akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

19 giugno 2008

764.

Torni per dirmi che parti, e io sono sempre qui, tranquilla, ad aspettare il giorno in cui partirai per dirmi che ritorni.

764.1 Sapesse tutto quello che ho scoperto su di me con questo faticoso lavoro sugli altri... [Sigmund Freud - da una lettera ad Arthur Schnitzler]

764.2 Giunta all'idea della pace come fine ideale di un percorso di autocoscienza, per l'impossibilità materiale di ritornare a un grado inferiore del mio sviluppo personale (perché tale concepirei un arretramento verso le forme di nevrosi autoimposte da un certo attuale convivere sociale), non mi resta che una sola possibilità: assimilare praticamente il mio modo di essere con questa (ir)realtà che mi sono costruita addosso.
Insegnare a me stessa, e imparare al contempo, senza piegarmi all'universale spirito "conciliativo". La vera conciliazione è infatti ben altro; non questo indistinto rumore di fondo, che scava, scava senza nulla far emergere, senza nulla trovare.

6 Comments:

  • At 19/6/08 3:49 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Eccomi tornata.

    Per ora a scartamento (molto) ridotto, ma è sempre meglio di niente.

    Un saluto a tutte/i.

    C.

     
  • At 19/6/08 12:31 PM, Anonymous Anonimo said…

    Bello ritrovarti, sempre, e ancor di più da quando mi desti quel tuffo al cuore decidendo di assentarti dal blog per un po', palensandoti soltanto (ma non era e non è un soltanto) "Dalla parte del silenzio".
    Sei una gioia per lo spirito e per il cervello.

    Il tuo amore per la letteratura e la poesia credo potranno albergare un pensiero anche per quello scrittore grande che è stato Mario Rigoni Stern. Un signore, con la S maiuscola, capace di emozionarti anche quando raccontava del profumo e delle virtù del legno di larice o delle betulle che, diceva, gli ricordavano le donne. Forti, capaci di sopportare il peso della neve e anche le potature più violente. Io mi ci ritrovo, forse anche tu.

    Un abbraccio forte,

    Barbara

     
  • At 19/6/08 1:12 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non forse, senz'altro mi ci ritrovo anch'io. E il riferimento a Rigorni Stern e alle piante, quello sì che mi procura un tuffo al cuore.

    Grazie per il commento, intenso come piace a me.

    Ricambio,

    C.

     
  • At 19/6/08 2:12 PM, Anonymous Massimo said…

    L'ultima delle tre note... è la mia vita.
    Creare quasi un mondo antitetico a quello che ormai non si sopporta piu'.

    Rumori... rumori di fondo...
    Attaccamento a cio' che svanirà.
    Progetti, illusioni... che mettono in moto solo pulsioni superficiali,
    o sensazioni già degradate, sporche, limitate..


    Le scelte estreme, date dal caos (casuale e causale degli eventi)
    o prese da quello, emergono soltanto per qualcuno su milioni di esseri...


    E vedere la Luce... o il Buio?
    Non importa...
    Cio' che importa è vedere oltre e altro... di piu'.


    Si sopporta. Si vive.
    (E si vive non solo avendo vita...
    così come si puo' morire pur respirando ancora)
    E lo si puo' fare perché dentro si hanno universi che non necessitano di quel mondo da altri considerato necessario
    Questa è la differenza.

    Provare solitudine o gioia o appagamento o stupore o dolore.. continui.
    (Persino con un metabolismo ribaltato)

    C'è chi prova tali sensazioni stando comunque tra gli altri, gli eventi della vita, e di quella socialità falsamente "vera"
    (ma che pure ha sostenuto, teoricamente e fittiziamente, il progresso o.. l'imbarbarimento...dell'intero genere umano dai primordi)
    e chi.. fuori.
    Non nelle "idee", ma nei "fatti", nel concreto scorrere dei giorni.

    Tuttavia.. carissima Clelia, lasciati dire da chi forse è ancora piu' lontano di te.

    Tutto puo' esser molto pericoloso.

    Mi hanno accusato anche di esser malato. E sapessi quanto puo' ferire, e alla lunga quasi uccidere,
    una semplice parola, perché non si ha la forza di rispondere alcunché, è forse neppure si potrebbe,
    .. non avendo parole per replicare nello stesso linguaggio e referenti di chi e a chi,
    anche se in buona fede, affermava con tanta leggerezza certe cose.

