akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

02 aprile 2008

691.

Gli studiosi ci dicono che la geografia è venuta prima della filosofia e della storia. La misurazione della terra secondo lo spazio - e la sua descrizione geografica - di conseguenza la sua presa di possesso, la sua percorribilità mentale, prima ancora che fisica, anticiparono la speculazione filosofica e la narrazione storica, che si fondano proprio su quelle prime misurazioni. Il più antico mito greco, quello del labirinto, rappresenta il tentativo della geometria e della geografia di contenere il disordine del mondo organico e della natura in uno spazio complesso, ma misurabile.
Non diversamente agiscono ancor oggi la letteratura, la storia, le scienze umane. Quando Italo Calvino vuole definire i compiti istituzionali della scrittura è all'immagine della mappa che ricorre, questo figlio di scienziati e mente scientifica egli stesso. La scrittura come tentativo di tracciare e aggiornare le carte dell'esperienza umana, dei paesi di confine, la cui fama di mistero o di terribilità non esclude ma anzi impone il dovere della ricognizione. Identico nel cartografo, nel letterato e nello studioso¹ è il procedere per tentativi, per esperimenti, approssimazioni, senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà di una ricerca che non può fermarsi.


¹ [E anche nello scienziato, mi permetto di aggiungere]. C.M.