturale.
    Possiedo il volumetto, vi cercherò la traccia che mi suggerisci.

    Nino, grazie per gli excerpta (tu sai che da queste parti si amano molto le citazioni corredate dalle fonti, vero? Dico questo perché, a volte, certi aforismi ripetutamente interpolati, perdono la reale "consistenza" creata dall'autore - quando non perdono addirittura la paternità...-. Ecco perché la citazione della fonte primaria consente a chi legge, di abbeverarsi alla prima sorgente. Che poi è la migliore).

    Ciao a entrambi,

    C.

     
  • At 25/8/08 12:27 PM, Blogger mazapegul said…

    Cito a (tenue) memoria da Armi, Acciaio e Malattie di J. Diamond quello che l'autore osserva quando la sua guida, forse nel Borneo, incontra un altro uomo e iniziano a parlare fittamente:
    "Nominavano e parlavano dei loro genitori, dei loro cugini, degli acquisiti e delle persone che conoscevano; cercando di scoprire se avessero qualche parentela tra di loro. La mia impressione fu che cercassero di accertare che ci fosse un buon motivo perche' uno non dovesse ammazzare l'altro."
    (La lettera e' certo sbagliata, ma il senso era quello; in qualche modo imparentato con la tesi di Kant).
    Maz

     
  • At 25/8/08 1:03 PM, Blogger Giovenale Nino Sassi said…

    OK ! il mio taccuino degli appunti è '' Il fiore delle sentenze latine e greche - mini BUR Rizzoli'' acquistato nel 1994, sotto casa, dal libraio di famiglia.
    Un libricino che tengo in evidenza
    sulla scrivania.... aiuta a riflettere a ri-pensare e ri-trovare testi dimenticati in cantina. Altri taccuini impolverati dal tempo attendono di essere ri-scoperti... pillole di saggezza dimenticata.

    Primum vivere, deinde philosophari
    In primo luogo bisogna vivere, poi fare filosofia (Hobbes)

    Poeta nascitur, orator fit
    Poeti si nasce, oratori si diventa... dice Giovenale.

    Ipse dixit ... L'ha detto lui ( Pitagora)

    Io, da parte mia, resto confuso... sono solo un poeta, piccolo, piccolo. Un umile pasante della strada che gode dell'anonimato.
    Felice situazione, la mia.

    Una carezza sincera e grazie di esserci... grazie di cuore.

     
  • At 25/8/08 1:20 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Maz, che poi è quanto succede più o meno a Glauco e Diomede nell'Iliade (ho citato l'episodio nel post 107.2 qui su akatalēpsía).
    E' evidente che certe caratteristiche umane (in bene o in male) non mutano con il periodo o la latitudine...

    °

    Grazie a te, Nino.

    Ciao,

    C.

     
  • At 25/8/08 9:21 PM, Anonymous Massimo said…

    Per allargare un po' il discorso,
    vorrei qui riportare il carteggio di due grandi della cultura contemporanea (e, di sicuro, per molto tempo a venire):
    Einstein e Freud.


    (Spero che l'html funzioni)
    http://www.iisf.it/discorsi/einstein/carteggio.htm


    In effetti, volevo farne un post...
    visti gli enormi temi trattati.





    Leggerli, per certi versi, è davvero illuminante





    Un saluto Clelia


    M.

     
  • At 25/8/08 11:10 PM, Blogger mazapegul said…

    Eppure, cara Clelia, nelle società urbane s'incontrano di norma migliaia di persone ogni giorno, perlopiù sconosciute, e (con eccezioni dovute alla follia) non s'ammazza nessuno. L'immediatamente prossimo non è visto come potenziale preda. La violenza (che c'è sempre) s'è spostata altrove.
    Saluti carissimi,
    Màz

     
  • At 25/8/08 11:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Massimo, bellissimo carteggio e, per certi versi, anche così profetico.
    Ammesso che si possa mai imparare qualcosa dall'esperienza passata, direi che queste lettere dovrebbero essere scolpite sulla pietra e poste nei parlamenti di tutto il mondo.

    Màz, in effetti Kant non parla di omicidi. L'idea che due persone cercassero di parlare per non uccidersi l'hai menzionata tu; la mia replica - con la citazione dall'Iliade - venica incontro alle tue parole, e solo di "rinterzo" a quelle di Kant.

    C.

     
  • At 26/8/08 1:54 AM, Blogger Lapidarius said…

    E' che in quelle che chiami "società urbanizzate", Mazapegul, la predazione dell'uomo sull'uomo non è volta a predare le carni (giusto tranne eccezionali casi di follia) ma il patrimonio o altre utilità (includendo in quest'ultima categoria anche la predazione di natura sessuale).

    Le risorse che in questo modo il predatore può acquisire sono assai più utili che non qualche chilogrammo di organi e tessuti (e, se occorre, possono anche meglio servire a spegnere la fame) e di regola un predatore scaltrito non ha bisogno di sovvertire l'ordine pubblico per approfittare delle sue prede (anzi, alcune categorie di predatori ne abbisognano, persino) salvo comunque il poter tornare a forme più ferinamente aggressive quando l'ordine pubblico possa per qualche motivo venir meno come in questo caso cui ho potuto ahimé assistere coi miei occhi.

    In più, è in genere controproducente uccidere la preda, quando si può profittevolmente parassitarla.

    Del resto, anche gli altri predatori in natura competono per le risorse allo stesso modo: tra di loro, tra predatori di altre specie e con le prede. Non vedo pertanto come si possa non constatare che la predazione e la competizione tra predatori sia continua e quotidiana, tra gli uomini.

     
  • At 26/8/08 2:11 AM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia,

    l'epico fatto d'armi che hai più volte menzionato dal VI libro dell'Iliade è certo sublime e memorabile, non per il suo svolgersi ma per i motivi per i quali - al contrario - non avviene.

    E, certo, credo che gli uomini siano effettivamente capaci tuttora di questi gesti eccezionali. Tuttavia, come del resto già ricordavi, l'aedo non manca di far terminare l'episodio con una altrettanto epica - e ben più suetamente umana - sòla rifilata deliberatamente al Licio dall'Acheo, che rinunciando a incrociare le spade (anzi, le lance visto che sono entrambi sul loro carro e di quelle sono armati) propone al primo uno scambio d'armi: le sue di bronzo (che valgono "nove tori") in permuta con quelle d'oro (che "di tori ne valevano cento") dell'altro. Il quale nobilmente accetta lo scambio, ma - così commenta assai significativamente l'aedo - "poiché Zeus lo priva del senno".

     
  • At 26/8/08 2:22 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, e del resto già nel mio post di due anni fa, ponevo l'accento sulla valenza utopica del parallelismo con l'oggi. Sull'impossibilità, cioè, che il comportamento dei due eroi fosse in qualche modo "importabile" nelle guerre attuali. Se non ricordo male gli ultimi gesti cavallereschi in guerra li riferisce il brigadier generale inglese Desmond Young nel suo libro su Rommel.
    Poi, il deserto. In tutti i sensi.

     
  • At 26/8/08 3:42 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    "Il legno storto dell'umanità" (il titolo prende spunto dalla frase di Kant) è anche una memorabile raccolta di saggi di Isaiah Berlin, uno dei miei pensatori prediletti. Ciao

     
  • At 26/8/08 9:05 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, non ci avevo pensato.

    Grazie caro.

    C.

     

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