akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 aprile 2008

692.

Conosco i libri del "buon risveglio" e quelli del "buon riposo".
Cerco di passare leggera fra il tempo che loro scandiscono nelle mie giornate, per non turbare quelle parole, gli istanti che ne derivano.
Ne ho qualcuno prediletto, non molti, ma sufficienti per coronare di un sogno continuo la vita che vorrebbe correre troppo velocemente verso il varco che tutto disfa.
Alcuni, pochissimi, sono recenti; altri, invece, ben più lontani nel tempo e nello spazio.
Fra questi ultimi ce n'è uno che più di ogni altro affiora fra le pieghe quiete di ogni risveglio e di ogni abbandono.
Oggi le sue parole mi hanno accolta così:

Io già sento primavera
che s'avvicina coi suoi fiori:

versatemi una tazza di vino dolcissimo.

L'autore è Alceo, la versione è di Quasimodo, e formidabile è la pace che - grazie a loro - mi resta.