akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

29 aprile 2008

722.

Della filosofia amo non solo le asserzioni - seppure io le persegua e le incalzi - ma anche (o soprattutto?) le possibili falsificazioni (che comunque sono suscettibili a loro volta di nuove falsificazioni, in un processo di "opinioni" pressoché infinito).
Diverso è il discorso per la scienza, dove l'esperimento è il limite di ogni teoria.
Nel primo caso la teoria non conclude un percorso; nel secondo, invece, la pratica cristallizza una forma del conoscere, qualunque essa sia (nel senso che mi è concesso di avere immediata certezza del fatto che una determinata speculazione abbia davanti a sé una strada percorribile "fattualmente", oppure no).
L'aut-aut, dunque, nel senso di scelta obbligata tra due possibilità, è solo nella scienza.
E questo mi conforta.

7 Comments:

  • At 29/4/08 9:40 AM, Blogger Giuliano said…

    "Palomar" di Calvino è un libro bellissimo. Vai avanti come meglio ti sembra: io ogni tanto arranco, ma poi arrivo.
    Però pensa che oggi quelli che negano anche l'evidenza sono quelli che hanno più successo...
    (che Darwin e Linneo avessero intuito le cose giuste lo sta dimostrando la mappatura del DNA: questi seguono i processi, guardano i telefilm dei RIS in tv, dibattono sulle staminali, e non se ne accorgono neanche).

     
  • At 29/4/08 11:16 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Giuliano caro, io vado avanti, ma tu non fare troppo il modesto.

    C.

     
  • At 29/4/08 1:48 PM, Blogger Giuliano said…

    Cara Clelia, purtroppo quando dico queste cose guardo anche in casa mia (non intendo il blog!)...

     
  • At 1/5/08 10:28 PM, Blogger Solimano said…

    Concordo con le tue parole, facendo una estensione polemica -non con te.
    La situazione di aut-aut, proprio come scelta obbligata fra due possibilità, si presenta spesso anche al di fuori della scienza, ad esempio in iconologia, epistemologia, psicanalisi, filologia etc
    Solo che l'abitudine al non riconoscimento della falsificazione è tale, che questioni definite (proprio come aut-aut)continuano ad essere tenute aperte per motivi che intuisci.
    Un esempio (ma ne potrei fare tanti): le sculture false di Modigliani trovate nei canali di Livorno. Tutti i grandi nomi a gridarne l'autenticità (Argan, Brandi etc). Quando Federico Zeri intervenne con decisione, parlando di falso palese, tutti zitti. E tacquero anche quando i tre simpatici ragazzotti si presentarono in televisione con gli attrezzi e mi pare anche con un Modigliani in corso di realizzazione.
    Conclusione. Non continuiamo a ghettizzare la scienza dicendo che l'aut-aut è solo affar suo, le falsificazione può essere un utilissimo strumento di igiene culturale. Ma è l'atteggiamento preventivo il busillis: allo scienziato interessa in primis sapere come stanno le cose, poi prevalere, a chi scienziato non è interessa prevalere, poi ancora prevalere. Naturalmente con le lodevoli eccezioni, che sono, appunto, eccezioni.

    grazie e saludos
    Solimano

     
  • At 1/5/08 11:07 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Capisco il tuo assunto e lo sottoscrivo.

    Riconosco che l'aspetto scientifico, tra tutti i tipi di ricerca, è quello che ha l'approccio più "materialistico" (lo scienziato parte infatti, assai spesso, da una "verificazione" - se mi passi il termine - piuttosto che da una falsificazione delle proprie scoperte).
    Credo però che sia giunto il tempo in cui ognuno si occupi (bene) del proprio ambito, piuttosto che dare patenti di "abilitazione" ad altri.
    Voglio dire, uno scienziato non si mette a spiegare a un filosofo quelli che a lui potrebbero sembrare gli aspetti infondati dello spirito. Non ci pensa e basta.
    E allora perché a scienza è oggi attaccata da più parti (politica, etica, teologia) su temi per i quali chi recrimina ha spesso scarsa o addirittura nessuna competenza?
    L'ho scritto e lo ripeto: perché siamo pronti a scambiare qualche remissione spontanea di malattie - anche gravi - per miracoli, mentre invece non riconosciamo valore a chi questi miracoli li fa giornalmente in laboratorio?
    E anche se prendessimo per buone le poche decine di casi di miracolati, che dire dei milioni di individui salvati da Alexander Fleming e dalla sua scoperta?

    Ciao caro,

    C.

     
  • At 5/5/08 11:51 PM, Blogger mazapegul said…

    Mi viene in mente l'opposto atteggiamento di Galileo e Newton riguardo al rapporto tra scienza e fede. Galileo proponeva, sensatamente, di salvare capra e cavoli lasciando da parte l'interpretazione letterale del Vecchio Testamento; Newton cercava invece di tenere unito il tutto, entrando nel discorso teologico col bisturi della scienza (e viceversa). Un aspetto comune ai due è la consapevolezza che di queste cose è pericoloso trattare. Galileo, entusiasta, lo scopri a posteriori. Newton, semplicemente, non pubblicò nulla al riguado (e solo da pochi decenni sappiamo, per esempio, della sua critica al dogma trinitario).
    Curiosamente, Galileo rifiutò l'influsso della Luna come causa delle maree perchè una forza a distanza gli ripugnava come metafisica. Newton fu, come dire, più "laico".

     
  • At 5/5/08 11:51 PM, Blogger mazapegul said…

    Mi viene in mente l'opposto atteggiamento di Galileo e Newton riguardo al rapporto tra scienza e fede. Galileo proponeva, sensatamente, di salvare capra e cavoli lasciando da parte l'interpretazione letterale del Vecchio Testamento; Newton cercava invece di tenere unito il tutto, entrando nel discorso teologico col bisturi della scienza (e viceversa). Un aspetto comune ai due è la consapevolezza che di queste cose è pericoloso trattare. Galileo, entusiasta, lo scopri a posteriori. Newton, semplicemente, non pubblicò nulla al riguado (e solo da pochi decenni sappiamo, per esempio, della sua critica al dogma trinitario).
    Curiosamente, Galileo rifiutò l'influsso della Luna come causa delle maree perchè una forza a distanza gli ripugnava come metafisica. Newton fu, come dire, più "laico".

     

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