akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

28 aprile 2008

721.



Non c'è nulla che duri per sempre
in questa vita spietata.
Neppure le nostre sofferenze.

Charlie Chaplin
My Autobiography

8 Comments:

  • At 28/4/08 1:09 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Super Clelia, mica mi starai diventando come il Calvino in Palomar, lì c'era un telescopio
    qui (in te) c'è un microscopio fisso sulle tue acciaccature dello spirito.
    ...E il cuore non muore quando sembra che dovrebbe (C.Milosz)

    Oggi sono uscito dal dentista con la parte sinistra del viso completamente addormentata, sembravo a me stesso un altro, sono andato in libreria (ho acquistato l'autobiografia del grande e originale Rezzori, appena uscita) e poi in farmacia per l'antibiotico, parlavo con la bocca sghemba, specchiandomi in macchina ho notato il viso mutato, come in una novella di Pirandello, un viso obliquo, sofferente ma contento.
    Magris dice che si può e si deve essere contenti anche in fila alle poste, l'umanità è inesauribile (e non lo sa),
    oggi dopo un'anestesia ero contento. Nel pomeriggio avrò di nuovo la mia faccia, una espressione più regolare, un nuovo umore.

    Sofferenza soffocante in una parola si potrebbe dire "soffocanza"

    Clelia, se sorridi mi sei più simpatica (già, ti vedo...da lontano),
    la tua prospera austerità (come direbbe Florenskij), la tua idea fissa, celeste e cocciuta del patema d'amore è un bel fardello
    (così come le mie tiritere....)
    però - capperi - oggi sorridi sorridimi, sorriditi, sorridici.

    Ciao

    Domenico Fina

     
  • At 28/4/08 2:04 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Domenico caro,

    oggi sei particolarmente brillante.

    Non preoccuparti, sono i postumi del protossido d'azoto (qualora il tuo odontoiatra lo usi) o dell'adrenalina contenuta in buona parte nell'anestesia locale.

    Ti passerà, purtroppo.

    C.

     
  • At 28/4/08 3:00 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    Clelia palomerosa (come neologismo oggi ti si addice), l'effetto dell'anestesia finisce e il dolore del dente (anzi della gengiva) acuisce. Ho comunque un carattere
    da "epica del quotidiano" e se mi passa una contentezza non vuol dire che arrivi di botto un dispiacere, per combinazione nel libro di Rezzori che ho appena comprato riconosco subito lo stile mirabile di questo anomalo scrittore e mi fa da balsamo.

    Quando racconta di essere nato in un calesse in cammino perché le buche avevano accelerato il suo venire al mondo, e sulla nascita scrive:
    "Mi seduceva il rovesciamento del mito goethiano del re degli Elfi. non la morte attende al termine del viaggio notturno, bensì la vita. Si dissipano le nebbie, fa giorno, ovunque chiarezza...O anche l'aspetto piattamente biologico: la versione, ridotta a nove mesi, di quell'oscuro cammino di trilioni di anni dall'organismo monocellulare attraverso la creatura anfibia fino al vertebrato e alla stazione eretta, fino all'essere umano; il più dubbio prodotto della creazione".

    Rezzori sapeva scrivere perché sapeva pensare e sentire in modo libero, come era per Aleksandr Herzen. Entrambi aristocratici, prima che nello status, nell'animo
    leggiadro.

     
  • At 28/4/08 3:04 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    (correzione) Il neologismo era
    palomarosa (da Palomar), ma forse palomerosa può andare anche meglio. Ciao.

     
  • At 28/4/08 3:22 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Accetto i neologismi e ti auguro un buon decorso post-intervento.

    Quanto alla "leggerezza aristocratica", tutto dipende dalla zavorra che si è disposti a gettar via (o a non imbarcare), piuttosto che dall'animo in sé (sempre così volubile) o - men che mai - dallo status (che, prevalentemente ereditario, non ha carattere originale, e quindi è in perenne rotta di collisione con la spontaneità).

    Stammi bene.

    C.

     
  • At 28/4/08 4:16 PM, Anonymous Domenico Fina said…

    E' un campo molto vasto come diceva il padre di Effi Briest a sua moglie.

    ...comunque nella zavorra che si è disposti (giocoforza) a gettare via sta il carattere di una persona e il "valzer degli addii" della vita, vita che merita sempre di più delle nostre impuntature.


    La battuta bella e giusta sta nel film di Troisi, Scusate il ritardo. Quando Lello Arena innamorato inconsolabile chiede al suo amico Michele (Troisi): Michè Michè ma è meglio un giorno da leone o cento da pecora, Michè Michè !! (insiste e grida sempre più)

    (Troisi): ...Facimme cinquanta da orsacchiotto



    Stammi ancor più bene

    D.

     
  • At 28/4/08 9:35 PM, Blogger Valentino said…

    meno male

    ciao

     
  • At 29/4/08 11:15 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Ciao, Vale.

    C.

     

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