akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

12 maggio 2008

735.

- Dimmi - chiese quindi Socrate ad Aristippo - se tu dovessi prendere due ragazzi ed educarli, uno a essere capace di comandare e l'altro a non cercare per niente il potere, come educheresti ciascuno dei due? [...] Non è forse naturale che nasca in tutti e due, quando è l'ora di mangiare, il desiderio di prendere cibo?
- E' naturale, certamente.
- E quale dei due abitueremo in modo che scelga di sbrigare gli affari urgenti prima di soddisfare la sua fame?
- Quello che viene educato al comando, per Zeus, affinché sotto la sua guida i problemi della città non siano trascurati.
- E allora, anche quando vogliano bere - continuò Socrate - non si deve trasmettere allo stesso la capacità di astenersi dal farlo anche se ha sete?
- Sicuro - rispose Aristippo.
- E a chi dei due trasmetteremo la capacità di saper resistere al sonno in modo da poter andare a letto tardi, svegliarsi presto e passare la notte senza dormire, se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso.
- E che dire della capacità di resistere al desiderio d'amore, in modo da non essere impediti all'azione se ce n'è bisogno?
- Anche questa allo stesso - insistette Aristippo [...].
- E dunque, visto e considerato che conosci bene la posizione che spetta a ciascuna delle due specie di persone, hai mai considerato in quale dei due schieramenti collocheresti te stesso?
- Certo - replicò Aristippo - e di sicuro non mi metto dalla parte di chi aspira a governare: mi pare del tutto folle non accontentarsi di quanto basta a se stesso e anzi prendere su di sé l'onere di procurare le cose necessarie agli altri cittadini. Rinunciare quindi a molte delle cose che si desiderano per sé e d'altra parte, perché si vuole essere capi di una città, andare incontro alle lamentale perché non si realizza tutto quello che essa vuole. Tutto ciò mi pare pura follia. I cittadini credono sia giusto servirsi dei governanti come se fossero schiavi [...]. E dunque se qualcuno vuole avere molti grattacapi e crearne agli altri, questi io lo educherei nel modo che abbiamo convenuto e li collocherei tra la gente adatta al comando. Ma per quanto mi riguarda, io mi metto dalla parte di quelli che vogliono vivere nel modo più facile e piacevole possibile.
- Vuoi dunque che indaghiamo anche questo problema - lo interruppe Socrate - se cioè vivono più felicemente quelli che comandano o quelli che sono comandati? [...] Fra i Greci, per esempio, e fra essi ci sei anche tu, quali ti sembrano vivere nel modo più piacevole, quelli che dominano o quelli che sono dominati?
- Veramente - replicò Aristippo - io non ho alcuna intenzione di mettermi nemmeno dalla parte dei servi, ma mi pare esista una via di mezzo tra le due, ed è questa che io cerco di percorrere, non procede né attraverso la servitù, né attraverso il predominio; essa mira semplicemente alla libertà e, fra tutte, mi pare quella che conduca in maniera più concreta alla felicità.
- Ma se questa via - disse Socrate - non passa né per il comando né per la servitù è probabile che essa non passi nemmeno tra gli uomini. Se però, tornando con i piedi per terra, pretenderai di non comandare e di non essere comandato e non ti sottometterai di buon grado a coloro che comandano, allora io penso che tu vedrai come i più forti, sia da governanti che da privati cittadini, conoscano il modo di servirsi dei più deboli come schiavi, dopo averli ridotti alla miseria e alla disperazione. Oppure non ti sei accorto che c'è chi miete frumento e taglia gli alberi che altri hanno seminato e piantato, e che opprimono in tutti i modi quelli che sono più deboli e riluttanti a servire, finché non li convincono che è meglio sottomettersi ai più forti piuttosto che combatterli? E anche in privato non sai che gli audaci e i capaci sfruttano i pavidi e gli incapaci, dopo averli asserviti?
- Ma io - insistette Aristippo - appunto per non subire tutto questo, non mi rinchiudo in nessuno stato, e resto invece straniero dappertutto.

5 Comments:

  • At 12/5/08 7:29 AM, Anonymous Anonimo said…

    il dialogo leopardiano della natura e di un islandese sembra ispirato dalla posizione di Aristippo. Solo che lì è la natura a servirsi degli uomini, siano essi dominatori o dominati.

    ciao e buona giornata

    gugl

     
  • At 12/5/08 11:26 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Hai ragione, le convergenze sono notevoli.

    Motivo in più per riprendere dallo scaffale le Operette (cosa che comunque faccio con una certa frequenza).

    Ricambio il buon auspicio.
    A presto.

    C.

     
  • At 12/5/08 3:07 PM, Anonymous Anonimo said…

    ottima idea.

    volevo dire, in conclusione: in questi ultimi commenti ho avuto un tono fastidiosamente saccente. mettiamoci qualche faccia che ride, va là :-)

    gugl

     
  • At 12/5/08 3:13 PM, Blogger Giuliano said…

    Grazie per avermi fatto leggere questo dialogo. Qui c'è da riflettere per un mese almeno...
    Tornando al presente, mi pare che le cose vadano diversamente. Sfogliando la lista dei ministri (cioè di quelli che dovrebbero avere avuto l'educazione al comando) ci sono delle belle sorprese, e forse è il caso di cambiare criteri di valutazione, almeno in Italia.
    (ma anche in Svizzera non è che le cose vadano meglio, da una decina d'anni in qua).
    Pensieri tristi, ma insomma.

     
  • At 12/5/08 8:58 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Caro Giuliano, la scuola relativistico-scettica alla quale (pur se colpita da più parti da molti anatemi) mi onoro di appartenere, mi impone l'epoché sui temi che tu menzioni.
    A tale prescrizione mi inchino in realtà ben volentieri precisando però che la conclusione di Aristippo è una di quelle "terze vie" (un po' come l'incipit del capitolo VIII del vangelo di Giovanni per intenderci) più che degne di essere praticate.

    Un saluto a te e a Stefano (del quale non mi dispiacciono affatto né il tono né i temi dei suoi ultimi interventi).

    C.

     

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