akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 maggio 2008

726.


Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità...
Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d'aver disimparato la voluttà dell'estraneità e immaginarci di fare chissà quali meraviglie dividendo l'uragano dell'amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l'altro.

1 Comments:

  • At 2/5/08 4:30 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia, mi è capitato di soffrire per una donna, ma forse è stato ancor peggio aver letto
    l'Uomo senza qualità; forse si potrebbe dire che L'uomo senza qualità e la donna sono la stessa cosa come il mare e la donna per Magris quando scrive: "ho amato il mare più della donna, prima di sapere che sono la stessa cosa".

     

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