akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

03 aprile 2008

694.

Occorrono grande forza e lealtà per interpellare le nostre convinzioni più tenaci, le nostre tesi più sicure, per farne trasparire all'improvviso tutta la loro stupefacente incertezza e levarsi quindi, nell'horror vacui di un'inquieta domanda che ci confermi chi siamo, verso quelle che, impietosamente, sappiamo essere le asprezze dell'ignoto. Se fossimo capaci di conoscere a fondo tutto il raccapriccio provocato da questa inquietudine, saremmo forse capaci di riderci sopra, almeno per un istante: percepire la penosa inconsistenza di tutto quel complesso di elementi che chiamiamo "vita quotidiana", schiudere di conseguenza un'infinità di altre possibilità che erano state mascherate per far sembrare inevitabile "quella" vita in sé. Se fossimo capaci di questo, tutto allora potrebbe palpitare di un'inarrestabile contentezza alla vista di tanta presunzione, di tanta prepotente ed egoistica cecità. Potrebbe scaturirne, forse, l'angosciata ironia di Leopardi, oppure l'irridente disprezzo di Cioran, magari persino la nobile sufficienza di Wittgenstein. Chi lo sa.
Il problema vero però è che, per giungere a delle conclusioni simili, occorre sentirsi davvero in bilico, percepire il crollo di strutture secolari che cadono a pezzi intorno a noi, mentre noi restiamo al centro di un tutto indefinibile. L'azzardo è quello di pregiudicare per sempre la propria stabilità, persino la propria sanità mentale. Eppure tutto questo non è ancora sufficiente; per arrivare a esiti che rovescino diametralmente uno stato di disagio sociale cronico, è necessaria anche una notevole dose di estro, ma, prima di ogni cosa è obbligatorio prendersi sul serio. Non si può infatti giocare d'azzardo con la vita senza mettere in gioco noi stessi.
L'audacia non serve a niente se non c'è niente di rischioso da affrontare.
E da che mondo e mondo, come ci insegnano i filosofi, non c'è nulla di più pericoloso da affrontare se non la vita.
Soprattutto alla luce del suo ineluttabile esito.

4 Comments:

  • At 3/4/08 2:33 PM, Blogger Capitano Nemo said…

    Ciao Clelia, difficile camminare sull'orlo del baratro, senza cadere, certo si può uscirne rafforzati, ma anche stremati, è una lunga lotta che rivive ogni giorno, tra il lasciarsi andare ed il voler rimanere aggrappato ad ogni costo...
    è un piacere leggerti.
    Ciao

    Capitano Nemo

     
  • At 3/4/08 10:09 PM, Blogger draculia said…

    Ho sempre sentito il Wittgenstein delle Ricerche Filosofiche molto vicino. Un abbraccio cara
    Cristina

     
  • At 4/4/08 3:14 AM, Blogger Clelia Mazzini said…

    Grazie Nemo.

    Cristina, condivido e ricambio le tue "vicinanze".

    C.

     
  • At 4/4/08 11:56 AM, Blogger dreca said…

    audacia e rischio corrono insieme, vero. cambiare le proprie idee presuppone il rischio e necessita di audacia.
    dreca

     

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