akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

23 maggio 2008

744.

Milano, la grande città del fracasso, dopo aver mandato a casa l'ultimo ubbriaco, si sprofondò nel silenzio grave delle piccole ore di notte. A San Lorenzo sonarono due tocchi languidi, rotti dalla neve, che cadeva a fiocchi larghi. Il Berretta, buttato l'ultimo pezzo di legno nel caminetto, fregandosi in fretta i ginocchi, brontolò in fondo alla gola: «Basta, finirà anche questa».
Nella stanza vicina, dove malamente ardeva una candeluccia benedetta, stava nel suo letto distesa la povera signora Ratta, morta, vestita di una logora gonnella di cotone color terra secca, con in capo la più sgangherata delle sue cuffie famose e sulle gambe sottili un paio di calze di filugello bigio. Il portinaio Berretta, che aveva aiutato i becchini a collocare sul letto la povera cristiana, che le aveva legate non senza fatica le mani colla corona del rosario, non poteva ora togliersi dagli occhi il fantasma della morta benedetta, quantunque l'uscio della stanza fosse chiuso con due bei giri di chiavetta, e lui, imbacuccato nella pistagna d'un suo antico tabarro fin oltre gli orecchi, voltasse le spalle all'uscio, e cacciasse la testa tutta quanta nel vano del caminetto. Per non irrigidire nella paura, che è la più gran cosa fatta di niente, il portinaio, che non aveva ereditata da natura un'anima di drago, due o tre volte si sforzò di ragionare su cose inconcludenti, di appassionarsi, di accalorarsi nei pensieri, di ripetere gli avvenimenti della faticosa giornata suscitando in se stesso dei rancori e delle smanie, per aver un motivo di brontolare e di rompere quel tremendo silenzio di morte, destando degli stimoli d'egoismo colla prospettiva d'una grossa mancia, o d'un lascito, o di qualche regalo...

Emilio De Marchi
Arabella (incipit)

4 Comments:

  • At 23/5/08 7:14 PM, Anonymous cf05103025 said…

    Certo che è un bel pezzo, l'avevo letto non so quanti anni fa, il De Marchi, e può dare lezioni anche ora; rare parole come la pistagna, il filugello, per non parlare della paura ch'è gran cosa fatta di niente...c'è da rifletterci parecchio.
    Grazie della proposta

    MarioB.

     
  • At 23/5/08 9:30 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao Mario, e converrai con me che il resto del libro non è da meno.

    Saluti.

    C.

     
  • At 23/5/08 11:22 PM, Blogger Solimano said…

    Mi sono letto con vero gusto il florilegio critico alla fine. A parte qualche ingenuità, ci ho trovato una serietà, un dire le cose con chiarezza, che vorrei trovare oggi, in cui sembra che ci girino attorno pur di non dire che cosa esattamente ne pensano, del libro che hanno letto. Ma chissà se l'hanno letto veramente con attenzione o solamente sfogliato per farsene un'idea vaga, da cui scturisce anche una scrittura vaga anche se un po' speziata.

    grazie Clelia e saludos
    Solimano
    P.S. Penso molto bene di De Marchi, è meglio del Fogazzaro.

     
  • At 24/5/08 12:00 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ricambio, carissimo.

    A presto,

    C.

     

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