akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

07 agosto 2008

810. I luoghi dell'attesa



...C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano...

Amelia Rosselli
da Documento

°

I molti posti dove ho vissuto non sono di per sé solo "luoghi", o meglio, posso dire che essi non hanno "solo" la dimensione del "luogo". In quelle località, così piene di assenze o solitarie di presenze, spesso tutto è stato per me (ed è tuttora) come sospeso, in bilico, avvolto da un'aura fantasmatica. Se scorro infatti con lo sguardo del tempo lo spazio del "luogo", sento intatto il peso di tutte le "assenze" e di tutte le "presenze", degli abbandoni e degli inattesi ritrovamenti. Tutto il mio vissuto è permeato di questi "luoghi", è legato al vuoto tutto e al complicato nulla che essi si sono trascinati con sé nel corso degli anni, a tutto ciò che hanno significato e al molto che significheranno ancora, perché - conoscendomi bene - ci saranno molti altri luoghi che segneranno ancora, con il loro destino "sospeso", tutto il silenzio e la pazienza di cui è dotato chi come me tesse la tela nelle lunghe notti dell'attesa, dove ogni auspicato riconoscimento diventa spesso un'illusoria verità.

°

Restando fedele
a ciò che mi è caro e che è la cosa più importante,
impedendo in tal maniera che si cancelli con gli anni,
sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta,
nello sbucciare con cura una mela,
nel varcare con attenzione la soglia,
nel chinarmi a raccogliere un filo...


Peter Handke
dal Canto alla durata
(versione dal tedesco di Hans Kitzmüller)

°



2 Comments:

  • At 7/8/08 11:43 AM, Blogger Lapidarius said…

    Cara Clelia;

    in un tuo post di oltre un anno fa (18 luglio 2007 per la precisione, privo di numerazione) ti chiedevi:

    Non era Aldous Huxley a dire che l'amore è la sola attività umana di qualche importanza nella quale il riso e il piacere abbiano una preponderanza, seppur piccola, sui tormenti e i dolori?

    e aggiungevi:

    Non sono riuscita a trovare tra i suoi libri quello in cui questo concetto è espresso, ma sono convinta che sia stato lui a teorizzarlo. Tornerò a indagare fra le sue pagine, così ne approfitto per rileggere le sue opere, alcune delle quali di un livello veramente superiore.

    Non so se ne frattempo tu ti sia nuovamente imbattuta nel libro in cui - come correttamente ricordavi - tale concetto era stato espresso da quell'autore, ma caso questo non fosse avvenuto ancora e visto che negli ultimi 13 mesi non ne hai più fatto menzione in akatalēpsía, posso segnalarti che si trova nel primo romanzo di Huxley, Chrome Yellow, in bocca a Mr. Scogan impegnato con un altro personaggio, Mary, in una discussione sulla serietà del sesso (nel senso di pratica erotica).

    La forma in cui Mr. Scogan si esprime è "Amour is the one human activity of any importance in which laughter and pleasure preponderate, if ever so slightly, over misery and pain": da notare comunque che il personaggio parla di "amour", ossia specificamente dell'amore carnale, della tresca, dell'amorazzo (la discussione infatti verte attorno al sesso, come si diceva) e non di "love" o dell'amore nel senso più lato e generale.

     
  • At 7/8/08 12:22 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai buona memoria e buon fiuto.

    No, in effetti non mi ci ero imbattuta durante la rilettura da Huxley (anche perché Giallo Crome non l'ho affatto riaffrontato - approfitterò della tua preziosa segnalazione per farlo adesso).

    Grazie, anche per la precisa contestualizzazione che in effetti modifica non poco l'assunto iniziale.

    A presto,

    C.

     

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