akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

06 maggio 2008

730.

Psyche è una fanciulla dinamica che attende di farsi "compiuta" per Eros. Prima di venir dedicata interamente al dio essa gravita a lungo in quel luogo dove l'Amore è spaventoso come la Morte.
Ed è in questo luogo "impervio" che forse in lei si innesta il bisogno di crescita, di aspirazione [e se il vocabolo non fosse troppo "inflazionato" oserei dire quasi di redenzione. (Ma, in fin dei conti, è proprio il concetto a essere fuori luogo, perché non vedo da cosa Psyche dovrebbe essere poi redenta...)].
Quello che è certo è che senza l'attraversamento della morte - in tutti i suoi aspetti - e senza il successivo superamento di essa [e in questo consta forse il pensiero redentivo (che è tutto umano, qui la divinità di Eros non c'entra)] non c'è "compimento", né esaustività per ogni "ricerca".

Comprendo quando si dice (anche per rassicurazione psicologica) "morire per amore". Laddove la morte è tutta palingenetica, tesa al rovesciamento del dolore, alla sua trasformazione in "nostalgia", che del dolore mantiene solo una parte: quella che appare del tutto secondaria al "viaggio" che serve a superarlo.

9 Comments:

  • At 6/5/08 5:26 PM, Anonymous Mapi said…

    L'amore è spaventoso come la morte, perchè l'amore ci proietta in una condizione di precarietà e di fragilità che può essere assimilata alla malattia. Quando si è ammalati si ha timore di morire e al tempo stesso si vorrebbe morire (dicotomia, bisogno di superamento e si redenzione). Ciao Mapi

     
  • At 6/5/08 8:34 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Non sono completamente d'accordo con te, anche se sottoscrivo l'assunto di fondo. Non lo sono nel senso che non sempre quando si è malati è presente un aut-aut simile a quello che tu riferisci; non sempre cioè il pensiero della morte è presente e perseguito. Forse la morte è invocata soprattutto in quelle che definiamo "malattie terminali". Al contrario, in amore accade spesso il contrario: quando cioè si è in "fase terminale" sovente si è anche sul punto di guarire.

    Un saluto, mia cara.

    C.

     
  • At 8/5/08 12:59 PM, Blogger Solimano said…

    L'amore, inteso come desiderio -un modo quindi non riduttivo ma schietto-interviene a volte proprio in presenza di un evento luttuoso. E' una astuzia della natura per ricordarci di essere vivi, finché lo siamo. Per astuzia della natura intendo il come siamo divenuti a causa dell'evoluzione della specie: si tratta proprio di una astuzia, ma non c'è nessun soggetto, nessun Io, conscio di praticarla.

    saludos
    Solimano

     
  • At 8/5/08 2:19 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Sull'idea "evoluzionistica" dell'amore (e su tutto il corollario che da essa deriva) sfondi con me una porta aperta.

    Mi trovo dunque d'accordo con il tuo postulato, anche se non sono ancora del tutto convinta che si possa escludere in tutto e per tutto una certa "volontarietà extra-evoluzionistica" (diciamo così) o, se vogliamo parlare in termini filosofici, "spirituale".

    Su questo sto ancora lavorando d'indagine: qui e nei miei studi giornalieri.

    Forse torneremo a parlarne tra noi, magari in concomitanza con qualche post gemello a questo, che ho già in mente.

    Per ora stammi bene.

    C.

     
  • At 8/5/08 9:32 PM, Blogger Giuliano said…

    Proprio ieri sera leggevo di Psiche nelle prime pagine di "Angeli e insetti" di Antonia Byatt. L'inizio è molto bello, è il primo libro della Byatt che leggo.
    Psiche è anche alla base del Lohengrin...

