akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

16 aprile 2008

711.


...sempre a credere in quello che puoi credere,
e ciò che non è lecito sperare
evitarlo, compagno diseguale,
saperlo colpa.

O fine di ogni mio amore, vieni
(dopo nessuno più mi accenderà)
prova i motivi con la cara voce.
Che nero di pensieri. Il canto farà bene.

Quinto Orazio Flacco
Carmina, IV, 11, 29-36
versione di Enzo Mandruzzato

3 Comments:

  • At 16/4/08 5:10 PM, Blogger Giuliano said…

    Che cosa è lecito sperare, cara Clelia? Beate te che puoi rifugiarti lontano, tirarti fuori... Almeno questo si può fare, non è molto ma aiuta (trovare conforto nella poesia, e negli affetti).

     
  • At 16/4/08 9:29 PM, Blogger Clelia Mazzini said…

    La tua domanda pare semplice, ma in realtà cela in sé notevoli insidie.
    Non possiedo soluzioni, ma - filosoficamente parlando - solo dubbi.

    Francamente non so se considerarmi "beata", la via della fuga non è sempre la scelta migliore, però a volte è l'unica scelta. E io, quando è necessario, la pratico sempre.
    E' una questione, diciamo così, "conservativa" (assolutamente non conservatrice, però...).

    Stammi bene,

    C.

    [P.S. Qualora non lo conoscessi, ti consiglio la lettura del testo sotto il link]

     
  • At 17/4/08 9:43 AM, Blogger Giuliano said…

    Cara Clelia, "beata te" è solo una di quelle frasi fatte che si usano senza pensarci... Il desiderio di scappare e nascondersi alle volte è forte, poi la realtà è quella che è e non la si può evitare.
    Grazie per la risposta.
    Giuliano

     

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