akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 maggio 2008

739.


Riposano nella culla dolce del mito
i dodici auspìci dell'acqua, così come dodici
sono anche le profezie di questa primavera.
Si sveglieranno pronti a combattere,
a ripercorrere i segni e i tempi di una tradizione
ormai perduta.
La loro memoria annuncia l'avvento
del periodo dei Poeti
e con loro appariranno cavalli e leoni
dagli sguardi e dai gesti enigmatici;
arriveranno dall'Orixà
assieme a dodici lampi che cambieranno
il corso dei mesi.
Al loro risveglio tutto crescerà a dismisura,
non esisteranno più tempo o spazio;
tutto sarà avviluppato dall'arcano,
come
radici che sbucano da terra.

Si meraviglierà il mercante
e stupirà il bifolco,
nel mentre
saranno abbattuti i templi
che dèi stranieri edificarono
e imposero.

Per ogni fine, un nuovo inizio.

Pablo Armando Fernández
da Salterio y lamentación, 1953
ried. Editorial Carieva
Santo Domingo, 2003

2 Comments:

  • At 16/5/08 6:11 PM, Anonymous aitan said…

    Mordendosi la coda, il serpente pensava: "Ogni fine è un principio".
    Apretada entre los dientes puntiagudos de la serpiente,
    la punta de la cola se sacudía y gritaba a los cuatro vientos:
    "Cada principio, un fin".

    Stretta tra i denti acuminati del serpente, la punta della coda si dimenava e gridava ai quattro venti: "Ogni principio, una fine".

    La ruota eterna dell'essere.

     
  • At 16/5/08 9:34 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    I Greci lo chiamavano Ouroboros.

    Ogni mondo è paese.

     

Posta un commento

<< Home