     
  • At 9/5/08 11:28 PM, Blogger Solimano said…

    Non avevo dubbi sul tuo esser d'accordo con la mia idea evoluzionistica (però senza virgolette) dell'amore. A me interessava soprattutto vedere l'amore (inteso come desiderio)come testimonianza piena di vita esistente. Alla faccia dei troppo amori mortuari, sei cercatori di appoggio.
    Mi ha colpito il tuo saggio uso delle virgolette per la parola spirituale, a questo proposito faccio un discorso che ti parrà strano, ma lo capirai. Ricordi sicuramente che anni fa i giornali erano pieni di articoli sul campionato mondiale di scacchi: Fisher, Karpov, Kasparov... Da qualche anni non succede più. Perché?
    Perché da qualche anno si è verificato ciò che prevedeva una piccola minoranza di cui facevo parte: il computer vince contro l'uomo, fosse pure il campione del mondo. La stessa cosa succederebbe per il bridge, lo scopone scientifico etc. Ma come mai non è ipotizzabile per il poker o la briscola? La risposta semplice è che entra in ballo il mondo emozionale. Ma la risposta è meno banale, ed ha a che fare con la fede illusoria nella libertà umana, che solipsisticamente non esiste. Ma quando si guarda il rapporto con l'esterno: eventi, persone, oggetti, sono tali le possibilità che tutto sembra libero, perché interviene il vero simulatore (invincibile imbroglione) della libertà, altrimenti inesistente: il caso.
    Allora lo "spirituale" ci può stare, perché è quello che a sorte, magari con la benda sugli occhi, estrae la percezione più bella, quella della mela d'oro.

    grazie per l'attenzione, spero non annoiata e faticosa
    Solimano

     
  • At 10/5/08 1:37 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Solimano, non faticosa, anzi.

    Se mi permetti, vorrei inserire una glossa al discorso degli scacchi. Non ho mai capito quest'idea (per me balzana) di far scontrare un uomo con una macchina. Non l'ho mai capita per due motivi, primo: come se la macchina che gareggia con l'uomo non fosse progettata da altri uomini... Oltretutto non mi pare eccessivamente difficoltoso creare un programma strapieno di incontri giocati da scacchisti del passato, in questo modo ogni possibile variante può essere "catalogata" e quindi trovata ed eseguita dai vari Deep Blue di turno... Impensabile dunque che un uomo possa gareggiare in memoria con una specie di Multivac...
    Secondo: non avrebbe molto senso far gareggiare un atleta, fosse anche il più veloce, contro un bolide di F1, anche non guidato da un altro uomo ma - che so? - magari telecomandato. Io proprio non riesco a capirne l'utilità. Che la macchina surclassi l'uomo mi pare del tutto palese. Non abbiamo forse bisogno di macchine per trasportarci nello spazio o per calarci nelle profondità marine?
    Credo sia proprio sbagliato l'assunto. E anche la tua fiducia sul fatto che un computer non possa sconfiggere l'uomo su giochi, diciamo così, più "emozionali". mi pare del tutto mal riposta. Credo che se già non è accaduto è solo per mancanza d'interesse da parte dei programmatori; vedrai che accadrà comunque molto presto.

    Ciao,

    C.

     
  • At 10/5/08 2:19 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Giuliano, un saluto anche a te.

    C.

     
  • At 10/5/08 1:46 PM, Blogger Solimano said…

    Clelia, stavolta siamo in dis-accordo. Ti denunzierò al tribunale della Santa Disquisizione in quanto hegeliana con una nouance di tolemaico.
    E' vero che il formicaio è costruito dalla formica, ma il formicaio e le sue regole la formica non le sa né può comprenderle.
    Idem per l'uomo e l'umanaio. Il che potrebbe portare ad una nuova prova ontologica da far impallidire Anselmo d'Aosta. E ci sarebbe altro da dire, tipo che fra una Ferrari ed un computer la c'è la differenza, ma le regole blogghiere che aulesionisticamente (forse) facciamo nostre ce lo impediscono, ne nascerebbe una discussione O.T. anzi O.T.
    Ma preparati bene, studia con cura i tuoi Autori che prima o poi la faremo, la discussione, magari profittando di un post su un ignaro poeta nicaraguense.

    grazie Clelia e saludos
    Solimano

     

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