akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

27 aprile 2008

720.

Sono solidale con ogni farfalla che muore, attratta dal fuoco vivo di una lampada accesa sul tempo che è stato; sono fraternamente partecipe dell'insonnia dell'uomo cui la medesima lampada serve per leggere l'ultimo brandello del romanzo di quella vita che un tempo fu sua, e ora non sa di chi sia; sono io - infine - che cercando il filo di una pace che vada oltre i confini del rimpianto, mi scopro a regalarti ciò che resta.

[Che poi è meno di quanto io abbia realmente,
ma è ben di più di quanto tu voglia da me].

3 Comments:

  • At 27/4/08 6:16 PM, Anonymous peppecrescenzi said…

    Ragazza tu scrivi da Dio!

    peppe

     
  • At 27/4/08 7:29 PM, Anonymous Anonimo said…

    Come riesci, cara Clelia, a sondare le profondità della malinconia senza rimanere in debito d’ossigeno e ad occhi sempre aperti? Dove si impara la lucidità di pensiero quando ancora si soffre così tanto per amore e la garrota dei nodi linfatici stringe la base del collo? Deglutisco, provo a bere un sorso d’acqua, ma il mio magone non scende.
    Però imparo dalla dignità delle tue parole e spero di non perdere la mia nello scrivere quello che ho appena scritto.

    Barbara

     
  • At 27/4/08 8:01 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Il fatto, Barbara cara, è che non s'impara mai, ci si prova e basta.
    E i risultati (com'è intuibile) sono alterni.

    Stammi bene.

    C.

    P.S. Un saluto anche a te, Peppe.

     

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