akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

05 maggio 2008

729.

Quasi una familiarità di vecchia data si instaurò tra noi, da subito; come se ci conoscessimo da sempre, e invece c'eravamo appena incontrati. Mi sono sempre chiesta perché. Nessuna logica, nessuna risposta.
Mi parlasti di anime morte, di contorte teorie su chi eravamo stati, su ciò che avremmo potuto/dovuto diventare. Confesso che non ti ascoltai, che andai al di là di quelle bizzarre farneticazioni. Mi interessavano i tuoi occhi, solo quelli. C'ero inciampata sopra, letteralmente, e non ce la facevo più a staccarmi dal loro grigio intenso.
Poi, improvvisamente, l'acqua. Provvidenziale, opportuna, necessaria.
La tua presa forte. Il taxi, la serata, il piano.
Tutto il resto.

[Magari ti correrò incontro. Quando niente e nessuno mi potrà fermare; non la nebbia, non il tempo, non i luoghi "del desiderio o della polvere". E poi che me ne importerebbe? Quale barriera può scontrarsi con il nulla che mi porto dentro? Nulla contro tutto: vince il nulla, perché non ha bisogno di niente per alimentarsi. Per vivere, per sperare.
Correrò più veloce che posso, mi sentirò libera, mi sentirò sicura. Il tempo si farà da parte, lo spazio si restringerà fino ad accogliermi.
Ci sarai dall'altra parte?
O tornerò indietro da sola nella notte che da allora mi accompagna?]


Qui c'è ancora lo stesso vento. C'è a tutte le ore, soprattutto di notte. A volte solo un soffio, che spegne appena il silenzio. Altre volte impetuoso rumoreggia e percuote i vetri fin quando non esco sulla veranda a dargli ascolto.
Mi porta voci, come ogni buon araldo che si rispetti..
Dopo tanti anni sono tornata ad ascoltarlo. Le sue storie sono intense, malinconiche, spesso incomprensibili.
E così, giorno dopo giorno, mi perdo nel vento, scrivo nel vento, parlo nel vento come a un messaggero. Se vuole, lui saprà che farne dei miei silenzi e delle mie parole.

°

7 Comments:

  • At 5/5/08 9:45 AM, Anonymous Anonimo said…

    Il vento soffia dove vuole, Clelia.

    Ed io, ogni volta che ti leggo, penso che tu dovresti mettere come tua immagine icastica "Angelus Novus'di Paul Klee commentata da Walter Benjamin.

    Pasquale
    www.fulminiesaette.it

     
  • At 5/5/08 11:51 AM, Anonymous maria said…

    La famigliarità è una dato di fatto che accomuna certi incontri, anzi, l'Incontro; nessuna spiegazione, quasi sempre un timore sincero eppure tranquillo che ne corona l'incanto. Non uso volentieri l'aggettivo fatale, ma per quanto ho potuto constatare (a mie spese) si addice parecchio a quel tipo di famigliarità.

     
  • At 5/5/08 10:24 PM, Anonymous Annalisa said…

    Cara Clelia,
    le tue parole trovano nei versi di Vecchioni un suggello struggente.
    (e pare di sentirlo, quel vento...)

    Un abbraccio

     
  • At 6/5/08 10:49 AM, Anonymous Anonimo said…

    in esclusiva per la prima volta in Italia il nuovo racconto dello scrittore argentino Hernàn Casciari!
    solo su
    www.attentamente.com

     
  • At 6/5/08 1:44 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Pasquale, bella la tua idea iconografica.

    Maria, hai ragione. Anch'io sono restìa ad affidarmi alla "sfera del destino", seppure ne riconosca un certo fascino (più letterario che umano, però).

    Annalisa, grazie.

    Un saluto a voi,

    C.

     
  • At 8/5/08 5:32 PM, Blogger jomarch said…

    questa citazione vecchioniana mi manda in sollucchero.

     
  • At 8/5/08 9:19 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao cara Jo.

     

Posta un commento

<< Home