akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

20 maggio 2008

743.


Tre brevi articoli, un po' datati ma ancora validi per ricordare la figura di Giuseppe Rensi, filosofo italiano del primo Novecento,
scettico, nichilista e ateo.
Il fatto che nell'Italia clericale di oggi, salvo lodevolissimi esempi, egli sia pressoché dimenticato, non stupisce; così come non stupisce che lo sia qui in Svizzera, di cui peraltro Rensi fu un autorevole parlamentare, coraggioso nel portare avanti il suo magistero filosofico, audace nelle sperimentazioni teoretiche, saggio e inascoltato nelle sue conclusioni morali.

Per chi non lo conoscesse, una possibilità d'incontro.
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Etsi omnes non ego

è il bellissimo epitaffio che campeggia sulla sua tomba, nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova (dove Rensi insegnò filosofia morale fino a quando i fascisti non lo privarono della sua cattedra).
Visitai la sua tomba molti anni fa, per mano a mio padre che mi indicava il cippo pronunciando parole per me allora incomprensibili.
Dovrò tornarci prima o poi.
Per ricordarmi e ricordarli.
Tutti e due.

(Anche se oggi la "Superba" è molto cambiata, mi pare).

9 Comments:

  • At 22/5/08 5:17 PM, Blogger Giuliano said…

    Le foto del cimitero di Staglieno mi lasciano sempre senza fiato. Ma poi chi sono gli autori delle statue?
    Quanto a Rensi, sai bene che io di filosofia non so nulla: ma se Mussolini gli ha tolto la cattedra, allora non ho dubbi, era certamente un'ottima persona.
    Ogni tanto bisognerebbe tirarlo fuori, l'elenco dei giusti...

     
  • At 22/5/08 5:19 PM, Blogger amalteo said…

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

     
  • At 22/5/08 9:31 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Giuliano - Credo siano (stati) onesti artigiani. Sia coloro che hanno scolpito le statue di Staglieno, sia coloro che sono stati privati della loro (amata) cattedra.

    Amalteo - grazie. Il post in questione era il 712. Ho inserito il tuo preciso riferimento, per completezza, in coda ai commenti di quel post. Spero non ti dispiaccia.

    Ciao e grazie a tutti e due.

    C.

     
  • At 22/5/08 11:32 PM, Anonymous mariobianco said…

    Cara Clelia,
    essendo un ignorantone, non so chi fu Rensi, tuttavia prometto di informarmi, ed il fatto che tu lo nomini come 'scettico' già mi stuzzica per via di affinità, magari presunte.
    Però mi ha colpito il monumento funebre, essendo io per indole più portato al visivo.
    Mio padre tanto mi parlava bene del cimitero di Staglieno, fatto sta ed è che non l'ho mai visto, per cui credo che ci andrò presto, e prenderò la funicolare.

     
  • At 22/5/08 11:37 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ottima idea Mario, pure io mi sono riproposta di farlo, anche se non a breve.

     
  • At 23/5/08 10:42 AM, Blogger Giuliano said…

    "Onesti artigiani" è una definizione perfetta.

     
  • At 23/5/08 10:54 PM, Anonymous caracaterina said…

    Non conosco il pensiero di Rensi e queste tue indicazioni sono molto utili. A Staglieno mi riprometto sempre di tornarci ma sono anni che non mi decido. Chissà se a breve ...
    Genova è una città che cambia molto lentamente, non tanto per la natura degli abitanti quanto per la sua storia, per la rete di interessi che ha sempre intessuto con ogni tipo di potere. In fondo in fondo, nella sua classe dirigente resta ancora la città del XVI secolo descritta da Fernand Braudel, grande ammiratore di Genova che lo ricambiò con la cittadinanza onoraria. Forse questa "stabilità", nel bene e nel male, è però un fondo comune a tutta l'Italia. Comunque, quando Genova cambia, è da tenere sotto particolare osservazione perchè si tratta sempre di un sintomo importante di un cambiamento ormai installato nel sistema e di cui l'epifenomeno genovese è sempre chiaramente esplicativo. Fu così, per fare solo qualche esempio, ai tempi del Risorgimento, della nascita del primo partito italiano, quello Socialista, perfino della prima squadra di football, dei fatti del governo Tambroni, del terrorismo, del G8 e, oggi, della visita di un papa che ha tre genovesi ai massimi vertici curiali: il Segretario di Stato Bertone è stato il penultimo arcivescovo della città, quello attuale, Bagnasco, presiede la CEI. In occasione di questa visita ho poi scoperto che anche il gran cerimoniere delle visite del papa (non so la denominazione precisa di questa carica e non ricordo il nome di chi la ricopre) viene dalla curia genovese.
    Tempi duri si preparano ma non "solo" per il pensiero laico. Come è evidente anche da quello che sta succedendo in questi giorni nel nostro palazzo comunale e che, al di là e dietro a questioni che, nella loro miseria corrotta, hanno del pretestuoso, vede coinvolto un uomo legato a Bertone e perciò al Vaticano, anche se ai TG nazionali cercano di non farlo troppo sapere.

     
  • At 23/5/08 11:27 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Analisi profonda e implacabile (oserei dire).

    Se ciò che dici circa l'evoluzione di Genova è corretto - e non ho motivo di credere che non lo sia -, se cioè Genova non è altro che la "proiezione" di ciò che sta per avvenire in Italia, allora non c'è da stare né allegri né tranquilli.

    Rensi scelse la libera Svizzera ma tornò a morire nell'Italia oppressa dalla dittatura. Spero di non dover fare altrettanto. Non sia mai.

    Grazie.

    C.

     
  • At 18/10/11 7:55 PM, Blogger totògrè said…

    Da qualche tempo ho iniziato a studiare il pensiero filosofico e politico di Rensi. E' un peccato che un pensatore di questo calibro sia così poco indagato. I suoi contemporanei, come Croce e Gentile, hanno inciso molto sulla fortuna di Rensi. Egli ha voluto lottare contro le correnti speculative in quel tempo dominanti, contro l'idealismo assoluto, quindi contro il razionalismo polito, contro il regime fascista. Con la pubblicazione de "la filosofia dell'autorità, del 1920, si avvicinò al nascente fascismo il quale lo considerò come suo teorico, ma solo per un breve lasso di tempo, infatti Rensi comprese subito la natura di questo movimento e iniziò così una lunga e mai conclusa battaglia.La mia tesi(x la laurea triennale in filosofia, università di palermo) tratta appunto del concetto di autorità. Sottolineo che Rensi voleva uno stato forte e stabile ma non autoritario.
    Brevemente:
    Lo scetticismo è a fondamento della filosofia dell’autorità. Esso è, a parere di Rensi, filosofia della conservazione e della libertà, perché da un lato vuole il mantenimento dell’ordine costituito, ma dall’altro ammette, in linea di principio altre verità differenti dalla propria. Ed è l’opposto della filosofia idealista, autodefinitasi filosofia della libertà, che risulta essere repressiva e totalitaria perché suscita la convinzione che la propria sia l’unica verità possibile e pertanto si sente in dovere di schiacciare le altre verità contribuendo così alla formazione, nei singoli individui, di un odio che li porta a ribellarsi contro l’autorità costituita, la quale viene dunque continuamente messa in forse....

    Complimenti per il post e per la foto. Grazie mille Totò Greco

     

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