akatalēpsía

o degli infiniti ritorni

29 marzo 2008

681.

Sono qui, ferma, a dispetto della pioggia.
Sono nel luogo dove giocammo il nostro esistere insieme, le nostre inclinazioni al bene, le nostre sicurezze.
Non c'è traccia esteriore di rovine; quelle sono tutte dentro e - curiosamente - non hanno fatto rumore nel cadere.
Mi stupisco di quanto mi adoperi a pensarti, a ricordare quella luce che, da un luogo apparentemente inaccessibile, scaturiva facendosi spazio tra metafore di vita e sensazioni.
Un pettirosso si arruffa fra rami di sogno, poi segue una pista in cielo che solo lui conosce, mentre io rientro calpestando l'erba, figlia di quella che forse anche tu calpestasti per venire ad incontrarmi, quel primo giorno di febbraio.
Basta solo questo a farmi dimenticare ogni offesa del destino, ogni desiderio inespresso, ogni appuntamento mancato.
Basta solo questo a dare forma all'umanità che ancora ospito in me, forse mio malgrado; a quella gioia malinconica di cui ti parlai un tempo e di cui - senza che tu più mi senta - io ti parlerò di nuovo. Prima o poi.