akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

09 giugno 2008

758.


Caro, epistula enim non erubescit, scriveva Marco Tullio a Lucceio (in quella curiosa missiva dove diceva e non diceva quale fosse il suo fine ultimo...). Ebbene, ti dico anch'io, è vero: "le lettere non sanno arrossire", però a volte sono capaci di "fare arrossire" e la tua ultima, manco a dirlo, ha colto nel segno.
Perché è arrivata giusta giusta a scolpire una giornata di marmo (e non uno qualunque, ma quello pentelico, per intenderci). Tu non credi nei segni, e nemmeno io ci credo, però credo nei suoni, e quello dello scalpello "provvidenziale" mi è parso proprio di sentirlo. E dunque, come l'ironico (e pagàno) Pallada, smetto di tenere testa a "un uomo amato dal dio" che pure "apertamente è in lotta contro quel dio stesso" e "che grande ira suscita e invidia".
Tu non approfittare delle mie porte aperte, mentre io vedrò di non contare sul vento che repentino potrebbe anche richiuderle.