akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

12 giugno 2008

761.

Mi è stato insegnato che ciò che dà il segno caratteristico a un romanzo è la trama o, qualunque possa essere, il possibile svolgimento della storia (visto che esistono anche romanzi - diventati persino dei classici - in cui la trama è pressoché inesistente). Ben presto ho imparato che questo assunto non è vero. Non è per niente vero. Seguire questa tendenza di pensiero può indurre alla creazione di operazioni mentali assai innaturali. Molto meglio è andata quando ho focalizzato la mia attenzione sulla creatività - oserei dire ontologica - della scrittura (che non deve avere per forza tratti "onirici" o "poetici" per attirare la mia attenzione, mentre invece deve sempre e comunque essere assai curata dal punto di vista linguistico).
Posso fare qualche esempio, in questo senso, scegliendo qualche titolo fra i molti che ho letto in questi ultimi anni di "esilio" (mi limito a quelli scritti in lingua italiana, riservando a quelli in altre lingue qualche post successivo):
Non aggiungo altro rispetto a quanto scritto prima.
Se qualcuno avrà la ventura di leggere, aver letto o rileggere questi romanzi capirà tutte le possibili connessioni. Ne sono convinta.


7 Comments:

  • At 12/6/08 6:30 PM, Anonymous Bruno said…

    Stimatissima, non dimenticare Horcynus Orca in quel post successivo.

     
  • At 12/6/08 8:42 PM, Blogger gugl said…

    io distinguerei tra scrittore (il "tipo" che tu nomini) e il narratore, che costruisce storie, che ti porta a spasso nella sua storia, come un aedo. In questo caso, direi i grandi romanzieri ottocentesci. I più bravi, naturalmente, uniscono stile a narrazione, scrittura ad intreccio.

    me li consigli dunque i nomi che citi?

     
  • At 12/6/08 8:47 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Bruno - Credo che il libro di D'Arrigo rientri fra quelli citati nella prima parentesi. E poi, almeno formalmente, sarebbe scritto in italiano.
    Comunque credo di aver intuito cosa vuoi dire.

    Stefano - Ciò che scrivi è innegabile. E innegabile è anche il fatto che io abbia un debole per quegli scrittori che non sacrificano lo stile per l'intreccio (e neanche l'intreccio per lo stile...).

    Detto questo: sì, te li consiglio vivamente.

    C.

     
  • At 15/6/08 1:44 AM, Blogger Solimano said…

    Molto vera l'osservazione sulla cratività ontologica e la priorità all'aspetto linguistico, al modo, rispetto all'"onirico", al "poetico" che finiscono per essere vagolanti (la vaghezza del Leopardi è ben altra cosa, proprio come significato).
    Creare necessariamente una polarità fra trama e stile (semplificando) lo vedo improprio. In principio c'è la forza narrativa (la trama è un piccolo di cui), che si potrebbe chiamare più appropriatamente capacità strutturante. Lo si vede benissimo in una attività oggi spregiata, perché quasi tutti non ne sono più capaci, travolti da kit tecnologici di ogni genere (tutte scuse!): l'oratoria, che chiamo oralità, perché più preciso e meno sghignazzabile da chi parlare non sa, né vuole imparare. Ti trovi di fronte ad uno che ti conduce dove vuole lui e lo fa come vuole lui, in genere con divagazioni che non sono lungagnate rapsodiche, ma modi per piombare meglio sulla preda. Non c'è distinzione fra trama e stile, è un tutt'uno, in sinergia osmotica, con naturalezza. Ma l'esempio migliore lo conosci benissimo: la musica, in particolare quella di Beethoven, anche l'ultimo. Lo senti che ritarda volutamente il raggiungimento dell'acme, te lo fa desiderare, in modo che quando finalmente ci arriva, 'sto maledetto Ludwig van, senti che è il momento preciso in cui il voluto ritardo è il modo per renderlo più bello e più tuo.
    Il romanzo? Finisce, forse è già finito -come è finito l'affresco- ma la capacità strutturante no, è quasi come il cristallo in mineralogia. Che la felix culpa sia di Mendelejev? Mai fidarsi degli slavi!

    grazie Clelia e saludos
    Solimano

     
  • At 16/6/08 12:00 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie a te, Solimano, per gli accenti e per i contenuti. Trovo veramente appropriato il riferimento che fai alla musica (e in particolare a Beethoven). Hai ragione, alcuni romanzi sembra abbiano assunto in loro le caratteristiche proprie di certi respiri sinfonici (mi viene spontaneo un parallelo tra il Lernet-Holenia di "Marte in Ariete" e la "Moldava" di Smetana, giusto per fare un esempio).

    Comunque che il romanzo finisca o no, non importa. Basta ci sia qualcuno che sia ancora disposto a raccontare, e che, per farlo, pensi al valore del suo "stile", che poi è quello che lo farà riconoscere a tutti coloro che, come me, non sanno vivere senza leggere e senza sognare che qualcuno li faccia sognare.

    A presto,

    C.

     
  • At 24/6/08 12:27 PM, Blogger mazapegul said…

    Eppure... L'arte di narrare, che nasce orale, e' fatta di stile E di trama ("storie di dei, semidei, discese agli inferi"). Mettere degli eventi "in trama" contribuisce al loro significato, non meno dello stile in cui li narra (e mi chiedo qual'e' il punto della storia in cui stile e trama hanno potuto essere distinti uno dall'altro, perche' non e' sempre stato cosi').
    La trama ha addirittura qualcosa di rituale: ricreo una successione di eventi e questa, "ontologicamente", contiene gli eventi che ho ricreato. (Ontologicamente, forse, anche in senso biologico: forse siamo predisposti a "tramare" non meno che a far di conto).
    La dimensione rituale e' legata a quella "strutturante" che dice Solimano.
    (E poi c'e' il discorso dei Temi, che non sono Stile, ne' Trama).

    Cio' non mi esime, cara Clelia, dal mettere le mani e gli occhi su almeno uno dei romenzi che hai citato (anche solo per confutare me stesso).

     
  • At 24/6/08 1:28 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Mi ha piacevolmente colpito il parallelo fra il "tramare" e il "far di conto".
    Per il resto, mi pare chiaro, rientriamo nell'ambito della soggettività, ma concordo senz'altro sull'idea di "ontologia biologica". Mi pare che la relazione rito-mito legata alla narrazione, il genere umano l'abbia persa da tempo.
    I libri che ho citato esplorano altre strade, comunque non meno affascinanti.
    Non ti deluderanno.

    A presto,

    C.

     

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