    E allora..quando devi "spiegare".. o semplicemente reagire.. rimani stupito, ferito, incapace..
    Qualsiasi cosa tu possa dire rimarrà sabbia che scivola tra le mani, una parola ricoperta dalle onde,
    cancellata dal vento, consumata da un tempo inesorabile sempre troppo veloce per il tuo universo.

    E ti chiedi.. se sei invisibile.
    Se esisti oltre l'effimera proiezione di una vita semplicemente organica.
    E se il tuo modo di essere è talmente distante da risultare incomprensibile
    agli occhi di chi è attorno.
    E' terribile.
    E' come ritrovarsi in una gabbia che non consente evasioni.
    E' come urlare non avendo bocca.

    Piu' "bassamente" si potrebbe spiegare, non il mio ma il loro esistere,
    con, tutto sommato semplici, psicologie o antropologie comportamentali.
    O forse semplicemente paura del.. diverso.. quando quel diverso è ancora piu' diverso,
    avendo lo stesso colore della tua pelle
    Ma il tempo delle e di quelle "spiegazioni", razionali, culturali... è finito, per me, da secoli.

    Meglio non dire...alla fine.

    Esci Clelia.. vai tra gli altri.. Vivi... sei ancora in tempo.
    La Bellezza, l'Amore, la Conoscenza, la Creatività... possono uccidere...
    quando non si fa di essi una semplice professione o un tautologico convivere,
    che riempie solo gli spazi vuoti di una vita "normale".

    Sebbene io sappia che tu hai la forza necessaria anche per... l'altro.


    Ti saluto con affetto


    Massimo

     
  • At 19/6/08 7:08 PM, Anonymous Bruno said…

    Di per sé incommentabile questo post, Clelia, giacché è tanto personale quanto algebrico nella sua costruzione, e perciò indiscutibile; posso solo rimandarti per simpatia alcune mie armoniche, spero non dissonanti dalla fondamentale tua che le ha indotte.
    Non so se esiste un verso nel nostro percorso e quindi gradi veramente superiori o veramente inferiori di sviluppo personale, poiché ogni tragitto, ed anche ogni nostro passo nel tragitto, mi sembra tanto un semplice inevitabile ritorno. Si ritorna per Nostalgia (è quando si crede di progredire) e si ritorna per debolezza (è quando si percepisce di regredire).
    Cosa credo faccia veramente la differenza? Le intersezioni con gli altrui ritorni cioè tutti gli spostamenti dalla traiettoria causati dagli urti e dalle micro-conciliazioni; proprio quanto tu percepisci come frustrante rumore di fondo che disperde l’energia del tuo segnale in purezza.
    In effetti, più ti crei un percorso tuo, meno sei veramente libero, se di libertà si può parlare. Però arrivi prima al convincimento che ci deve pur essere una vera conciliazione. Io non credo sia nello stesso spazio di quel percorso.

     
  • At 19/6/08 9:30 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Massimo, Bruno (accumuno i vostri commenti tanto diversi nella forma quanto analoghi nella sostanza).

    Credo ai ritorni, e questo è chiaro. Anzi, direi che vivo di ritorni (e questo è altrettando chiaro, credo).
    La sottile differenza fra un nóstos e un'éternel retour si gioca sul fine: spaziale per il primo, temporale per il secondo (oppure nella sfera del possibile, per il primo, e in quella dell'implausibile per il secondo).
    Se ho un problema è nel non saper disgiungere i due ambiti; del resto l'indagine sullo spazio e sul tempo non pertiene solo ai fisici. Anche i filosofi hanno con le due entità qualche (piccola?) difficoltà, mi pare.

    Dunque non mi resta che indagare, ma per farlo ho bisogno di silenzio e lontananza. L'isolamento, però, potrebbe minare alla radice il concetto di (auspicato) ritorno, da qui la contraddizione che voi notate e che ho notato anch'io.

    Non posso dire altro, per concludere, che le fatidiche parole: "ci sto lavorando".
    Da tempo, con tenacia e costanza.

    Questo blog è (o vorrebbe essere) una testimonianza di questo cammino. Le interazioni che si generano attraverso di esso sono strade non secondarie da percorrere sempre e comunque. Alcune non mi portano dove vorrei, altre invece mi lasciano intravedere una possibilità.

    E' su queste ultime che si fonda "la" speranza.

    A presto,

    C.

     

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